PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Zeta (seconda parte)

yuval yairi

.

La casa era fredda. Erminio rimase con il cappotto. Si tolse il cappello e lo appoggiò con cura su una delle cataste di giornali, che erano sparsi un po’ dappertutto. Era un cappello vecchio e lui lo trattava come se fosse stato appena comprato. Accarezzò il bordo della falda, dopo averlo posato.

Andò in cucina, e dopo aver riempito d’acqua un secchio, si diresse con quel carico verso il suo cubo. Che gioia! L’aveva visto vicino ad uno dei cassonetti di via Monteleone. Prendimi. Diceva. Prendimi. E lui s’era avvicinato, aveva passato le dita sulla faccia superiore, quasi per coccolarlo e poi, con un po’ di fatica, l’aveva caricato sul carretto. Era il suo sedicesimo cubo, una buona media in un anno. Bagnò uno straccio nell’acqua, lo strizzò e lo passò umido su tutta la superficie del cubo. Pulì ogni angolo, ogni tasto e interstizio. E il vetro tornò a brillare; mise il cubo su un tappeto, afferrò la frangia e con la schiena china incominciò a tirare. Il cubo scivolava sul pavimento. Leggero. Così entrò trionfalmente nella stanza. Lì c’erano altri quindici cubi e sette parallelepipedi. Non avevano tutti la stessa dimensione e questo creava non pochi problemi ad Erminio, perché gli rendeva difficile la costruzione della piramide; doveva continuare a cercare, ogni giorno, nei cassonetti, altri blocchi per completare la sua opera. Doveva erigere un edificio perfetto, che sfruttando le facce di vetro dei cubi, avrebbe potuto splendere come un brillante. Una piramide sfaccettata.  Quella sera era troppo stanco per porre l’ultimo cubo, appena trovato, sopra gli altri già disposti. Decise di riposarsi.

.

yuval yairi

 

Col solito passo trascinato, andò verso una delle cataste dei giornali, prese un fascio di quotidiani e si accomodò sulla poltrona sgangherata che aveva diverse molle libere di vibrare. Incominciò a sfogliare. Il mondo davanti ai suoi occhi filtrò attraverso quelle colonne. Pensò alle parole inutili, a quelle utili, a quelle necessarie, a quelle disperate. A quelle che non possono finire nell’oblio e con le forbici ben affilate incominciò a tagliare:

Not too little, not too much, just right, Erasmic.

Frasi che per Erminio avevano un significato diverso da quello che tu lettore puoi immaginare.

Un esempio classico di “Effrontery”? Quello dell’imperatore Calligola che in dispregio al senato e al popolo romano, nominò senatore il cavallo di sua proprietà. E tagliò.

Doroty indossa le scarpette rosse per tornare a casa. Ma la sua vera casa è altrove.

Tutti quei frammenti di carta volavano come farfalle nella sua valigia. Era una valigia, uguale a tante altre, in cuoio con due fibbie in ottone e una cerniera, ma era diversa dalle altre, non avrebbe trasportato oggetti, solo parole. La preparava, da tempo, per il suo lungo viaggio e bisognava infilarci quante più parole fosse possibile. Continuò a tagliare, come ogni giorno; la valigia era quasi piena. Una sforbiciata:

Il mondo che ci danno è una prigione dove la tentazione è di chiudersi in una cella d’isolamento.

.

yuval yairi

.

Lì fuori era calata la nebbia ed era tutto buio. Si alzò per accendere la candela. Non aveva più corrente elettrica. Tagliata da quando non pagava. Ma questo non era importante. Quella fiammella l’aiutava a concentrarsi, a fissare un punto e a pensare. Da giovane aveva girato come una trottola che nel vortice perde la sua forma, si annulla in un cerchio di colori amalgamati. Ora voleva pensare alla sua anima ghiaccia, a quando sarebbe entrata nella luce e alla piramide che l’avrebbe riflessa, moltiplicando i raggi. Negli sfavillii diffusi lui sarebbe partito con il suo bagaglio di parole.  Sereno. Finalmente. Lui che, per gli altri, non era più nessuno. Forse una Zeta. L’ultima lettera dell’alfabeto. 

Si addormentò fissando quella tremula lingua luminosa. 

.

yuval yairi

 

.

– Acqua. Acqua. Prendi un altro secchio. – La prima voce rauca.

– Il fuoco ha trovato da bruciare. Se non ci fosse stata Lucia al terrazzino, eravamo tutti belli e cotti. Che puzza! – La seconda voce rauca.

– Nient’altro, solo rifiuti in questa casa. – Un’altra voce burbera.

– ec… ecccc… che tosse! tutto sto fumo, mi brucia gli occhi, maledizione!

– Cartacce, stracci, giornali, pentole vecchie… Andiamo a vedere, nell’altra stanza. Il fuoco pare non esserci. Porta il secchio, non si sa mai.

–  Caspita … e questi uno, due, tre…  sedici televisori? E uno, due… sette radio, tutte fuori uso, non c’è una che abbia un filo con una spina. Come li attaccava il vecchio? Come li ascoltava? – La prima voce rauca.

– Non li attaccava.  E cosa ci faceva quello lì con le radio mute e le tivù cieche, è un mistero! – La seconda voce rauca.

– Non me ne frega niente… cosa ci faceva… Se non fossimo arrivati sarebbe scoppiato tutto, bell’affare, con questo fuoco. – La voce burbera.

– L’hai visto? Ha ancora il cappotto. Ma che strano che non si sia bruciato neanche un dito. Sembra addormentato. – L’unica voce dolce.

–  Invece è morto. – La voce burbera.

– Eppure! Che strano, non riesco a capire, ha una faccia simpatica. Un non so che…- L’unica voce dolce.

– Ma che dici? Muoviti. Non senti che la mondezza puzza… Un non so che? Ma cosa guardi tu? Io non vedo. Nulla. Qui c’è solo merda. – L’ultima voce rauca.

 

Elianda Cazzorla (seconda parte)

.

yuval yairi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.