MORTE DI ERNESTO CARDENAL- di Lamberto Dolce

ernesto cardenal

Ernesto Cardenal Martínez: (Granada, 20 gennaio 1925 – Managua, 1º marzo 2020) è stato un poeta, presbitero e teologo nicaraguense. Protagonista della rivoluzione sandinista in Nicaragua del 1979, ministro della cultura dal 1979 al 1987, è stato tra i massimi esponenti della teologia della liberazione e fondatore della comunità religiosa dell’isola di Solentiname dove ha vissuto dieci anni. Nel 1984 gli fu proibito da Papa Giovanni Paolo II di amministrare i sacramenti e riabilitato da Papa Francesco nel 2019.
https://it.wikipedia.org/wiki/Ernesto_Cardenal

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La morte di Ernesto Cardenal mi ha riportato, con i ricordi, alle stagioni di gioia e rivoluzione iniziate il 19 luglio del 1979, dopo che i Sandinisti avevano cacciato Somoza. E’ stata una rivoluzione anche di poeti, moderna, perché figlia della prima grande crisi del capitalismo post bellico iniziata nei primi anni 70 del secolo scorso. Crisi feroce e che avrebbe cambiato, di lì a venti anni, il mondo. 

Non tutte le orme sopravvivono all’usura del tempo e della memoria….

Foresta a nord del comune di Matagalpa. Gennaio del 1988, il Nicaragua si stava avvicinando al suo nono anno di rivoluzione, lo ricordava una Cachorros, o cucciola di Sandino. Così erano chiamati i giovani guerriglieri volontari che combattevano contro i mercenari della Contra. Ricordava questo e tanto altro mentre staccavamo caffè dagli alberi, ben attenti a lasciare al ramo il picciolo altrimenti l’anno dopo niente caffè per aiutare la rivoluzione. Lei insegnava queste cose mentre faticavo, insieme con altri compagni, a tenere il suo ritmo e intanto provavo ad apprendere un po’ di spagnolo, che parlava lenta e chiara. Aveva detto di avere quindici anni, forse sedici, i suoi non li aveva mai conosciuti. Era contenta che da cinque anni sapesse leggere e scrivere, oltre ad avere, tra i suoi compagni di brigata, la migliore mira con il Kalashnikov. Raccoglieva caffè e ringraziava Cardenal, el companero Cardenal, perché lei era una tra il mezzo milione di donne e uomini a essere stati alfabetizzati gratuitamente in quei primi nove anni. 

…alcune di queste orme resistono qualche stagione in più di altre perché il loro cammino ha rispettato la terra che ora le conserva…

…Ernesto Cardenal è tra chi ha lasciato una di quelle orme che noi, come i bambini, misuriamo con i nostri piedi ancora ambulanti…

Chicago, primi anni 70. Milton Friedman, futuro premio nobel per l’economia sta insegnando la genesi del monetarismo a giovani rampanti della borghesia cilena. Probabilmente in una di quelle affollate lezioni avrà detto loro pressappoco questo: dall’undici settembre la situazione in Cile si è fatta interessante. Vi giuro che c’è da scommettere e investire su quel governo ora nuovamente nostro alleato. Quando tornerete in patria fatelo sapere ai vostri padri.

Di lì a un anno un volo diretto Chicago- Santiago portò quel plotone di neolaureati in economia a dar consigli a Pinera: nostro figlio di puttana, gli avrà anche detto Friedman, prima di salutarli. Era l’avvento dei Chicago Boys sulla scena politica internazionale. Gruppo terroristico legalizzato e benedetto dal Fondo Monetario Internazionale.

Quei giovani poeti rivoluzionari non volevano il miracolo economico che stava avvenendo in Cile in quegli anni moderni. Loro, con Cardenal, erano odiati con galateo borghese dai sicari del Fondo Monetario Internazionale. Così com’erano odiati dal Vaticano gestito occultamente dall’Opus Dei. Cardenal disse no a Wojtyla quando gli fu ordinato di rompere con la teologia della liberazione. Per questo l’hanno spretato. 

…quelle stagioni hanno lasciato tante orme sulla terra di donne e uomini per lo più analfabeti e denutriti. Martiri ignoti che hanno donato la loro rabbia, l’unica cosa che gli apparteneva, per cambiare il mondo…

 

ernesto cardenal

 

Cardenal era un ribelle plurale: poeta, teologo della liberazione, pacifista, marxista. All’isola di Solentiname, contribuì a fondare una comunità non violenta e dedita alla ricerca dell’arte primitiva. Non ho letto le sue poesie, se non alcune e sommariamente, del suo contributo al bene umano e alla vita in genere ho avuto il piacere di viverne una piccola ma importante parte nella mia gioventù. 

… in Italia dopo le stragi e la marcia dei 40.000 governavano P2, riflusso ed eroina. In quelle lontane foreste siamo fuggiti per immergerci completamente e ritrovare la passione che si era spenta. Tra rovi, foglie e tronchi, gocce di sole scivolavano tra quella selvatica e disordinata flora. Noi camminavamo in cerca delle piante del caffè, i nostri corpi un tutt’uno con le loro ombre umide non solo di sudore seguivano orme secolari…  

Certamente era ed è stata una storia incompiuta, non perfetta e questo perché, quella rivoluzione, aveva conservato per un po’ lo spirito giovane di navigare nel caos e nell’utopia. In quegli anni ottanta giovani compagni o semplici solidali atterravano a Managua provenienti da ogni parte del mondo. Mi ricordo i tentativi dell’economia mista e di un sistema carcerario non punitivo. Dentro il tascapane dei giovani guerriglieri c’era un libro o un diario. Una volta ho chiesto a uno di farmi vedere cosa leggesse, temevo mi mostrasse il solito testo di partito. Era un’edizione della Commedia in spagnolo. Forse era il purgatorio, la dimensione in cui si trovavano da nove anni. Da cui non sarebbero più usciti. 

…ma come, da noi la legge reale, l’ergastolo, il quarantuno bis e qua in Nicaragua, in guerra, non c’è la condanna a morte, tantomeno l’ergastolo. Il massimo della pena sono diciannove anni. Fanno anche l’amore. Una volta la settimana alla visita parenti è prevista la scopata. Dove siamo? Si chiedeva, invidioso, un vecchio compagno veneto, pure lui dall’impronta disordinata…  

Ancora nella selva del nord vicino a Matagalpa: il giorno faticava a riaprire il suo velo azzurro sopra la foresta. I versi di uccelli e bestie aumentavano e a volte si confondevano con il gracchiare di una radio trasmittente, una fugace raffica, un tuono lontano. C’inoltravamo in quel fitto e buio verde in fila indiana. Le ali di un pappagallo scrollavano da sé le ultime gocce di pioggia cadute nella notte poi il volo e lui spariva oltre le foglie, nei cieli non visti. Sempre di notte pioveva. Ragni grossi come mani fuggivano al nostro arrivo e i serpenti erano meno spaventosi di come li immaginavamo in aereo. Giovani e irresponsabili eravamo, per questo cercavamo il senso delle cose là, dove il caos conviveva con l’utopia. Una sera una riunione di donne, diretta da loro, per discutere del problema dei maschi spesso ubriachi e molesti. Con queste immagini di natura, di persone, di cose nuove, ci portavamo verso i nostri giacigli improvvisati con la speranza di continuare in sogno quella vita nuova.  

Sono stati tra i mesi più belli delle mie stagioni.

…guarda quante femmine, in gruppo o sole, che camminano qua in Nicaragua, sempre il compagno veneto. Guarda quelle là, dove vanno? In foresta, a quest’ora? E quelle altre là. E quella, è anche carina e con il fucile in spalla, dove va anche lei? Non fucile, Kalashnikov. Sempre a far le pulci tu. Dove vanno tutte, a lasciar orme…

Di Cardenal conservo un’immagine nei ricordi che è come un sogno: a Managua dopo il mese in foresta, in gruppo con tre o quattro di noi, eravamo nella piazza principale, quella della brutta statua del rivoluzionario sandinista. Il paesaggio intorno ruotava su un’infinita teoria di baracche e viuzze, frutto del post terremoto del 1972 che spianò Managua come la bomba a Hiroshima. Non ricordo chi disse che c’era lui, in fondo alla piazza, tra un gruppo di giovani vivaci. Buttammo lo sguardo su quel grumo di persone che aveva i raggi del crepuscolo alle loro spalle. Quello sguardo poi è stato sepolto dal tempo nei miei abissi e ora, saputo della sua morte, è riemerso come un sogno che credevo dimenticato.

Lamberto Dolce

4 Comments

  1. Che bel modo, Lamberto, di ricordare un uomo. Non esteriormente, non con elenchi di cose fatte e progettate – pur tanto grandi – da lui, ma con l’intersezione viva e materica della tua vita con la sua. Grazie. Hai restituito un fiato di vita. Che sa di foresta e di caffè e di uomini che s’intrecciano nella Storia e segnano la polpa del mondo.

  2. Sono pagine di memoria dal taglio assolutamente originale, in cui i ricordi personali e collettivi si mescolano in un racconto finale di grande impatto ideologico ed emotivo. Non c’è nessuna retorica, ma la testimonianza viva di un’epoca in cui l’orizzonte dell’utopia sembrava ancora raggiungibile. Cardenal rappresenta uno di quegli uomini in cui la parola si fa carne ed azione, uno di quegli intellettuali in cui la critica della società non si esprime in un astratto furore, ma trova gli strumenti operativi per calarsi tra la gente e modificarne le condizioni di vita attraverso una lotta condivisa. Dove sono in Italia questi intellettuali olistici? Certo, molto più facile frequentare un salotto televisivo che la giungla o la montagna, sfidare vuote ciarle senza costrutto invece di pallottole sibilanti.Che fosse una persona scomoda, lo prova il fatto che sulla Rete è difficile trovare sue poesie: sarebbe interessante che su cartesensibili qualcuno riportasse alla luce i suoi versi, risvegliandoli da questa colpevole amnesia.

  3. Quando il sogno si interseca con la vita e viceversa, grazie Lamberto per questo sentire e queste parole come dipinte e che allo stesso tempo si scolpiscono nel cuore.

  4. Mai come in questo momento, ciò che è perduto ci restituisce, da un negativo messo in soffitta, una vecchia immagine lontana, facendoci vedere come abbiamo vissuto in un mondo al contrario. Grazie Lamberto

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