ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi- Claudio Tugnoli e Il confine invisibile

emanuela battista- invisibili confini

 

Il titolo  porge immediatamente la luce tematica dell’opera, in modo insolito lavorata nel doppio tornio della poesia e della filosofia. Claudio Tognoli da moli anni pratica il registro del canto e del pensiero filosofico. Questa duplice via tessuta rende originale al lettore la possibilità molteplice di attraversare, meditare, ricevere le prospettive della figura concettuale del confine.
Il libro si apre con un ventaglio poetico nella natura dei Tanka: genere poetico formato da cinque versi nella sequenza di cinque, sette, cinque, sette e sette sillabe. Il termine Tanka, letteralmente, significa poesia breve. Nasce nell’VIII secolo in Giappone e origina, cento anni dopo circa, il più noto haiku. Scegliere una struttura formale di estrema essenzialità e pulizia fa intendere la tensione intellettuale di Claudio Tugnoli: una severità che mira a raggiungere il nitore del significato.
Volutamente non mi soffermo sulla qualità delle poesie ma insisto sulla particolare architettura del progetto che merita evidenza.
Il titolo individua e nomina efficacemente il terribile cuneo sociale che stiamo vivendo, nel senso di un’intensificazione culturale indotta da certi politici verso un  comportamento permanente di separazione, che interpreta la diversità  dell’altro nociva, e assolutamente estranea al sé. Quindi, sollecita un costante atteggiamento difensivo o aggressivo. Il significato della distinzione non include necessariamente quello di separazione e non induce al conflitto. Distinguere, nella visione culturale della congiunzione, impegna non soltanto la qualità di approfondimento della propria identità, ma anche sviluppa  la creatività del dialogo e della mediazione.
Non potevo non recensire quest’opera, poiché condivido le sue radici.
Spesso su queste pagine sensibili ho portato il nucleo del pensiero di Aldo Capitini che, in un certo senso, può accordarsi al pensiero dell’autore.
Mi permetto di enucleare alcuni estratti dell’opera, affinché i lettori comprendano crogiuoli vitali in cui Tognoli affonda e dirama.

In natura non ci sono confini natura non facit saltus. Per confine intendo una separazione netta tra ambiti definiti come incompatibili.  p.75
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Il nostro linguaggio suggerisce l’esistenza di differenze oggettive o assolute, ma in realtà tutte le possibili dicotomie (alto/basso, buono/cattivo, giovane/vecchio, giusto/ingiusto ecc) sono di fatto schemi di semplificazione della realtà congiunti da un continuo graduabile e di estensione potenzialmente infinita. La differenza tra due estremi opposti non è un vuoto come ogni dualismo vorrebbe far credere, ma un pieno continuo che viene occultato. p.76

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Anche qui possiamo osservare che tra Io e Tu il confine è un artificio eretto per paura dell’indifferenziazione, per amore della distinzione e con la volontà di affermare se stessi mediante la negazione dell’altro. Tuttavia un soggetto che non sa riconoscere e far valere il suo personale orientamento se non mediante la contrapposizione, dà prova di  un’individualità scialba che deve compensare con la prepotenza dell’esclusione e della negazione dell’altro. Il modo autentico di far emergere e valere la propria individualità consiste nel superamento della ristrettezza ottusa del confine e della differenza, dell’ostilità programmatica verso l’altro. La fusione non è confusione. p. 80

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La soluzione più ragionevole, invece, consiste nell’insegnare, oltre più lingue, anche le più diffuse tradizioni religiose.

Anacronistico è l’insegnamento della sola religione cattolica, così come l’insegnamento di una soltanto di una qualsiasi religione. p.198

   

Claudio Tognoli mi perdonerà per aver estratto questi fili, ma ho creduto così di portare in luce sostanze di cui, tra l’altro, si ha urgentemente necessità di riflessione.

 

Anna Maria Farabbi

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Claudio Tugnoli, Il confine invisibileEdizioni del faro 2019

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