ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi: Dal cane corallo di Giampaolo De Pietro

francesco balsamo

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Una calda leggerezza sulfurea si sparge tra un verso e l’altro in un’aria originale che sorprende. Tobia, il cane, è il baricentro mobile di un’animalità giocosa, curiosa, affettuosa. L’opera non è un ritratto del proprio amato cane. Non solo. E’ lo sbaragliamento di qualunque aristocratico codice simbolico verso una fisicità sensoriale contaminante, che apre il canto da una sorgente a meno di un metro da terra, a misura di cane appunto. Non c’è confronto con la poetica cinematografica di Ozu, qui in De Pietro l’aria è odorosa, ha  trasparenza e volubilità, attraversa le narici simbiotiche dei due animali (cane e poeta) a guinzaglio della vita. Ma è un filo al collo invisibile anche se significativo.

francesco balsamo

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L’io del poeta osserva la postura del fiuto di Tobia, impara, lo vive lui stesso nelle lentezze di una propria interiorità ipersensibile, pura, tanto vicina alla splendida figura dell’idiota di Dostoevskij. E’ proprio in tale identità il punto luce lampante che irradia tutta l’opera.

In questa mitezza pastello vibra una bellezza delicatamente luminosa senza edulcorazioni e banalizzazioni, una musicalità personalissima dentro cui la partitura lirica contiene velocità espressive, ellissi, arie di stasi stupefatte, epifaniche, sospensive, nascite lessicali spuntano inaspettatamente dal bianco del foglio  librando tutta la poesia.

Eppure, nella profonda grana del canto vive una tessitura malinconica, l’ombra della luce, l’ago, perso nel pagliaio, che duole, così abilmente contenuto come un segreto imperdibile, una spina per tanta rosa. La poesia che scelgo per carte rende questa tenerezza.

Francesco Balsamo accompagna con i suoi disegni in perfetta coniugazione.

Anna Maria Farabbi

.

francesco balsamo

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Testo tratto da Dal Cane corallo di Giampaolo De Pietro

 

Con Francesco


So-solo-pensarlo. Non so

abitare la realtà, mi

sembra di aspettare.

 

Così provo una

mancanza che non so

nominare, né

sprofondare.

 

E’ una delle

cose più mute mai

provate.

 

E il tempo non

ne è padrone.

 

 

.

Giampaolo De Pietro, Dal cane corallo – Arcipelago Itaca 2019

 

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