POESIE PER I GIORNI FUTURI- Proposte di lettura per le vacanze

faroe islands

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Anche quest’anno Cartesensibili non pubblicherà articoli nel mese di luglio, mese di vacanza e di ricerca, di svago e di studio, dipende dai casi e dalle modalità con cui ci si sente ricaricare dal lungo periodo di lavoro a cui siamo sottoposti o ci sottoponiamo. Alla fine l’esito non cambia: serve una pausa, un risveglio, un tuffo,…ognuno a suo modo.
Lasciamo qui in lettura testi di poesia, nostra partecipe compagna e specchio d’acqua in cui riflettere o immergersi, dissetarsi, sfamarsi, ascoltarsi,…
E’ un tempo che miete molte, troppe vittime,  serve fare pulizia dentro di noi per comprendere come niente sia lontano e che tutto è lo stesso corpo, percepito sì in frammentazioni dell’urbano-umano svolgersi del tempo, ma tutto tutto tutto, immenso corpo nostro. E serve averne cura!
Augurando a tutti delle nutrienti vacanze vi salutiamo e vi aspettiamo nuovamente ad agosto, il 28 come al solito, alle 10 circa!!!!

BUON TEMPO E BUONO SVOLGIMENTO!

tutti noi di cartesensibili

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eremitaggi 

 

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Gentilmente offerteci da Chiara De Luca alcune poesie tratte da raccolte pubblicate nella collana da lei stessa curata KOLIBRIS- http://edizionikolibris.net/

 

TEMPO INGRATO

Il meteo preannuncia tempo ingrato.
E intende grigio, il mio colore di cielo
preferito: il peltro raggiante e delicato,
violetto sfrangiato delle nubi di pioggia del Galles,
in trapunte di palazzi e ammassi di colline
basse sui campi, a tracciare ombre azzurre.
E con ingrato intende pioggia:
il dio liquido, risposta alle preghiere
dei sogni febbrili dei contadini; quello
che gira le chiavi nel suolo, fa scattare interruttori,
maestro delle resurrezioni, che risveglia i semi,
dal sonno vergine, e fiocchi minuscoli,
grani lievissimi e punti quasi invisibili.
Il tempo ingrato riveste le pecore di grasso.
Il tempo ingrato gonfia grano, orzo e avena.
Le nubi si abbassano con il loro patrimonio,
i campi traboccano di lingotti, e ogni fosso
è un portafogli aperto e goccia argento.
Lasciate che corra le strade il tempo ingrato,
ragazza folle che scuote i lunghi capelli.
Lasciate che passi la mano sulle colline
e ne sani l’arido sonno. Il tempo ingrato
è nostro per diritto di nascita: cresciamo
al suono del ticchiettio sui tetti,
al canto goglottante delle grondaie.
Imparammo ad accendere le luci in cucina
nelle mattine d’estate, a portare ombrelli
ovunque, come una seconda pelle.
I frigoriferi sono stipati di burro,
crema e formaggio. Dai rubinetti il tempo
ingrato scorre in ruscelli caldi e freddi
nell’aiola delle rose dissemina capolavori.

ANNA WIGLEY, da “Risveglio d’inverno“, Edizioni Kolibris 2010.

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calasetta ,sardegna-faro di mangiabarche

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Nel borgo antico

Sulle porte chiuse il vento batteva,
entrava nelle case dei poveri,
la lumera spegneva.
La sera giungeva anzitempo
e nuvole ferme portavano il silenzio.
La chitarra abbandonata in un angolo,
il mastro aveva chiuso la bottega;
non risuonavano più,
per i vicoli del borgo antico,
le parole dell’amore e del destino.
La Bella Morea era un sogno sfuggito,
e la cena
era un tozzo di pane e due olive.

(2012)

MICHELE GANGALE, da Attraversamenti, Edizioni Kolibris 2019.

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moeraki-boulders- nuova zelanda

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Dai, moriamo

“Dai, moriamo”, dico ai miei figli,
Lee cinque anni, Luca meno di tre,
e sotto una coltre di sole d’agosto
ci stendiamo nell’erba sulla collina
ad ascoltare il mare che appena
più in basso si ritrae, si avvicina,
o le pecore che tutt’intorno a noi
ruminando si aprono un varco verso terra.

“Ami le nuvole, Papà?”
“Ami la Pantera Rosa?”
e “Starai con noi per sempre?”
Al che rispondo, senza esitazione,
sì, e ancora sì,
sapendo che finché saremo stesi qui
tutto è possibile, che ciascuno dei sentieri
più avanti potrebbe portarci ovunque
ma anche, giusto in tempo, a casa nuovamente.

Come me, talvolta loro agiscono troppo,
colmando tempo e spazio disponibili
di caos e chiasso e discussioni,
ma quassù, sovrastando il paesaggio,
la vista sul mare, delle loro vite, su questa collina
amano giocare questo gioco, stare stesi
insieme e insieme morire
che, nella loro lingua di bambini, significa
non tanto spirare o finire
quando entrare in mode Super Attenzione,
prepararsi a viaggiare, assicurarsi
sul seggiolino del booster e aspettare
aspettare il graduale ma inesorabile
stacco, decollo e movimento in volo.

Per i miei due figli, solo da poco le cose
si sono fatte carne, fatte mortali –
la nostra palma sradicata, due pesci rossi,
l’uccello che il gatto del vicino ha abbattuto
la scorsa settimana – e quasi li santifica
questa scoperta. “Dai moriamo adesso,
poi andiamo a casa per il tè”, dice Lee,
mettendo in parole come meglio può
la storia d’amore disarmato del mare con la terra.

PAT BORSAN, da La prossima vita, Edizioni  Kolibris 2014
Traduzione di Chiara De Luca

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boma-national park

 

Una vecchia prostituta tutta truccata e agghindata, ancora erotica,
in un cinema di periferia a Milano, mi inebria con il suo
coinvolgente profumo vecchio stampo. Vorrei tanto prenderle la mano
e trascinarla nel film d’amore del quale stiamo godendo inconsapevolmente insieme

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Cosa speri di trovare tra le strade stasera
disperato poeta affamato di parole?
La vita. La mia e quella di altri.
Ne sei sicuro?
Una donna in cerca d’aiuto, forse un sogno ancora non infranto.
Oppure morsi, calci e sputi?
Magari un colloquio a tu per tu con Dio
che mi salvi dalla barbara bestemmia.
Ma se conosci più atei e disperati, che cristiani?
Lasciami in pace voce nella notte, lo sai anche tu
cosa c’è tra le strade stasera: donne di colore
sfruttate al freddo e al gelo, ragazzini e ragazzine che
si fanno di musica a tutto volume, alcol e qualche droga…
Tutto il resto non si vede, eppure è peggio ancora
Cosa spero di trovare tra le strade stasera?
Me stesso,
per contribuire anch’io con un verso
immerso nel caos infame
di questo mondo avverso

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Immortalità, la notte ci bestemmia addosso
come l’outsider che guarda ben oltre la verità,
destinato ad essere esiliato in vita
e osannato dal mercato in morte: è l’umana ferocia
sta tutta intorno a no

 

GIORGIO ANELLI, da L’umana ferocia, Edizioni Kolibris 2017

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grecia

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Sono qui in una terra non promessa
solo presa a prestito
da uomini incapaci d’eterno,
terra dove si aggrappa la mia voce
alle sommità delle foreste
quando il vento dell’erranza vuole portarmi lontano.

Da quanto tempo,
questo paese è abbandonato dai suoi figli?
nessuno lo sa, perché a lungo dura la lentezza
e la nostra memoria non si ricorda più di padre Ngoma.

Avanzo su questa strada di terra pietrosa
che si perde nella catena di monti
di questo paese senza faro
e tutto diventa una prova da superare
per deporre i figli sui nonni,
io sono la montagna senza nome,
non entro nella lentezza
e il mio corpo mi trattiene alle soglie dell’immenso,
nessuna esperienza varrà le prove di domani.

Entro nello spazio dell’alterità
che è mia e fisso il mio amore
sulla superficie dei sentori
perché tutto duri un’eternità,
parole senza origine che rischiarano
il viso degli alleati di sostanza.

Fisso il mio sguardo sui frammenti risparmiati
per riempire il granaio malgrado la rarità dei campi,
il disseccamento delle parole, le crepe delle case vuote…
Trasudano i tetti delle case,
l’erba occupa lo spazio abitato
il mbongui non è più che un monologo
radiofonico con muggiti
di animali domestici che imitano
voci umane.

Senza fatica,
l’eternità prende il dominio,
come ha sempre saputo fare,
con un sorriso di trionfo
a malapena velato.

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Mi siedo sul pendio di Mindou
e là penso a questo paese dimenticato dalla modernità
ma con gioia, mi inoltro in questo paese non inquinato
attraversato da grame foreste da campi abbandonati
anche dalle bestie selvatiche.

Mi inoltro in questo paese dove non vivono più né bestie né insetti,
reti immense li afferrano all’uscita di gallerie di foreste,
pipistrelli, passeri e colibrì si impigliano
nelle maglie degli ultimi uomini.

Mi siedo sul pendio di Mindou
e là vedo migrare le legioni delle formiche
verso terre più ospitali, portando
un po’ di vita sul loro passaggio.
non si vuole essere soli a scomparire.

in anteprima- raccolta in uscita a luglio 2019

OMER MASSEM, da Materia di lentezza, Edizioni Kolibris 2019

 

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