FINESTRE: IL BRASILE CHE VEDO-Elisabetta Chiacchella:La finestra del cinema in casa

 

 

 

 

 

 

Anita stamattina è partita, tornata con la mamma nel sud del Paese.

Di sera, mentre lei era a letto, noi adulti di casa guardavamo dei film brasiliani. Chissà se in Italia  erano mai passati. Comunque io me l’ero persi.

Il primo, ambientato proprio nelle zone rurali del sud, racconta la storia di un abbandono e di una riconciliazione familiare, con gli occhi di un attore giovane e sensibile. O filme da minha vida, uscito nel 2017,  presenta una storia degli anni ‘60 del novecento. Brilla con la sua partecipazione l’attore francese Vincent Cassel, che vive in Brasile ormai da tempo. La regia è di Selton Mello.

La forza del colore rosso vivo della terra brasiliana, la lana delle camicie a quadri dei lavoratori all’aperto che sono una specie di marchio di fabbrica di quei luoghi abitati da bianchi, hanno per me un fascino di lunga durata.

Da quando vengo qui nell’emisfero latinoamericano, ormai da più di trenta anni, non c’è stata volta in cui non abbia ritrovato quel tessuto a quadri, almeno per un lampo, e quel rosso di terra grassa. Quegli sterminati spazi, di cortecce e di arbusti nella serra gaúcha.

La sera successiva invece è stata la volta di un documentario, girato nel nordest del Paese, a Toritama, in una zona praticamente quasi desertica dello stato del Pernambuco. L’incessante attività lavorativa in quell’agglomerato fatto di case arrangiate e tirate su alla meglio è la produzione di pantaloni in tessuto jeans. Estou me guardando para quando o carnaval chegar, uscito nel luglio 2019,  filma la realtà di persone che faticano 360 giorni l’anno per andare a passare i cinque giorni del carnevale al mare.

La fabbricazione febbrile solo di quel luogo vale il 20% di tutto il territorio nazionale. Lavorano come fasonisti, tutti, senza interruzione, ma ognuno in casa sua, donne e uomini, senza perdere nemmeno un minuto, con le macchine per cucire costantemente accese,  il rumore dell’andirivieni dei punti a trapanare il cervello. Fino a qualche decennio fa lì gli abitanti sopravvivevano  esclusivamente grazie allo scarso allevamento. Il tempo praticamente fermo, il paesaggio sostanzialmente muto. Firma la regia del documentario Marcelo Gomes.

Leggo un passo di Clarice, mi sembra calzante per l’oggi: “Abbiamo fame di sapere di noi, e grande urgenza , perché quello di cui abbiamo necessità è di noi stessi, più che degli altri”.

E intanto piove, l’estate è freschina. In casa la corrente salta spesso. Si stende un bucato, poi si corre insieme nel cortiletto della lavanderia a tirare dentro i panni appesi poco prima. Si cucina molto, e si fa il pane in casa, anche con le noci portate da me dall’Italia, di cui qui sono ghiotti. Dappertutto in cucina ci sono contenitori di castanha do Pará e anacardi (castanha de caju), di cui sono golosa io.

Rispunta il sole; le nuvole passano. Ogni tanto una scimmia si avvicina e ruba le banane lasciate nella fruttiera, di pomeriggio, in veranda.

Elisabetta Chiacchella

1 Comment

  1. Carissima Betti, come nei migliori quadri, i tuoi scritti evocano i colori, i profumi, il vissuto di un popolo. È sempre un piacere leggerti. Stefy da Napoli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.