ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: note di lettura a proposito di “Estremi amori, postume querele” di Mariella Prestante

quelle facce un po’ così

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Irriverente  ma visi-bil-mente maschile il linguaggio e la modalità di proporsi al femminile, con inquadrature di “faccia di libro“,  in cui ognuno si mostra non per quello che è ma per quello che vorrebbe essere o come  vorrebbe che gli altri percepissero  il suo (non) mostrarsi e talvolta con più lifting e restyling.
Prestante, con il punteruolo di un pennino che punge, reclama e reclamizza la pena del vivere quotidiano, in cui tutti alla fine sono nessuno e tutti uno, lo stesso in stato di abbandono, soprattutto da se stesso. Diverso, il diverso momento, con le tesse necessità quotidiane, espresse nella fisicità più realistica possibile, è sempre connotato di un tatto e un tocco maschile riconoscibile dai dettagli che si affacciano in primo piano nelle inquadrature degli interni abitati da emozioni abrasive o anche velenose.
La voce è netta, senza nemmeno un falsetto, un set preciso di uno sguardo che schianta la stupidità della cronaca, che si porta sempre dietro anche tanta, sempre troppa violenza.
Incisivo, sì, e tragico, nel suo giocarsi i con-notati. Ma…c’è in chi scrive una parte di maschile e femminile che insieme, reciprocamente, si tengono in equilibrio aggrappandosi a quella colonna vertebrale e a quella gabbia toracica in cui ci raccoglie e ci misura la sonda universale?
Mariella annuncia la sua (a)sparizione…chissà cosa ne verrà fuori! Un altra puntata o una puntuta scrittura con acuti già visibili in queste tracce dove il sesso esposto non è mai rosa, semmai la spina e una spia di quel desiderio che prende come una smania e lascia sempre alla fine la bocca amara.
Curato da Giulio Mozzi, di fatto Mariella, o Mariella Giulio  è nome e cognome (?),  messo in circolazione da Round Midnight, la casa editrice fondata nel 2012, “quasi per scommessa, per pubblicare storie che gli altri non avevano il coraggio di pubblicare”, così si citano i responsabili della casa editrice, il testo, Estremi amori, postume querele, non delude quegli obiettivi. Attenti alle punture! All’interno della raccolta ci sono insetti vivi, termiti non miti, e larve nati dalle parole e tra le righe che ancora non hanno un antidoto rapido per contrastarli! Serve leggere e stanarli con mano leggera tra le pagine che sono di volta in volta stanze o cave, da cui si trae, da tutto il materiale umano esposto, quel tutto, maschio e femmina, di cui ognuno è fatto.

Fernanda Ferraresso

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.quelle facce un po’ così

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Testi tratti da Estremi amori, postume querele di Mariella Prestante

FORNISCE UNA RAGIONE DELLO SCRIVER SONETTI

A me mi piace, la mattina presto,
(dico alle quattro, quattro e mezza, cinque)
svegliarmi, ben stirarmi, non relinquere
la pisciatina, e farmi un caffè lesto;

e poi schiaffarmi qui, nell’ipertesto
universale (il web) e alle propinque
e lontanissime mie venticinque
lettrici regalare un lieto o un mesto

o un come-viene-viene sonettuccio:
raccolgo una parola, un gesto, un verso
al volo, mi sgranocchio un taralluccio

o un Bucaneve, mi concentro, e oplà:
è fatto il lavoretto.
………………………………..«È tempo perso»,
mi dici. Ma va’ a fare in culo, va’.

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RICONOSCE I PROPRI LIMITI, E LI RIVENDICA

Eh: l’arte del sonetto è un’arte dura
ed io ne faccio tanti, guerci e zoppi,
pieni di zeppe, buchi, inciampi, intoppi,
con versi strambi e rime da paura;

e c’è chi dice che ne faccio troppi,
che l’arte del sonetto è un’arte pura,
che mal si digerisce ’sta mistura
di errori, orrori, trucchi, intrichi e groppi;

mi si ricorda come il troppo stroppi,
e che necessita d’abbellitura
anche il più sciocco verso che s’accòppi;

che i versi miei son tutti a strappi e scoppi,
e ci vorrebbe un po’ di limatura.
Oibò. Ma che volete? Che m’accóppi?

.

RIFLETTE SUI VANTAGGI DEL SESSO SOLITARIO

Non so se sia sfortuna, caso o fato,
ma i maschi in cui m’imbatto sono scarsi:
o son mollati in cerca di catarsi,
o sono scemi, oppur gli puzza il fiato.

Qualunque sia la causa, questo è il dato:
che i maschi, quelli seri, son scomparsi;
restan dei robi, pronti ad arraparsi
ma col cervello spento o ipodotato;

ma con le voglie strane e senza gusto;
ma con il cuore freddo di ghiacciaia;
ma con il corpo stracco ed invenusto.

Sì che alla fine quasi quasi smetto:
a questi non gli fo da bambinaia,
il sesso solitario è più perfetto

.

ELOGIA LE VIRTÙ DELLA PLASTICA

Col coso che ci ho in casa faccio cose,
e divertenti: ovvero faccio sesso;
e ce le faccio volentieri e spesso,
perché con lui ci ho senza spine rose.

De l’òmo feci già tabula rasa:
che dà problemi, e poi fa tanto ingombro;
dai sentimenti tengo il petto sgombro
e non ci ho neanche un bipede per casa.

Ché l’òmo ha sempre questo inconveniente
che ci ha bisogni ingenti, e sono vani
tutti i tuoi sforzi: non gli basta niente.

Col coso, invece, guarda, proprio niente
patemi d’animo, né sturbi strani:
la plastica dà tutto, e non vuol niente.

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PRENDE CONGEDO DALLE PROPRIE LETTRICI

O donne, donne care
che in questi versi sciatti
leggete la mia storia:
oh quanto sono amare
le passïoni e gli atti
fasulli e senza gloria.
Se serbate memoria
di vostra giovinezza
e degli amori ingenui,
niente c’è più che attenui
la pena e l’amarezza
per questa vita strana
che ormai non dà più ebbrezza.
L’amore è cosa vana.

Fui bella e fui feroce;
vivevo di capriccio,
e futilmente vissi;
ora mi sento in croce
e ho quasi raccapriccio
dei patetici abissi
che un tempo benedissi
ed ebbi a godimento:
il mio cuore è di pietra
e la mia mente è tetra;
la mia voce è lamento,
la mia casa è una tana,
il mio corpo è tormento.
L’amore è cosa vana.

Se verrà un giorno ancora
che il mio cuor si ribelli
alla lenta agonia
che il mio viso scolora,
spegne gli occhi già belli
ed in cupa afasia
stringe la voce mia,
ahimè non farò festa,
non mi vorrò gettare
– come un tempo – nel mare:
l’amorosa tempesta
è illusoria morgana,
è illusione funesta.
L’amore è cosa vana.

A questi versi estremi
affido il mio saluto
a voi, mie donne care:
son gli spiriti scemi,
e il vigore è perduto;
sono le rime avare
e mute le fanfare.
Attendo ormai la fine:
felice no, ma in quieta
attesa mansueta;
il sonno senza fine
ad ogni voglia insana
mi sottrarrà, oh me lieta!
L’amore è cosa vana,
e la morte è sovrana.

 

 

Mariella Prestante, Estremi amori, postume querele – round midnight edizioni 2019
a cura di Giulio Mozzi

 

Note relative all’autrice e… al curatore!

Giulio Mozzi: è nato nel 1960. Abita a Padova. Ha pubblicato sette raccolte di racconti e due libri in versi. Lavora come consulente editoriale e talent scout. Dirige a Milano la Bottega di narrazione, scuola di scrittura creativa. Nel 2013 ha creato una poetessa erotica immaginaria, Mariella Prestante.

Mariella Prestante venne al mondo, già adulta, nel 2013; fino al 2017 scrisse versi amorosi ed erotici; nel 2017 discese nella tomba, e da lì continuò a emanare versi funebri e macabri. La sua esistenza si svolse quasi interamente in Facebook. Nel 2019 finalmente si dissolse, lasciando sulla terra questo libro.

 

 

 

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