ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: I “Pomeriggi perduti” di Miche Nigro

agate apkalne

 

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Perdere tempo, quante volte ce lo dicono e lo diciamo a noi stessi! Quante volte vorremmo perdere davvero il tempo che pesa e si aggroviglia ai fasci muscolari, alle ossa, inceppa, fa arrancare , o mette a soqquadro il cuore. Pesate o lieve non facciamo altro che questo: perdiamo tempo, come una clessidra la sua sabbia fino a quando, all’ultimo granello, non ci siamo più, né a dire di noi, né degli altri. Niente pantomime, niente bugie, niente più nessuna parola o sguardo o litania. Niente di niente.Né alba o tramonto, niente sere e nemmeno pomeriggi. Ricordi, emozioni sensazioni, sogni, frasi, annotati dentro di noi a volte, nelle lenti silenziose del giorno, il pomeriggio spesso, nel quasi dormiveglia in cui ci si assenta dalla quotidiana omologata uniformità dei grigiori interiori, dalla fretta a cui il mondo ci sottopone, in pressante pressapochismo, a volte capita di rassettare le nostre stanze più intime. Come in questa raccoltina, una settantina di testi da leggere, come un dialogare che si offre, attraverso la pagina, tra un qui e un là tra due che insieme hanno in comune il gesto del ri-cor-dare.
Pomeriggi perduti, di Michele Nigro, è proprio questo portare, alla soglia del ricordo, come ad una porta che si apre tra sé e l’altro, un dia-logo tra specchio e specchio in cui capita, se veloci si osserva lo scarto di prospettiva, di vedere nella frattura del tempo qualcosa che ognuno di noi è. Sogno e disegno in cui le cose sono ombre e le ombre sono cose che non ci appartengono mai, mai abbastanza. Per questo il rammentare le ricuce a noi, ne fa nostro corpo, stabile, in cui abitare tra spazio e tempo, in una continua rincorsa all’intervallo di quel limite che è il frattale matematico che sempre arrotonda l’errore ma mai raggiunge l’immagine del reale.
Strade, percorsi attraverso luoghi distanti e vicinissimi nella memoria, punti di un continuo andare come viandanti, sospendendo il giudizio su cose e indizi, che segnano con bandierine i passi lasciati, come tante parole pronunciate, giro-vaghe anch’esse e mai proprietà di nessuno in particolare, piuttosto qualcosa da abbracciare e per con-sonanza ascoltare. Un ves-paio di parole che coagulano e pungono, una voce che s’incolla al foglio da trasporto con cui naviga il lungo e il largo, cercando approdo anche dove non c’è un nome.

Fernanda Ferraresso

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agate apkalne

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Testi tratti da Pomeriggi perduti, di Michele Nigro Edizioni Kolibris, 2019

 

Mi occupi

 

Ignara del tuo futuro esserci
e del dolore
nel guardare altrove,
mi occupi,
posare gli occhi
sul volto simile
di chi non sei tu,
per salvarmi dall’oblio,
gesti ripetuti
sulla pelle di domani
crudele riverbero del noi,
mi occupi,
all’orizzonte, forse
nuove terre per la semina,
eppure, mi occupi sovrana
con truppe di ricordi
e presidi
di sguardi mai spenti.

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Fuga di mezzanotte

 

Adoro arrivare
in città sconosciute
di notte o svegliando albe.
Istanbul a mezzanotte
meravigliandomi per
muezzin insonni da
minareti illuminati
come razzi a Cape Canaveral,
Palermo dal mare
incantato dalle luci di Mondello
dimenticarsi del porto.
Padova alle 5:30, passi solitari
riecheggiano sotto i portici consunti
turbando il sonno a Sant’Antonio.

Ma fuggire, allontanarsi da qui
come un ladro non inseguito
se non da se stesso
che interrompe schemi marci,
passeggiate senza senso
la domenica sera.

Con l’ausilio delle tenebre
finalmente andare, dimenticare
il ghigno del bigotto
mentre passo accanto
a processioni di provincia
credendomi devoto.

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agate apkalne

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Grado Celsius

 

Con l’arrivo dei primi caldi
di notte
dalla finestra aperta
mi raggiungono psicosi da strada.
Uno che vagando tra i vicoli
geme un lamento “mamma! mamma!”
crisi d’astinenza dalla vita
una sirena insonne tra i miei sogni
colpi disperati di campana
schiamazzi da calura
e coltelli facili.

Amo il gelo che tutto acquieta
sotto un velo immobile
molecole indecenti si placano,
cerco l’inverno che zittisce
come severo maestro
i dolori infreddoliti del mondo.

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agate apkalne

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Archivio

 

Conserviamo date, pezzi di spago
scatole di dolci vuote e biglietti
perché anche il dolore
esige una documentata
precisione, resistente al tempo
e all’umana distrazione.

Affinché ogni data diventi spina
per pungerci quando sembreremo
felici,
ogni pezzo di spago
un nodo che ci tenga
legati al passato,
una scatola
vuota della dolcezza che fu
per quando saremo pieni
di false gioie,
e biglietti di sola andata
per l’aldilà.

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Informosfera

Rinuncio
ai fatti filtrati
dal chissà dove
e da chissà chi,
mi affido
a dispacci sensoriali
nel ristretto cerchio
del vissuto.
Se lesiono
marmi barocchi
riscopro la fede
nell’invisibile.

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Bella Italia

 

Quanto sei bella, Italia mia
che sai di melone e
pane appena sfornato,
di lontane bande musicali
e infedele nostalgia di paradisi
in terra,
serali suoni marziali e giubilanti
appresso a santi non creduti
eppure rispettati e lasciati campare
come utili parenti tollerati,
al sapore di casa e di madri
in preghiera oltre la miscredenza
di una ragionevole età,
anarchica nella fede
osservatrice dai balconi
di estive curiosità d’antropologo.

Sento passare processioni
e lenti processi interiori
ai lati dell’indifferenza,
la forza del gruppo
di donne devote
con l’anima in pace
e rinnovate speranze.

Quanto sei bella, Italia mia
di scandali benedetti
dalla ragion di stato e di chiesa
e litanie di pie ignoranze
plaudenti a idoli infiorati d’oro
immobili e peccaminosi
nel loro silenzio
tradotto dall’uomo.

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DATI RELATIVI ALL’AUTORE

Michele Nigro, nato nel 1971 in provincia di Napoli, vive a Battipaglia (Sa) dal 1978. Si diletta nella scrittura di racconti, poesie, brevi saggi, articoli per giornali e riviste. Ha diretto la rivista letteraria “Nugae – scritti autografi” fino al 2009. Ha partecipato in passato a numerosi concorsi letterari ed è presente con suoi scritti in antologie e periodici. Nel 2016 è uscita la sua prima raccolta poetica – che ama definire “raccolta di formazione” – intitolata Nessuno nasce pulito (edizioni nugae 2.0). Ha pubblicato Esperimenti, raccolta di racconti; il mini-saggio La bistecca di Matrix; nel 2013 la prima edizione del racconto lungo Call Center, nel 2018 la seconda edizione Call Center – reloaded e la raccolta Poesie minori Pensieri minimi.
Pomeriggi perduti è la più recente raccolta per i tipi di Edizioni Kolobris 2019.

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Michele Nigro, Pomeriggi perduti-  Edizioni Kolibris, 2019

3 thoughts on “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: I “Pomeriggi perduti” di Miche Nigro

  1. L’ha ripubblicato su Pomeriggi perdutie ha commentato:
    Un grazie di cuore per queste parole a Fernanda Ferraresso…

    “… Per questo il rammentare le ricuce a noi, ne fa nostro corpo, stabile, in cui abitare tra spazio e tempo, in una continua rincorsa all’intervallo di quel limite che è il frattale matematico che sempre arrotonda l’errore ma mai raggiunge l’immagine del reale…”

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