LAURADEILIBRI- Laura Bertolotti: “Il gioco di santa Oca” di Laura Pariani

como- brughiera degli incanti

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Il gioco di santa Oca, di Laura Pariani, è un romanzo che unisce bella prosa, trama, ricerca storica, problemi sociali. Diverso da Nostra Signora degli scorpioni, della stessa autrice (che fa riscoprire, tra l’altro, il lago d’Orta come meta dei grand tour ottocenteschi), eppure simile per la declinazione della lingua che abbraccia dialetto, gramlo, proverbi e detti popolari. Due libri che valgono la lettura e ripagano largamente. 

Ne Il gioco di Santa Oca, l’autrice ci porta a spasso in un luogo ribattezzato brughiera degli incanti, una terra volpina, e in un Seicento associabile al manzoniano  I Promessi sposi, però sia il tempo che il luogo sfumano presto nella narrazione, come nelle fiabe, e saltano in primo piano le vicende delle persone, le loro storie, la loro condizione di vita. I terrieri, poveri pitochi, «son creature ignude e spogliate di ogni cognizione […] Gente senza parole». Soggetti alle angherie dei signori e a quelle dei soldati e persino a quelle degli ecclesiastici, tutti meglio nutriti e rivestiti di bei panni, mentre  loro vedono e soffrono guerre, razzie, incendi e,  se sono femmine, soffrono ancora di più.  

Un ribelle,  Bonaventura Mangiaterra, «coraggioso fin da piccolo»,  e poi «strano giovane, con un gran mistero negli occhi»,  alza la testa per rivendicare giustizia, e tiene in scacco i potenti con un gran seguito fra i suoi contemporanei. 

La voce narrante è prevalentemente di Pùlvara, o Poo, donna che si finge uomo per entrare nella banda di questo eroe,  ora una camminante raminga e solitaria che va di «cassina in cassina» e, per un tocco di pane, incanta con le sue storie.

«È sempre così: i terrieri fanno cerchio intorno ai camminanti che sanno ben narrare, pendono dalla bocca che conosce le parole giuste per rendere viva e vera la raccontazione. Proprio per questo Pùlvara le storie le sceglie con cura, si può mica narrare qualsiasi cosa a chicchessia. E quando finisce di raccontare, le genti le offrono sempre da bere una scodella di quel vinello asprigno che produce sta terra magra e l’implorano:”Ancora una volta”. Ché anche se la storia ormai la conoscono, le parole solo quando sono pronunciate sono vive». 

Con un salto temporale di vent’anni, Pùlvara persegue un obiettivo di ritrovamento, raccontando la storia sul filo della memoria e si nutre del simbolismo del Gioco dell’oca, assegnando a ogni casella  un significato trasferibile alla realtà. 

A chi ha radici contigue a Lombardia e Piemonte, la lingua apparentemente antica di Laura Pariani fomenta memorie infantili e famigliari, e a tutti procura un esito insospettato, tra stupore, divertimento e riflessione.

Laura Bertolotti

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Laura Pariani, Il gioco di Santa Oca- La nave di Teseo 2019.

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Note relative all’autrice

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Laura Pariani si è dedicata alla scrittura, alla pittura, al teatro  e al fumetto fin dagli anni Settanta. Ha partecipato alla sceneggiatura del film di Gianni Amelio Così ridevano (Leone d’oro 1998).Tra i suoi romanzi recenti: Questo viaggio chiamavamo amore, “Domani è un altro giorno disse Rossella O’Hara, Di ferro e d’acciaio. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti: Premio Grinzane Cavour, Premio Selezione Campiello, Premio Mondello, Premio Piero Chiara, Premio Elsa Morante.

Il sito ufficiale http://www.omegna.net/pariani/start.html

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