INIZIATIVA CARTESENSIBILI …ci incontriamo in questa piazza- aprile 2020

cooper & gorfer – UTOPIA or The Mistake of the Intellect

 

INIZIATIVA CARTESENSIBILI …ci incontriamo

in questa piazza di carta sempre sensibile

https://cartesensibili.wordpress.com/2020/04/06/iniziativa-cartesensibili-agli-autori-e-ai-lettori-che-vogliono-partecipare-ci-incontriamo-in-questa-piazza-di-carta-sempre-sensibile/

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Ho sentito e seguito Cartesensibili, fin dalla sua nascita, una vera e propria piazza. La virtualità permette di estendere il suo spazio e ogni sua singola impronta per misure altrimenti impensabili, in tempo reale. Qui ci sono creature che entrano contemporaneamente dall’America Latina e dal Giappone, dalla Spagna alla Germania, partecipando in un modo o nell’altro, con proposte o commenti.
In un momento così difficile da tutti i punti di vista, una forzata distanza accentua la preziosità della virtualità, lo ammetto da preistorica quale sono, ma imprime di più il significato della fisicità relazionale, della necessità etica di una propria esposizione, di una nominazione che non si erga in autoreferenzialità ma si carichi di responsabilità per ciò che siamo, per il luogo in cui siamo, per ciò che diciamo, per il lavoro che offriamo. Credo che la radice della poesia sia la sua oralità. Il ritmo del suo corpo è vocale.
Questo progetto ci raccoglie dunque qui in una stessa piazza, che è terra senza confini e muri, senza barriere architettoniche, razzistiche e elitarie.
Qui con tutto il nostro corpo, con la consapevolezza dell’io e del noi, e dello spazio specifico dentro cui lo apriamo. La nostra voce nel canto spiga e ci porta alla comunità in un coro di bellezza e di civiltà.
Dire il proprio nome e cognome a voce alta e da dove si canta non è autoritrarsi, ma un gesto politico e artistico in cui si compie un mosaico geografico e esistenziale concreto, che renda il peso cantabile, non contabile, dell’intera comunità.

Anna Maria Farabbi
per cartesensibili

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Nota: tutte le tracce inviate si possono ascoltare anche nella pagina SoundCloud di cartesensibili: https://soundcloud.com/cartesensibili

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weng fen

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Non è facile nel tremendo frastuono delle nostre città, in cui non un momento abbraccia il silenzio e il vuoto è l’abisso da fuggire perché in esso si può aprire la domanda fatale, quella che ci fa vacillare: -Dove corri?-
Si scappa dalla guerra, da un assassino, da qualche animale che vuole assalirci ma la cosa più difficile resta la fuga da se stessi contro cui abbiamo escogitato azioni costose e spesso inutili. Alla fine, arriva il momento della fine e là, sulla soglia in cui niente è risaputo solo una domanda è chiara:- Dove corri? Non senti che il cielo è già dentro di te e tu sei intero?-

quanto
quanto filo ho tessuto
quanto
quanto ho annodato
anno dopo anno
di attimo in attimo
quanto quanto amore
quanto ho legato all’amo
quanto sì quanto
ogni quanto di luce
gli ho donato

f.f.

Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa e tutti i lettori che parteciperanno a questo incontro aperto.

25 Comments

  1. Subito a caldo, dopo aver ringraziato ancora una volta tutti i poeti che si sono riuniti su questa piazza. L’intreccio delle voci e i luoghi, che spesso affiorano come fotografie sgranate e che restituiscono bene questa idea di realtà quotidiana deformata. Mi ripropongo di riascoltare tutti e di provare a entrare in dialogo con voi con riflessioni sulle voci singole e sull’impatto del coro.

  2. L’impaginazione non programmata seguendo una trama prestabilita, ha voluto che all’inizio della piazza ci fossero gli spazi aperti del mare , con le testimonianze di Anna Maria Farabbi e Loredana Magazzeni. Ma più che un’aspirazione giustificata da questi due mesi di reclusione – il mare, la sua apertura infinità, il suo essere totale libertà – nelle prime due voci c’è il richiamo a non dimenticare quello che sta succedendo al di fuori del notiziario sul virus: Anna Maria parla di “ultimi proprio ora che pensiamo di essere noi gli ultimi” e Loredana, sulla spiaggia di Lampedusa afferma che non si può “contenere la speranza entro reti invisibili” e che se c’è qualcuno di troppo al mondo allora lo siamo tutti. La sua immagine dell’ “alveare comune” potrebbe benissimo anche rappresentare una descrizione della piccola comunità che qui si è costituita. Dal fondo del mare si alza, parafrasando Anna Maria, un canto contrario in cui ci riconosciamo tutti. Il mare ha questa vocazione di unire voci lontane. Spero che possa portare in questo spazio quelle di tutti i poeti presenti.

  3. Di fatto, anche Piazza Tolmezzo a Milano (data la presenza della metropolitana e la vicinanza della stazione di Lambrate) è un mare, o meglio un approdo. E’ un piccolo mondo a sé, ma fuso nella città, dove si mischiano tutte le razze. E’ questo, semplicemente, che io volevo esprimere. Le razze diverse, che ci ricordano anche – con un piccolo sforzo – come eravamo.

  4. Bellissimo! mai fermi ed in continuo ripensarsi. Questo incontro di voci è struggente. Non ho saputo, non ho potuto unirmi, ma lo farò appena ritroverò più forza e non solo un ricordo che si ripete ogni volta che comincio a scrivere, come se non ci fosse altro nella mia mente. Grazie

  5. E’ interessante notare che invece le ultime due testimonianze del percorso, quelle di Chicca Morone e Fernanda Ferraresso, ritornano agli spazi chiusi, la Gran Madre di Torino e l’appartamento di Padova, ma in una dialettica che rilancia lo sguardo verso l’aperto. Nella poesia di Chicca Morone i fantasmi dei morti che non hanno ricevuto una sepoltura in un luogo sicuro mi riporta alla tematica foscoliana dei sepolcri, ma anche ai riti funebri sospesi in questo tempo di epidemia. La testimonianza di Fernanda si conclude con “il cuore sprofondato nell’anarchia che ribatte l’unico tempo possibile”. Penso all’aritmia dettata dall’ansia per i nostri giorni rinchiusi, ma anche a un gesto possibile di ribellione non legato alla rigidità del pensiero, ma alla pressione dei sentimenti.

  6. Finalmente mi sono sentita come se avessi davvero potuto viaggiare, ritrovarmi in luoghi in cui mai ero stata, rivedere posti a me noti. Grazie a tutti!

  7. grazie per questa esperienza magnifica di così tante voci e tante sensibilità. si viaggia anche così, si ama anche così. grazie

  8. Ho ascoltato tutte le voci insieme, con la durata di un tempo che adesso ci scorre lentissimo e ci fa scoprire un presente quasi consistente ( a dispetto di Carlo Rovelli!). La piazza c’era, le fisicissime voci, alte e basse, delicate, forti, timide, imperiose erano tutta la gente intorno, e la gente diversa, chi con il suo sguardo interiore, chi rivolto all’intorno naturale o disnaturale, chi proteso alle grandi sofferenze che gli uomini sanno infliggere, chi in speranza, chi perplesso. Come deve essere una piazza, e la gente che essa può abbracciare tutta, tutta accettata, tutta ascoltata. La poesia, sì, è bellissima se detta, e detta con la voce, il timbro, l’accento di chi l’ha fatta uscire da sé. Ha la fisicità del respiro, la sorellanza con l’aria, ondeggia alta e bassa come un mare. Forse dovremmo pensare di più a questa oralità, in gran parte persa. Perché non credo che i 10 minuti concessi ad un autore, incalzato dal tempo, in un qualche festival, peraltro trasmesso da microfoni distorsivi, siano l’oralità. Se non si può certo tornare al tempo degli aedi ellenici, né dei giullari cortesi, però varrebbe la pena pensare a cosa, a noi, potrebbe essere possibile. Questa piazza, ad esempio, è stata una sorpresa per me. Non amo le ripetizioni. Amo le invenzioni. Paolo Gera, lo so, non scherza quanto a capacità di inventare. E Anna Maria può immaginare in modo sbalorditivo. Perché non anche tu, Fernanda? E tu Vittoria? E tu, Fabrizio?e tu, e tu, e tu… C’è stato un tempo che giovani utopisti ( e a volte scapestrati) gridavano NELLE PIAZZE: “la fantasia al potere”!
    Grazie, Paolo, grazie ANNA Maria, grazie Fernanda…
    Milena Nicolini

  9. Grazie Milena! La piazza di cartesensibili non è una rassegna ma un intreccio di voci. Per i monologhi c’è Hyde Corner, ma in una piazza ci si scambia opinioni e punti di vista. Ringrazio Carlo Tosetti, Enea Roversi, Sandro Pecchiari e Lavinia Frati. Ma adesso sotto a chi tocca!

  10. Chiedo ad Anna Maria, Fernanda e Paolo perché il mio contributo è l’unico che non appare nella pagina: sono certo che si sia trattato di una svista in fase di impaginazione. Un cordiale saluto

  11. Caro Enea,molto probabilmente è “saltato” , anche se era stato immesso, visto che nella tag c’è il nome. Ho provveduto a riaprire tutto il lungo articolo e a ricaricarlo. In ogni caso in soundcloud è udibile insieme con tutti gli altri. Chiedo scusa per il disguido e ringrazio di nuovo per la partecipazione.

  12. Cara Fernanda, non c’è nulla di cui scusarsi, ci mancherebbe, anzi ti ringrazio per la tua pronta risposta e grazie ancora a voi tutti per avermi invitato a partecipare. Un caro saluto e a presto

  13. ciascuno di noi ha condiviso la piazza come terra concreta di incontro baratto ponte di voce e ascolto. In questa lavagnetta virtuale questa scelta artistica sociale culturale politica ricostituisce e testimonia la necessità di scendere in piazza cantando un noi aperto dialogante
    .

  14. Vorrei ringraziare le persone che hanno contribuito a questo progetto e soprattutto coloro che lo hanno ideato.E’ molto rassicurante cullarsi nel pensiero che una breve registrazione possa almeno per un momento influenzare una persona(si spera). Vorrei dare luce sulla poesia che probabilmente mi ha colpito di più ovvero “Lungo il Po” di Simonetta Longo che trovo riesca ad evocare perfettamente un pensiero universale pur attenendosi ad un contesto che rende il tutto personale e vi dona un senso di spontaneità che trovo necessaria nella poesia in generale.

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