PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Zeta

antonio ligabue- autoritratto

Pittori famosi morti poveri, gli esempi e i nomi più illustri

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Erminio aveva una faccia simpatica… lo pensava la signora Lucia, mentre lo guardava dall’alto, scostando le federe sui fili di ferro del terrazzino… e Peccato che parli così poco… e in quattro il lenzuolo matrimoniale per stenderlo sull’ultimo metro di filo rimasto libero… Piegato. Anzi. Peccato che non parli mai…  improvvisa accelerazione per gli strofinacci messi uno accanto all’altro, bucati com’erano non andavano distesi sul filo, cosa avrebbe detto Maria, la vicina. Un’accelerazione perché il freddo pungeva le dita o perché non voleva essere scoperta a spiare?

Erminio alzando la falda del cappello sdrucito, la vide chiudere la porta finestra. Io scavo nei cassonetti e lei sciorina. Ebbe negli occhi un guizzo di alice. Un brillio fuggito alle fessure. Le farò schifo, oppure no, ha paura di me e mai guardare negli occhi in modo direttoè questo quello che insegnano alle donne. Aveva sessantaquattro anni, un viso di terra e vento, bitorzoluto, come un cedro tenuto a maturare in un cesto. Rughe profonde e contorte. Usciva di casa con il suo carretto, ogni giorno. Sembrava un asino, con la testa china, mentre lo tirava. Uno di quelli che aveva lasciato al suo paese. Lontano miglia e miglia. Quale fosse. Nessuno lo sapeva. E perché fosse andato via. Meno che meno. Usciva di casa alle otto e rientrava alle quattro. D’inverno aveva la brina sulla barba e batteva i piedi per non congelarsi. 

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antonio ligabue- traversata della siberia

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Si risistemò la falda del cappello e tirò su con il naso. Mario e Luigi, saltellanti, lo raggiunsero. Gli tirarono il cappotto. Uno da un lato e l’altro dall’altro. Mario cinque anni e Luigi quattro.

– Buoni. Buoni.

– Cosa ci hai portato? – Chiese il più grande.

Erminio non rispose. Li guardò, sorrise e si appoggiò al carretto, stirando i lembi del cappotto, più sdrucito del cappello.  Uno spigato di lusso antico, ormai perso. I bambini impazienti continuavano a saltellare e a chiedere:

 – E allora? Allora?

Erminio tirò fuori da una tasca una pallina. La lucidò sui pantaloni, era di vetro, azzurra e trasparente. 

– Guarda! – Disse a Luigi, mentre gli metteva la biglia davanti all’occhio destro e gli suggeriva, di chiudere il sinistro. 

 –  Guarda! – E incominciò a girare la biglia. 

–   Ora fissa quel lampione… lo vedi, la sua luce è tutta nella biglia, insieme alle bolle d’aria e ai fili di vetro azzurri. Il resto non c’è più e tu afferra con gli occhi uno di quei fili e vola lontano, e poi entra in una bolla d’aria e tocchi il cielo e sei sempre più in alto.  Tieni e guarda attorno come tutto si trasforma. 

Il piccolo prese la biglia, la fece roteare nelle palme delle sue mani, si incantò a seguire il movimento a spirale dei fili imprigionati nel vetro. Poi guardò, attraverso la biglia, una finestra illuminata della sua casa, sperando che si affacciasse la mamma. Ma Maria era indaffarata in cucina. Ritornò a fissare la luce. Nella biglia la sua casa scomparve. 

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antonio ligabue- il pifferaio

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– Mario, questa è per te. – Disse Erminio al piccolo.

E sbucò un’automobilina da un’altra tasca del cappotto spigato. La fece andare avanti e indietro sul braccio. Le ruote, nonostante le grinze della stoffa, si muovevano. 

– Vedrai come va sul marciapiede, quando la fai partire, corri con lei e va più forte che puoi e poi fermati e girati di colpo, ti parrà che ti stia inseguendo. Un’automobilina magica, basta che tu la spinga e corra più di lei, e lei ti raggiungerà.

Mario provò. Erminio aveva ragione.

Si alzò, tirò un sospiro, si riabbottonò il cappotto.

– E ora tocca a voi, ragazzi! Dopo continuate a giocare. Venite ad aiutarmi, ne ho proprio bisogno, oggi sono molto stanco.

Fece un cenno con il capo e i bimbi lo raggiunsero. Afferrarono i bordi di un cubo e insieme ad Erminio lo tirarono via dal carretto. Il peso maggiore lo portava l’anziano, i piccoli non avevano forza nelle braccia. A fatica il cubo entrò in casa. Poi, Mario e Luigi corsero a prendere i giornali. Ce n’erano tanti, come ogni giorno. Li accatastarono lì dove c’era posto e scapparono via a giocare.

Erminio dopo aver sistemato il carretto nel cortile, entrò in casa e si chiuse dentro. Per fortuna che non c’erano scale da salire. Era proprio stanco. Sarebbe uscito il giorno dopo, alle otto.

Lucia riaprì la porta finestra. Era curiosa avrebbe voluto scorgere qualcosa per capire cosa facesse Erminio in quelle due stanze della sua casa. 

(I parte- continua)

Elianda Cazzorla

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antonio ligabue- cavalli con temporale

 

 

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