LOIS PEREIRO: LA SOLITUDINE ATLANTICA DECLINA TUTTE LE FORME DEL LONTANO- Lucia Guidorizzi

 

lucia guidorizzi

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Eleganza, fierezza, distacco e profondità metafisica unite ad un’alta capacità visionaria sono tra le caratteristiche più rappresentative del popolo galego: in queste regioni estreme il dialogo con l’invisibile si fa più serrato e profondo, più intimo ed autentico.

A Padron, cittadina che gli ha dato i natali, in piazza c’è la statua dedicata a Macias, trovatore vissuto nel XIV secolo, conosciuto come o ‘Namorado e ricordato anche per la sua tragica morte dovuta alla sua passione per una dama.

Menédez y Pelayo, critico e letterato spagnolo del XIX secolo, afferma che il primo afflato lirico nella penisola iberica non fu di derivazione castigliana e neppure catalana, ma nella lingua che veniva definita “galega” o “portoghese”.

I galeghi sono un popolo di “sognatori”, capaci di perdersi in un infinito indistinto, ma sono anche potentissimi narratori, dotati di sottile ironia e di un talento naturale poetico: è anche questo richiamo che mi conduce, già da qualche anno, a peregrinare in quelle terre estreme.

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lucia guidorizzi

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Prima di partire per il mio quarto Cammino verso Santiago, la Senda Litoral, che tocca le coste atlantiche del Portogallo e della Galizia, partendo da Oporto, per poi immergermi in sentieri più interni, avevo cominciato a leggere alcuni poeti galeghi, come Rosalia de Castro (Santiago di Compostela 1837- Padron 1885) e Ramon del Valle Inclan (Vilanova de Arousa 1866- Santiago di Compostela 1936) che conoscevo già da tempo e già accreditati nell’Olimpo letterario della Galizia.

Poi la mia attenzione si è focalizzata su Lois Pereiro, nato nel 1958 a Monforte di Lemos e morto nel 1996 (troppo presto) a La Coruna.

Subito mi ha colpito il fatto che appartenesse alla mia generazione e che la sua fine prematura fosse dovuta a tragiche circostanze, per intossicazione da olio di colza (in Spagna, tra gli anni Ottanta e Novanta, ci furono venticinquemila casi di avvelenamento dovuta al consumo alimentare da olio di colza destinato a fini industriali) e per S.I.D.A. (A.I.D.S.)

Leggere i suoi versi è stato come essere catapultata nella bellezza metafisica del paesaggio galiziano, pieno di boschi di eucalipti, di ortensie blu, di horreos (tradizionali granai galiziani) e di silenzi.

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lucia guidorizzi

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La Galizia è un mondo di prati, boschi, cammini che rendono la solitudine un’emozione estetica ed artistica.

Le opere di Lois Pereiro sono scritte in lingua galega, cosa che ribadisce il suo senso di appartenenza ad un mondo che è stato “minorizzato” dalle letterature dominanti, ma esiste una fortunatissima traduzione  con testo a fronte del suo ultimo libro in italiano “Poesia ultima di amore e di malattia 1992-1995”edito nel 2017 dalla casa editrice Aguaplano a cura di Marco Paone.

L’intensità solitaria e regale della voce poetica di Lois Pereiro, insieme al suo background culturale che lo lega ai poeti simbolisti decadenti francesi, mi hanno colpito e sedotto subito, ad una prima lettura.

Poi, quando mi sono messa in cammino, le sue parole scandivano il ritmo dei miei passi.

 

“Sapere che si sta per morire
e il corpo è un paesaggio di battaglia:
un mattatoio nel cervello.

E tu permetteresti, deserto amore,
che in questa febbre penitente aprissi
l’ultima porta e la chiudessi
dietro di me, sonnambulo e impassibile,
o infileresti il piede
fra essa e il destino?”
                                        novembre ’92

                                     “Curiosità” da “poesia ultima di amore e malattia”

 

Ho cercato le sue opere, scritte in lingua galega, nelle librerie di Vigo, di Pontevedra e di Santiago di Compostela, ma inutilmente, anche se avevo letto che era assurto ad icona di un certo “maledettismo” punk rock locale e che nel 2011 gli era stato dedicato il Dia das Letras Galegas.

Eppure, la voce di Lois Pereiro, continuava ad accompagnarmi mentre camminavo, immersa nella solitudine e nella meditazione sulle coste dell’Oceano Atlantico e dentro i boschi misteriosi della Galizia.

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lucia guidorizzi

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(Credere ancora in me stesso sarebbe la cosa più semplice, ma fingere di non credere nel mio ritorno al mondo è più prudente. Eppure ho fiducia nei miei occhi e so cosa stanno vedendo intorno a loro.)

 

Credo ormai che potrei
passeggiare tra spiriti estranei
senza calpestare i loro sogni più segreti
Non sento più quel dolore immobile
Che prima abitava le mie notti,
svegliandomi in una delle ore più buie

consapevole che il giorno seguente
nulla mi avrebbe portato di così diverso
dal fallimento che mi stava sciogliendo
con il fuoco dell’inferno in cui vivevo.”

                                                                        Novembre ‘94
                                      “Svanisce il dolore e arriva il sonno” da “poesia ultima di amore e malattia

 

L’ironia, l’eleganza e la bellezza dei versi di questo poeta inusuale, appartato, la sua sensibilità acuta e al tempo stesso disincarnata, incisiva, metallica, il suo punto di vista comprometido nei confronti della vita hanno reso Lois Pereiro con la sua personalità così complessa, ricca appagante, il mio ideale compagno di cammino.

 

(Assenza e presenza non alterano la distanza dello spirito, ormai rinchiuso in essa. E gli elementi delle nuove tecnologie nel frattempo elaborano i nostri affetti…)

 

Tristemente convivo con la tua assenza
sopravvivo alla distanza che ci nega
mentre costeggio il confine fra due mondi
senza decidere quale possa darmi
la calma che da me esigo per amarti
senza soffrire per la tua indifferenza
alla mia ritirata preventiva
da una battaglia che già so perduta
risoluto a non entrare mai più in te
ma non alla fortuna di evitarti.”

                                                                        Luglio 95
                                                                      “ X” da “poesia ultima di amore e malattia”

Assenza o presenza non alterano la sostanza dello spirito che accoglie entrambe come elementi imprescindibili.

“Versi di amore e di malattia” è l’ultima sua raccolta poetica e costituisce una sorta di suo testamento spirituale: i versi sono pervasi dal sapere che il suo tempo sulla terra è quasi scaduto e che non potrà abitare nel futuro. Questa consapevolezza rende la sua sensibilità acuta e sottile come quella di un radar, capace di captare onde invisibili.
Lois Pereiro riesce però a distaccarsi dalla sua personale e privata tragedia umana per trascendere, riuscendo a vedere oltre se stesso.

 

“Quest’energia non finirà più,
non fu creata né sarà distrutta.
Occuperà diverse vite,
trasformandosi in emozioni estranee
tatuate in altri corpi paralleli,
in simultanee processioni
senza pausa.

In un caldo universo appassionato
Mi doserò a poco a poco con usura,
finchè toccherà l’ora di tornare,
stanco e felice,
al punto di partenza.”

                                             Agosto ‘95

                                        “Trasmigrazione” da “ poesia ultima di amore e di malattia”

 

Non c’è alcun compiacimento o autoindulgenza nei suoi versi, piuttosto una forza ed una resistenza che lo portano a combattere, anche se allo stremo delle forze, le ingiustizie e le mediocrità in campo aperto, sapendo di non aver nulla da perdere. Lois Pereiro è un ribelle per vocazione, insubordinato ad ogni tentativo di omologazione ideologica e culturale e la sua prospettiva è aperta  e scevra da ogni forma di banalità e luogo comune. Come non amarlo? Proprio questo era il suo desiderio, infatti in esergo al libro compare questa citazione accompagnata da un suo commento:

 

(Poco prima di morire, Raymond Carver scrisse l’inizio di una poesia:

 

“Hai ottenuti ciò che
volevi da questa vita?
L’ho ottenuto, sì.
E cosa volevi?
Credermi amato, sentirmi
Amato sulla terra.”

 

Anch’io potrei dire lo stesso…)

Lois Pereiro continua a donarci la sua poesia e continua ad essere, senza dubbio, una delle voci più originali ed estreme della poesia spagnola ed in particolare di quella in lingua galiziana, erede indiscusso di quel popolo di cantori e poeti che, affacciati sul Nulla metafisico delle solitudini atlantiche, celebrano i misteri della Vita e della Morte.

 

Lucia Guidorizzi

 

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