PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Il fiore di cera

fiori di brina fiori di gelo fiori di cielo

.

Mi ricordo quando sono partita da casa per tre giorni di supplenza ad Agordo. Novecentocinquanta chilometri di distanza dalla Hoya carnosa che mamma, alle sue amiche di balcone, indicava come il fiore più bello tra tutti.
Mi ricordo che un giorno, sporgendosi dalla ringhiera di ferro battuto, guardando giù, vide la signora Pina che aveva gli occhi su uno dei rami rampicanti, sfuggito al traliccio, che pendeva sulla sua testa, allora le disse:
– Meraviglia! Vero?
– Un po’ troppo delicato, però. A me non è mai riuscita quella palla di stoffa incerata. Tu ce l’hai da tempo?
– Ci vuole amore con i fiori, Pina tu sei sempre di corsa.
Poi ritornava alla sua pianta e nell’inchino ne accarezzava un fiore con la punta dei polpastrelli, mentre mormorava parole incomprensibili ai petali piccini, di velluto bianco, disposti a stella con un bottone rosso al centro e i peduncoli in cerchio, per sorreggere ogni fiore di pesante leggerezza. Originaria d’oriente, non so quale amica gliela avesse procurata, allora era raro comprare le piante, si ricevevano in regalo, e la nostra Hoya era cresciuta in vaso, sul balcone al terzo piano del palazzo Pepe tra il sole e l’ombra del sud. Lei si era adattata al clima mediterraneo in tanti anni, io ce l’avrei fatta con le Dolomiti per perimetro?

.

il folle volo- manipolazione dipinto di anonimo fiorentino- Il naufragio della nave di ulisse (1390-1400)

.

Mi ricordo che avevo quella faccia lì quando arrivai e in valigia la Divina Commedia. Non si sa mai. È una supplenza in un istituto minerario, ma potrei averne un’altra in un liceo. Meglio essere preparati a programmi differenziati. E le supplenze si sarebbero inseguite una con l’altra. Per tre anni.
Mi ricordo che il blu del mare catturato nella retina non fuggiva nei mocassini che si riempivano di neve ad ogni passo. Appena arrivata non avevo scarponcini. Le pinne nere da sub nel ripostiglio del terzo piano del palazzo Pepe, per il primo bagno di maggio. Sarebbero passati in fretta due mesi e qualche giorno per il ritorno. Era marzo e chi l’aveva mai vista tanta neve, in primavera, sovrapporsi ad altra neve, di dicembre, in così breve tempo? Sul marciapiede della stazione di Belluno, in attesa del pullman blu che mi avrebbe portato ad Agordo, affondavo nel bianco e non era velluto. Il profondo nord sconosciuto, nel brillio della neve era il desiderio della mia emancipazione. E lo guardavo dal finestrino. I pugni stretti nelle tasche del cappotto e in bocca i versi del Maestro, alcuni endecasillabi magici del ventiseiesimo canto d’inferno, per allontanare la paura del mondo nuovo.

 

Fatti non foste a vivere come bruti, 
ma per seguir virtute e conoscenza.

.

dipinto di anonimo fiorentino- Il naufragio della nave di ulisse (1390-1400)

.

Io però ad Itaca non sono più tornata e Ulisse ci è rimasto nell’infermo di Dante. Invece Omero lo fa rincontrare con Argo sulla soglia della sua casa..

La vita è quel che ti racconti.

 

Elianda Cazzorla

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.