PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: La grande festa a ballo prima dell’esplosione silenziosa

 

 

E mentre mi chiedo come possa un corpo invisibile stendere nei letti migliaia di membra, togliere il respiro e chiudere gli occhi nelle bare, capisco, come tanti, che il nostro quotidiano è di colpo diventato Altro. È a suon di decreti, proclami, arresti, riprese, chiusure, bollettini. Numeri in crescita esponenziale. Solo camion nelle strade. Stato di emergenza. Tutti giù per terra. E scatto foto alle gemme dirompenti di una strana primavera, non quella maledetta del sogno erotico di Goggi cantante, quella con le strade solitarie, e i ponti che non legano rive e gli aerei negati, e i treni che sfrecciano vuoti. Forse tra qualche anno, rivedere le foto di questi giorni risveglierà in noi quel feroce stridore percepito tra la bellezza delle giornate in fiore e il nemico invisibile che ha una falce tagliente e ci fa sentire più soli di quel che siamo di fronte alla morte. 

Ma nella foto non si vede niente.

.

 

 

.

Da piccoli, l’Essere Invisibile e Onnipresente che abbiamo imparato a conoscere era quello disegnato nelle pagine del catechismo. Davano a lui le caratteristiche base e noi, con l’immaginazione, lo arricchivamo con una varietà di dettagli. Dio con l’aureola o senza, con gli occhi azzurri o senza, nella luce comunque e con la barba bianca. L’Essere divino, buono, non certo quello medievale: terribile giudice. A lui, in contrapposizione netta, il Diavolo, dotato di corna e zoccoli, Rosso come il fuoco. Il male, anche lui invisibile e onnipresente. Ancora medioevale.

Oggi nel mio quotidiano stravolto, ritorno a quelle immagini di fede infantile e penso a questo nuovo essere che si frappone tra noi e quello in cui crediamo, un essere che ha le rotondità di una navetta spaziale, con strani spuntoni spugnosi, dotato di colori vivaci da schermo quattro kappa, un essere che risveglia paure antiche. Viene da un altro mondo? O l’ha generato il nostro? Il Covid-19 è invisibile e onnipresente, ma rispetto agli altri due Esseri, Dio e Diavolo, è continuamente mutabile. In metamorfosi incessante. Non lo vediamo, lo immaginiamo, vorremmo catturarlo. E lui continua a fare il suo lavoro di virus. Instancabile. Attacca. E in molti casi. Vince. Ma noi resistiamo.

.

 

.

E allora? Torno Al prima. Voglio raccontare quel che è stato, invocarlo per ridargli vita. Torno Al prima dei giorni che stiamo vivendo, Al prima dell’esplosione silenziosa, Al prima delle case-prigione a guardare, dietro i vetri delle finestre, le nuvole sfrangiate e pensare che “non siamo noi che abbiamo fatto il cielo” 1. Al prima del sole crudele di oggi, allora c’era una vita diversa, non tutta da rinnegare. Momenti di gioia, scoppia di risa, nella vicinanza dei corpi, nel ritmo della musica, momenti che paiono lontani, appartenenti a un tempo che quasi non mi pare di aver vissuto. Il tempo del ballo. Che tornerà. E ne sono certa. E dico grazie a El filò di Padova che lo farà tornare.

.

.

El Filò è un’associazione di volontari che trova nella danza e nella musica popolare la sua ragion d’essere per “sostenere la pace, la solidarietà, il recupero ambientale e il miglioramento della qualità della vita”. La citazione riprende l’articolo due dello Statuto costitutivo, sottoscritto nel 1993, quando un gruppo di amici, ventidue per la precisione, decide di dar vita a El Filò. In quello spirito, i soci s’impegnano a portare l’allegria e il sorriso, fuori dal loro cerchio amicale, nelle piazze, nelle sale, nelle palestre, nei cortili e nei giardini, seguendo i ritmi e i passi delle danze popolari, provati e riprovati negli incontri settimanali del venerdì. Uno scambio tra chi sa ballare e chi vuole partecipare che crea energia positiva, accoglienza, nelle feste e nelle animazioni in cui i soci de El Filò sono chiamati a operare. 

La fisarmonica, l’organetto, la chitarra, il violino, il tamburo, le nacchere, e chissà quanti altri strumenti ancora, danno il ritmo ai passi dei ballerini e riportano alla mente la favola dei fratelli Grimm. La ricordate? I musicanti di Brema. Un asino, un cane, un gatto e un gallo che per difendersi dai soprusi dei loro padroni, scappano, fanno gruppo e combattono la sofferenza con le loro qualità espressive. E riescono a trovare una soluzione.

Ed è così che è andata.
Nel gruppo dei fondatori di El Filò, c’era Ugo Paluani, ballerino e organettista, che colpito dalla leucemia, morì all’età di cinquantadue anni. Fu un grande dolore per tutti, nella sorpresa di un evento nemmeno immaginato. E la reazione fu in linea con la carica di energia positiva dell’articolo due, già menzionato. Ogni anno, da allora, sono passati ventidue anni, attorno a metà febbraio, si organizza una Grande Festa a Ballo in onore di Ugo, convinti che lui avrebbe condiviso la scelta di un suo ricordo in tale forma.

.

 

.

E anche quest’anno, dal primo pomeriggio del 15 febbraio sino a mezzanotte, la musica e il ballo non hanno avuto tregua in nessuna pausa. La festa si è aperta con il Duo d’Altrocanto, Elide Bellon e Giulia Prete, con il loro affiatamento vocale a cappella.  Si sono poi alternati cinque gruppi musicali: I Toca MI, I FolkBanda, David e Loris, Quadricordia, Porte ‘Perte”. Tutti questi numerosi artisti hanno dato il ritmo serrato ai ballerini, nell’ampia sala di Curtarolo, in provincia di Padova.

Molti partecipanti sono arrivati con il vassoio di biscotti o con le torte dolci e salate, altri con frutta secca, patatine, molti mandarini, e una signora con quaranta piccoli contenitori di tirami su. Memorabile visione. C’era poi una gran quantità di bevande che è inutile elencare. La generosità è andata oltre. La cassettina delle offerte libere, per l’associazione A.I.L, posta davanti alla porta d’entrata nella sala di Curtarolo, a fine festa, ha riempito di gioia. Raccolti più di ottocento euro.

Quelli de El Filò sono convinti che la solidarietà sia un bene da perseguire e i modi per farlo possono assumere le più diverse forme, anche attraverso l’espressività del corpo in movimento e/o attento al suono degli strumenti musicali. La danza e la musica possano aiutare la ricerca scientifica per la leucemia. Perché no? L’arte è anche conforto per il cuore in cerca di soluzioni. A maggior ragione per quelle soluzioni che interessano un’intera comunità.

Tutto questo tornerà. Ne sono certa.

Elianda Cazzorla

.

 

 

 

Note al testo

1 Mariangela Gualtieri, Nove marzo duemilaventi, in Doppio zero 

https://www.doppiozero.com/materiali/nove-marzo-duemilaventi

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.