ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: 500 chicche di riso

“500 chicche di riso”, edizioni 96 Rue De La Fontaine, autore Alessandro Pagani. La sostanza del libro è data  da un impasto di frasi umoristiche, battute veloci, niente di complicato, col solo proposito di abbattere uno scudo con cui oggi ci difendiamo, per non mostrarci quali veramente siamo. E’ un libro composto per far ridere e, come si sa, quando si ride, in fondo, ci si apre, ci si espone. Quindi, a ben guardare, è anche un libro pericoloso, in un tempo in cui tutti indossano maschere di indifferenza e il macabro o l’orrido sono la mano che disegna le giornate di noi tutti. Le illustrazioni ad opera di Massimiliano Zatini, componente della band in cui suona anche l’autore del libro, batterista del gruppo Stolen Apple, completano l’opera. Pagani sembra avere una predilezione per la raccolta di frasi che tutti pronunciamo giornalmente e, senza nemmeno accorgercene, attraverso l’ironia e la bizzarria con cui a volte queste  si compongono, o si distorcono nella percezione, fanno esplodere in chi ascolta la risata.
Il linguaggio, di fatto, oltre ad un intricato tessuto con cui ci avvolgiamo, ci leghiamo, ci promuoviamo, può essere anche un farmaco,  al grigiore piatto in cui siamo piombati, come soldatini di un mondo in cui la produzione ci affanna e ci consuma quotidianamente, chiudendoci in un cerchio sempre più piccolo, incapaci di ridere di noi stessi, delle nostre modeste capacità di rispondere a problemi in cui ci siamo cacciati con gli occhi bendati. Non è certo la pungolante caustica ironia di Karl  Kraus- Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti– che inchioda tutti all’amara realtà dei giorni d’oggi, ma può avere i suoi risvolti di attenzione, nel riportare scatti tratti dal reale, riportando una piccola indagine su ciò che siamo e come ci comportiamo oggi. Ci fa riflettere la parte conclusiva del libro, in cui ciò che emerge porta a galla, come piccole zattere, la zavorra a cui ci aggrappiamo, e sono il continuo ripetersi dei medesimi errori, come se la vita fosse paradossalmente una lezione inutile.
In comune con l’autore, da parte mia, ho il piacere di giocare con le parole, anche se poi sono sempre le parole a giocarci. Se ben guardiamo non ci lasciano che un vuoto, il nostro, la prima componente fondamentale per cambiare. La ricerca di Pagani mira a doppiare la boa dei significanti delle parole, lasciandole però ciò che sono. Non scava e non estrae le forme per trarne orme di un pozzo da cui tutto ha avuto origine. Il suo scopo è appunto divertire che, di fatto, dal latino divertĕre, significa volgere altrove, deviare, e quindi condurre da un’altra parte. Pro-muovere alla risata certamente fa bene, pro-muovere alla risata mettendo in mostra la nostra piccolezza o stupidità va meglio, pro-muovere alla risata mostrando il nostro nucleo comune,  che cancella le asperità che oggi  sono la causa di conflitti e avidità, andrebbe ancora meglio. Ma. A questo punto non potrebbe, inevitabilmente, che convivere con il riso anche l’amaro, cibo con cui ci nutriamo e velenoso massiccio inquinamento che relega la nostra mente in luoghi inaccessibili, oscurando e non curando ciò che invece ci aiuterebbe ad essere davvero finalmente e interamente umani. Brevi, anche grevi, certo, ma anche leggeri e di questo consapevoli, per muovere senza ferocia i nostri passi in un mondo che non può appartenerci se non per la capacità di abbracciarlo, senza volontà di possesso.

In cambio delle 500 chicche offro una piccola tazzina di me stessa, una specie di baratto, niente di che, ma un dono a Pagani che ama la poesia, per ringraziarlo.

se mi guardo non vedo che un accumulo di graffi
e invisibile l’aria mi penetra là dove io non mi raggiungo
al fondo dove si accatastano e non bruciano comete e meteore
la verginità di tutte le mie lacrime
il fresco di un corpo dove gli occhi sono uccelli liberi
e niente ha tramonto
e poi ancora agnelli e cavalli tra una riva di lago e un’alta riva di montagna
accanto una via di sassi e fienili carichi di paglia
due figure sulla spiaggia camminano accanto alla loro ombra
fino a un fiore di buio
dove la mia quiete come una casa brucia

Fernanda Ferraresso

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Libri di Alessandro Pagani
Alessandro Pagani vive a Firenze, dove lavora presso l’Azienda Sanitaria. Appassionato di poesia da sempre, nel 1989 inizia un percorso come musicista con svariati gruppi tra i quali gli Stropharia Merdaria, i Parce Qu’Il Est Triste, gli Hypersonics, i Subterraneans e successivamente con i Valvola, insieme ai quali fonda l’etichetta discografica Shado Records. Attualmente è batterista della desert rock band Stolen Apple. Perchè non cento? (Augh!, 2016) è la sua prima pubblicazione, dopo il libretto autoprodotto Le Domande Improponibili.

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