“Tàşighe!” – Note di lettura di Alex Ragazzini

stephanie law

 

 

L’elemento che contraddistingue la poesia di “Tàşighe!” è la commistione tra la narrazione dell’evento e la voce che lo narra: di più, la commistione tra ciò che è l’evento/voce e tutto ciò che non lo è, ossia il mondo che lo circonda.
La compresenza del fatto e del suo correlativo metafisico permette uno sguardo a tutto tondo, permette cioè di conoscere contemporaneamente il motivo dell’incipit ed il motivo per il quale è necessario che tale evento sia portato alla nostra attenzione. Quindi il racconto, che pure è “niente” per la voce narrante «- dime, vècia…// e te te sì sentà/ come in ciéşa/ se senta chi che xè bèn intensionà/a scoltàre tute le novità del ciéo// – ma no, dài, che no xè gninte…// – e ti cóntame sto gninte, Maria:/» (- dimmi, vecchia…// e ti sei seduta/ come in chiesa/ si siede chi è ben intenzionato/ ad ascoltare tutte le novità del cielo// – ma no, dài, che non è niente…// – e tu raccontami questo niente, Maria:/), assume per noi comunità una fondamentale catena di congiunzioni tra fatti/cose e conoscenza della vita. Il dato personale non è altro che la condivisione, la parola confidenziale un fenomeno di ricerca nell’intorno del mistero della vita.

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stephanie law

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La scelta della lingua poetica dialettale (veneto polesano-pavano) è evidentemente la scelta verso una più spiccata oralità della parola, ma questo non tendente a cancellare, ma ad evidenziare di più se possibile il bisogno di introspezione, implicito in questa opera.
Il volume si articola in tre sezioni, introdotte da due poesie di introduzione/motivazione. I testi, prevalentemente narrativi, si compongono di versi di lunghezza variabile dal quinario ad oltre l’endecasillabo, intercalati in stretta relazione con il respiro della oralità, anche personale, del narrante.
I tre incipit più ricorrenti si rivolgono al lettore attraverso uno squarcio di vita delle persone, oppure dalla osservazione degli elementi naturali, o dalla introspezione di un sentimento (che si accompagni e affidi al presente o al ricordo), sempre connesso alle cose.
“Tàşighe!” è un’opera coinvolgente, che invita alla meditazione, alla osservazione. Il dialetto è utilizzato in modo da portare il lettore a cogliere il senso di appartenenza, e dell’ascolto: fino al sorriso, e più alla tenerezza. Tra quanti versi si invita a leggere e rileggere di riportano almeno:

sto morbìn de vìvare
cosa ’l ga da èsare?
cosa xèo?
sto ciaréto ch’el ne piaşe cusì tanto
ca no ne par mai ora da morire…

(questa voglia di vivere/ cosa deve essere?/ cos’è?/ questo po’ di chiaro che ci piace tanto/ che non pare mai che sia ora di morire…)

i xè fiori
e t’ei buti via…

i xè fiori
magari un fià masipà
co’a testina un ninìn şbasà
ma i xè fiori:
e t’ei buti via

ah! chea man
ch’ea se vèrže
par strusiàre
queo che cheàltra
ea se ga danà a rancuràre!

(sono fiori/ e li butti via…// sono fiori/ magari un po’ rovinati/ con la testina un po’ abbassata/ ma sono i tuoi fiori/ – sono sempre fiori: / e tu li butti via // ah! quella mano/ che si apre per consumare/ quello che l’altra/ si è dannata a raccogliere!//…)

 

Alex Ragazzini

 

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Nina Nasilli, Tàşighe!- Book Editore 2017

NOTE SULL’AUTRICE

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L’artista, nata a Rovigo nel 1968, ha assunto Nina Nasilli come pseudonimo. Giovanissima, inizia a scrivere le prime poesie, con cui partecipa a numerosi concorsi e serate di lettura; alcuni di questi testi vengono ben presto pubblicati. Negli anni Novanta la sua inquietudine si traduce in urgenza espressiva e inizia a “dipingere” le sue poesie. I suoi primi quadri vengono esposti in una personale a Thiene nel 1996. Nello stesso anno si rivela determinante l’incontro con una delle figure letterarie più significative del Novecento, Ottiero Ottieri, che nel 1997 recensisce due sue composizioni in Nuovi Argomenti.
Da allora, fino alla morte di lui, avvenuta nel 2002, Nasilli mantiene con Ottieri un intenso rapporto umano ed intellettuale, al termine del quale si ripropone sia come poeta sia come pittrice, dopo un periodo di operoso silenzio. Dal 2002 ottiene menzioni e premi letterari ad Augusta (Siracusa), Chieti, Legnano (Milano), Napoli; a Roma, dall’Associazione Italiana d’Arte Moderna; a Ischia, dove nel 2004 le viene conferita la nomina di accademico in occasione della quinta edizione del concorso partenopeo Premio Ischia. Nel maggio 2005 partecipa, in qualità di membro fondatore, alla nascita dell’associazione Ambasciatori del Certamen Ciceronianum. La sua sempre più intensa attività pittorica si traduce in due prestigiose personali: Segni Urgenti e Imperfezioni Moleste. Quest’ultimo è anche il titolo del suo primo libro di poesie, pubblicato nel 2006 da Giraldi editore. Nel 2007 interviene all’esibizione To call to mind nella sezione Contemporary Art della 52a Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Le sue opere vengono presentate in numerose capitali e nel 2008 partecipa ad una mostra itinerante in alcune città statunitensi, tra cui New York, Boston, Atlanta.

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