ISTANTANEE- Paola Meneganti: Matrilineare. Note di lettura.

sina domke- flickr

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Ci siamo necessarie, dunque“-  Il dialogo, Roberta Dapunt

Ci sono libri che mostrano, in maniera luminosa, l’irrompere della voce e dell’ingegno femminile nel mondo. Libri come “Matrilineare”, un’antologia poetica dal sottotitolo “Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni sessanta a oggi”, pubblicata per i tipi di La vita felice e curata da Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, alle quali dobbiamo pure l’antologia “Corporea. Il corpo nella poesia contemporanea femminile di lingua inglese”, del 2009, e la raccolta “La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia contemporanea di lingua inglese”, del 2015, il cui tema torna in questo ultimo volume, declinato dalle poete di lingua italiana. per secoli, le donne hanno subito furti: il furto della dimensione simbolica, il furto di identità, il furto del corpo. La parola poetica, allora, diventa un atto di coraggio e di impegno, un gesto culturale e politico per compiere il lungo lavoro di ricostruzione del simbolico. Nei lavori delle poete scelte dalle curatrici, i emergono i temi del corpo, della genealogia femminile, ma anche della contraddittorietà e dell’ambivalenza rinvenibili nel rapporto madre/figlia. Valga, a titolo di esempio, il tema della fusione con il corpo materno in “Perditi, bimba” di Elisa Biagini: perditi, bimba di pasta e burro …ritorna qui, in bocca alla tua mamma […] mi hai fatta e mi puoi sfare, un boccone alla volta. Condizione privilegiata, condizione prigioniera: val la pena ricordare le prime righe della postfazione scritta da Luce Irigaray a “Maternale” di Giovanna Gagliardo (Edizioni delle Donne 1978): “Insieme al tuo latte, madre mia, ho bevuto ghiaccio. Ed eccomi ora con questo gelo dentro […] Tu mi fai da guardia, tu mi guardi […] E l’una non si muove senza l’altra. Ma non ci muoviamo insieme”. Quel corpo a corpo con la madre, quella relazione madre – figlia che, dirà Adrienne Rich, è “la grande storia non scritta”. E Loredana Magazzeni, nella sua introduzione al volume: “La voce della madre, che ci accompagna nelle sue apparizioni e metamorfosi, è per la figlia postura esistenziale, luogo dell’origine e del posizionamento”. Una presenza potente e numinosa, matrice non interrogata, mai scritta dagli scribi nelle tavolette contenenti la contabilità dei palazzi (v. Cassandra, di Christa Wolf), quasi mai riportata, e sempre in modo sotterraneo, dalle storie e dalle cronache, presente nel mito (Demetra e Persefone), ma oggi portata alla luce dal desiderio femminile di significazione della relazione con la madre, che lo elabora, con la parola poetica, con la parola narrativa, con la parola saggistica, filosofica e psicoanalitica. Chiara Zamboni, in “Né una né due: l’enigma di un eccesso nello spazio pubblico” (Diotima, L’ombra della madre, Liguori 2007), scrive: “La prossimità al materno è presente come qualcosa di ambiguo nel rapporto simbolico. Senza misura, senza definizione e limite: enigma irrisolvibile, che sta tra la madre e la figlia e che vediamo proiettato se pure in forma diversa nei legami delle donne tra loro”. Materia magmatica, spesso dolorosa, spesso perturbante: le poesie ce lo dicono. La madre e le figlie di Mia Lecomte che, in una sorta di memoria allucinata, sognano e ricordano mostri, con cui avviare un dialogo di relazione corporea (Intimità); la lingua fatta di gesti e di vicinanza quotidiana (Il rito, di Fernanda Romagnoli; la Genealogia del grembiule di casa, di Eva Taylor); il tema, doloroso, del lasciarla andare (a cui è dedicata una sezione, “Malattia, morte”, della parte III “Separazioni”, che compone il libro insieme alle altre parti: “Nella scia”, “Controvento”, “Sguardi: indietro e avanti”. Torno sul tema della genealogia. Anne Michaels ha scritto in “Lago dei due fiumi”: “Noi non discendiamo, ma affioriamo dalle nostre storie”. È un potente invito a pensare ancora, cercare ancora, amare ancora nostra madre. E a farne parola, con grande riconoscenza nei confronti di chi, come in questo libro, sa farne parola poetica.

Paola Meneganti
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sina domke- flickr

 

Testi tratti da  Matrilineare.

 

Elisa Biagini, da Nel bosco, Einaudi, Torino 2007.

perditi, bimba
di pasta e burro,
rosso-buccia di
mela, torna sempre
di più farina,
di polpa, gli
occhi, il cuore
che si sciolgano
informi,
ritorna qui
in bocca alla tua
mamma.

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in sogno
mi pareggi le unghie
coi tuoi denti: mi hai fatta
e mi puoi sfare,
un boccone
alla volta

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Mia Lecomte, da Al museo delle relazioni interrotte, LietoColle, Como 2016.

Intimità

La figlia maggiore stamani ha parlato col diavolo
nella stanza rosa pallido rovesciata nel sole lui
le si è presentato da dentro e le ha detto con la sua
propria voce che il santissimo è l’iddio dei perdenti
mentre un patto efficace assicura la vittoria suprema
la certezza del piacere per sempre in assenza d’eterno
la minore nel suo letto sognava intanto un vampiro
e anche un mostro tricefalo ed alcuni fantasmi
che giocavano tutti a dadi sul lenzuolo di marmo
si facevano belli della loro toilette le spiegavano
dei morti viventi e d’altre semplici questioni di sesso
poggiata all’idea di se stessa la madre scuciva le balze
del suo giorno perfetto lo riempiva di asole a caso
bottoni di più dimensioni ricordava che quel giorno
aveva amato un licantropo lui l’aveva spogliata fino
al punto dove luccica ancora un rammendo d’argento

(Viareggio, via Catalani)

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Eva Taylor– inedito

Genealogia del grembiule di casa

2
mia madre portava grembiuli bianchi
inamidati come ghiacciai
davanti ai forni non si scioglieva
era sibilla bianca cera
creava dolci di ubbidienza nel forno
che bruciavano con dolore
l’ubbidienza appare sempre bianca
e mia madre rimane se stessa
ma il grembiule s’infuoca la notte
si consuma sotto la luce
nuda di luna

3
vedo un grembiule appeso alla porta
quando lo muove il vento
si apre come un libro spiegato
ci sono chiazze al posto del nero
delle lettere, ci sono occhi e mani
e ogni lavaggio conferma il passato:
i colori sbiaditi
le macchie che non si tolgono
ogni giorno me lo metto
per nuotare contro corrente
risalire ad un’origine
quel grembiule è una pelle
chi lo porta indossa la mia storia

 

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AA. VV., Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi-La Vita Felice 2018
Antologia poetica a cura di  Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli

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