TERRE DI MEMORIA- Vittoria Ravagli : Prima che il tempo…

vittoria ravagli- ricordando

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Prima che il tempo mi tolga i ricordi ancora limpidi e profumati vi dirò di una storia che parrebbe una favola e che nei fatti non è finita bene, eppure nel mio cuore resta un prezioso dono, un pezzo di vita che mi ha aperto porte interiori ed ha fatto uscire me stessa: la nipote della nonna Alfonsina ed anche quella della nonna Elisa; la figlia di mia madre e di mio padre, così diversi, che porto insieme, io sola, in me.
Da giovane mi ero sposata con Roberto, il mio ragazzo da tanto. Nacque inaspettato ma desideratissimo Sandro. Quando aveva sei mesi suo padre morì in un incidente stradale tornando dal lavoro. Sandro cinguettava appena. Nel forno le cose buone per il ritorno di Roberto. Era sabato.
Si aprì una voragine per me, giovanissima. E per Sandro, inconsapevole.
Si piantarono nel cuore i coltelli di un dolore che non permette ancora oggi il racconto.
Tornata a Bologna, ripresi a lavorare subito. Fu difficile, vissi crisi profonde. Ad aiutarmi la madre di Roberto, la nonna Fernanda.
Conobbi Ermanno e dopo alcuni anni, cominciammo a vivere insieme, ciascuno con un figlio della stessa età. Ci mettemmo in situazioni complicate e difficili come per fare una nostra rivoluzione personale. Poi ci licenziammo dall’ente di ricerca dove tutti e due lavoravamo, lui funzionario, io impiegata. Costituimmo una cooperativa che allevava capre da latte, le camosciate delle Alpi.

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vittoria ravagli- ricordando

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Erano gli anni delle cooperative agricole, gli anni settanta. Alcuni, stanchi e frustrati, insoddisfatti del modello offerto dagli anni del boom, tentavano la strada della terra, degli animali….
In una nostra casina, di fianco a dove abitavamo, facemmo un piccolo ristorante in cui si cucinavano i cibi della cooperativa; da Bologna arrivava moltissima gente. Tanti ci guardavano col fiato sospeso e la speranza che ce la facessimo. Con la solidarietà di chi avrebbe voluto imitarci se avesse potuto, se ne avesse avuto il coraggio…
Tutti noi, finito il lavoro, dopo aver servito al ristorante, lavorato in cucina, lavato e pulito, ci sedevamo a mangiare sotto la tettoia, le musiche di K.Jarret, i Pink Floyd da sottofondo, Nada, la Bertè, Alice…; davanti alla valle incantata dimenticando tutto, a parlare e a ridere. E sotto, nella valle, alberi e fronde attraversati dal vento sottile.
Poi – era già tardi – dicevo : ”sentite, sentite il mare! Il suo odore, le onde, sentite!”. E tutti tacevano e forse lo sentivano il mare….

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vittoria ravagli- ricordando

 

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Avevamo anche un piccolo caseificio. Avevo imparato a fare i formaggi al sud ed in Francia. Esperienze belle; il latte era una magia: quando nel grande paiolo fumante saliva la ricotta….Fare i caprini con le erbe, la mozzarella, le caciotte, in quel luogo luminoso, mi dava gioia.

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Poi la stalla. Quello era il cuore. Lì ho trovato me stessa. Tra nascite e morti, nell’aiuto reciproco, nell’amore per tutto quanto avveniva, noi, ragazze e ragazzi della cooperativa, le giovanissime amiche, i nostri figli, il giovane veterinario, eravamo un microcosmo completo, con difetti e pregi, grandissime gioie e fatiche condivise, con dolori cocenti, errori.
Nei mesi dei parti, durante l’inverno, il momento più bello e faticoso: la vita, la morte e l’amore convivevano con armonia in quella grande scatola di legno piena di animali; ci aiutavamo a sopravvivere con una tenacia che andava oltre le necessità: ogni nascita era “la nascita”, ogni morte “la morte”. I dolcissimi capretti saltellanti ricoperti di amore.
Persone, suoni, nomi, odori …
Pensavo e penso che il lavoro dovrebbe essere qualcosa di amato, di vissuto, parte di noi e della nostra vita, della comunità. Un’utopia che per qualche tempo è stata per noi realtà.


Poi le utopie vennero smantellate, la politica richiamò tutti alla realtà, il “nuovo corso” prevedeva che si fosse produttivi. E finì la favola.

La valle mi dice che il sogno le è rimasto dentro, che tutto questo che ancora oggi mi attraversa e mi avvolge è il senso della vita.

Vittoria Ravagli

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vittoria ravagli- la valle

 

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Altre Terre di memoria

https://cartesensibili.wordpress.com/2014/06/11/verso-dove-aldina-de-stefano-e-vittoria-ravagli/

 

1 Comment

  1. E’ bene, cara Vittoria, che ricordiamo queste esperienze, per dire ai nati dopo che è possibile lavorare diversamente, chiedere alla natura diversamente, avere rapporti diversi con uomini, animali, ambienti … anche se non era certo, la vostra, un’economia del dono, per la realtà che vi circondava e che poi vi ha chiuso, era però un modo diverso di produrre ed essere insieme che si distaccava da quell’economia di scambio che ci sta portando al disastro apocalittico. Grazie di queste memorie. Speriamo che siano produttive, nel loro offrirsi a dono, per immaginare l’impensato -direbbe Muraro.

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