ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: A proposito di “Nei giorni per versi” di Anna Maria Curci

                                                                                                                                         kim jung man

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Essere consapevoli che ci si trova lì, tutti i giorni lì, nel coacervo dei sensi e delle emozioni che questo nostro sognare il mondo disegna e incide in noi, verso per-verso, ambiguamente, alludendo, illudendo, deludendo ma sempre catturando il nostro io, il nostro intelletto e la fantasia, o forse anche il fantasma di tutti i tempi che in questo, sempre unico, attraversato giornalmente, ci ha configurato in stati, dell’essere. Mai consolatoria, l’ultima raccolta di Anna Maria Curci, Nei giorni per versi, per Arcipelago itaca edizioni, emette scandagli sonar in cui la roccia degli accadimenti viene rilevata attraverso riflessi che sgranano i sedimenti mostrando il loro interno, che è, alla fine, sempre quel dentro di noi, ciascuno di noi, per riflessione, traslazione, accorpamenti che mostrano  le dif-ferenti analogie comparative di una geo-ego-metria dell’umano.
Scatti, moltissimi, dell’emo(a)zione, imbrigliano la cronaca dell’indignazione fissando lo sguardo dentro un cerchio di attenzione profondo, dove la sacralità della vita è il nodo-dono fondante di cui la memoria è la continua tessitrice per innesti e rifacimenti, in una manutenzione instancabile che ci aiuti a comprendere chi siamo, quale sia la nostra radice, anche attraverso la parola, portatrice d’acqua per tutta la nostra sete, ma anche artigiana di un’arte della messa a punto del come e del dove per arrivare al chi, sempre in conflitto con tutte le sue rappresentazioni e i suoi nomi.

Cammino quotidiano, quello della Curci, attraverso una realtà dura, ingannevole ma anche carica di una ricchezza che non si può trovare fuori, ma sempre dentro di noi, in un continuo affresco di ciò che pare essere ogni parete che ci separa ed è invece la parentela che per parentesi si mostra, ad ogni passo, più chiara e indiscutibilmente complessa, stratificata in profondità che amplificano i sensi e il nostro sentire:

CLXXIII

Man mano che s’accende lume a lume
sostiamo nel silenzio che rapprende
lo squarcio all’improvviso rivelato.
Noi che veniamo al mondo lacerando

 

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Anna Maria Curci, Nei giorni per versi– Arcipelago itaca 2019 

Prefazione di Patrizia Sardisco, con una Nota dell’Autrice.

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