L’OCCHIO ALLA FINE DEL CANNOCCHIALE ovvero DEL VEDERE DELLE DONNE- Milena Nicolini: Cobain non deve morire una seconda volta

 the color of pomegranates – the poet’s childhood

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Quando cominciai ad occupare questo spazio-cannocchiale, dissi che mi interessava mostrare lo sguardo attento delle donne, capaci di cogliere oltre il visibile e l’immediato. Sono molto felice questa volta di ospitare direttamente, senza la mia mediazione, l’occhio di una donna, Annalisa Ballarini, che si volge al testo poetico molto complesso di un ragazzo.

Le poesie di Ivan Paskov mi sono giunte, tramite WhatsApp, in un formato che prevede uno sfondo bianco – un foglio virtuale – dove lo spazio disponibile determina il respiro del verso. Tale organizzazione automatica del sistema di scrittura fa sì che le parole si susseguano percorrendo lo spazio orizzontale fino al margine opposto dello schermo e poi proseguano nella parte sottostante fino alla conclusione del periodo, il cui compimento di significato è quasi sempre affidato a pochi elementi. La medesima struttura si presenta per le frasi successive. 
Alla mia perplessità iniziale – tanto da supporre che i testi richiedessero un accurato lavoro di riorganizzazione metrica – è seguita un’attenta analisi dei contenuti e delle parole-arca, grazie alla quale è emersa una stretta corrispondenza tra il sistema di organizzazione dei versi e i loro significati. Definisco parole-arca quei grumi di senso nei quali è racchiuso il nucleo di tutto il possibile universo poetico di Paskov e da cui si irradia, per forza centrifuga, ogni poesia.  
Caduta” è la prima delle parole portate alla luce dall’analisi semantica, ed è proprio questo precipitare a governare la struttura di ogni componimento. La caduta, il più delle volte, non è dettata dalla volontà del soggetto, ma è stabilita dal sistema digitale di scrittura. 
Il giovane poeta è consapevole di quanto accade: la parola può collassare, ma egli vuole che a causare ciò sia altro. 
“Sono a termine di una caduta”, scrive nel primo dei testi di Club 27, breve silloge inedita dedicata a un gruppo di artisti, in prevalenza cantanti rock, accomunati dal fatto di essere deceduti all’età di 27 anni per cause non naturali – abuso di sostanze stupefacenti o alcool, incidenti, avvelenamento, suicidio.
Sparata dal poeta, la “pallottola assillante” apre icasticamente la raccolta. Percorre il foglio virtuale, lo incide al passaggio innescando il dipanarsi del linguaggio, il colare di “maiuscole e minuscole”. Il sistema automatico – la pallottola – assume su di sé la responsabilità della scrittura e l’io non ne avrà più il controllo. 
L’io si autodefinisce qui come “mancanza”, la seconda delle parole-arca di questa poesia, mancanza vissuta ludicamente o non ancora in essere – “e sto giocando a mancare”, “a un passo dal mancarti” – così come connotato nel senso di mancanza è il linguaggio stesso. 
L’io-Cobain manca a se stesso per mancare a un mondo che avverte come estraneo e al quale sottrae la sua stessa parola, che, prima di essere pronunciata nuovamente, deve scardinarsi da ogni legame precostituito ed essere affidata all’oblio, per risorgere.
La successione dei versi procede per rallentati, rapidi passaggi e scarti temporali. Gli stati di coscienza si accostano e si sovrappongono, fondendosi infine in una sintesi nella quale convivono tempo individuale e cronometrico, come è tipico della dimensione musicale. 
E non si può fare a meno di pensare, per contrasti e affinità, al testo di “Come as you are”: “Take your time, hurry up. The choice is yours, don’t be late”. (“Vieni come sei “:” Prenditi il tuo tempo, sbrigati. La scelta è tua, non tardare“).

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 the color of pomegranates – the poet’s childhood

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Il tema è forte e pone interrogativi etici. Ci si chiede se sia giusto o meno trattare in poesia un argomento tanto spinoso quanto quello della morte volontaria, ancor più con la consapevolezza del fatto che ad accostarsi alla lettura dei testi potrebbero esserci giovani che vivono momenti di fragilità. L’attrazione verso il baratro per sfuggire a ciò che il vivere richiede – affrontare i drammi della crescita, l’esigenza di sostenere l’azione plasmante dell’esperienza – non è purtroppo così rara nelle nuove generazioni. Durante la mia riflessione, è accorsa in mio aiuto una raccolta di poesie dove la tematica della morte per autodeterminazione è trattata con paradigmatica sensibilità: “Gli Scomparsi”, di Maria Grazia Calandrone. Le vite di chi ha deciso di non esserci più vengono qui ridisegnate e accolte in un amorevole e pietoso abbraccio materno. Gli Scomparsi sono nuovamente creature vive in poesia, al di là del gesto che le ha recise dal mondo.
Ho sempre creduto che la poesia fosse il dardo adamantino tarkovskijano scagliato oltre se stessi, tra le sofferenze e le gioie dei vivi e nel cuore del ricordo dei morti. È un tendere la mano, come fanno gli Scomparsi di Calandrone o come fa Kim Ki  DuK, che riflette sulla vita e sulla morte nella solitudine di una baracca, in un volontario mancare al mondo. Lo fa cantando Arirang, che così definisce: “Ho sentito dire che letta negli ideogrammi cinesi la parola significa ‘auto-affermazione’. Per me Arirang è una collina –  le colline della vita. Vanno su e giù, su e giù…”
Sono giunta alla conclusione che anche le poesie del giovane Paskov siano una mano tesa a chi è in grado di comprendere. Il lettore rimane scosso, si ferma: ascolta. La roulette russa deve essere fermata e Cobain non deve morire una seconda volta. E quasi, alla fine, si spera di sentire risuonare, oltre l’ultimo verso, la parola Arirang: autoaffermazione sì, ma nel nome della vita. 

 

Fisso una pallottola assillante 
La voragine che percorre è 
assiomatizzante
Faccio un patto con tutti i miei modi di 
fare 
per dimenticare quello che devo fare 
– Se aspetto aspetterò ancora,
l’infuso del bicchiere ironizza la vita –
Sono a termine di una caduta 
e fisso una pallottola snervante:
il derivante del danno cola 
maiuscole e minuscole
mancanze. 
Sto giocando a mancare
mancare a disposizione dell’arroganza 
e se la mia generazione mi mette in un 
angolo
faccio collezioni di coma a un 
passo dal mancarti. 
E arrivo dal lontano oblio
dove spartisco una roulette russa.

 

 the color of pomegranates – the poet’s childhood

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Ivan Paskov è nato a Piacenza nel 1997 e vive a Carpaneto piacentino.
Alla domanda su cosa sia per lui la poesia, risponde: “La poesia è espressione di sé nel rispetto della libertà. Non appartiene a niente e a nessuno, ma crea legami come in qualsiasi altra arte, come una fotografia, un film, un brano musicale”.

Annalisa Ballarini vive a Piacenza. Scrive poesie. La sua ultima silloge, Specchio a figura intera, è del 2017, per i tipi di LietoColle. Su Cartesensibili è possibile trovare le analisi di suoi testi, a cura di Milena Nicolini

3 Comments

  1. Analisi critica emozionante. con interessanti spunti poetici di riferimento. Complimenti a Ballarini e alla parola poetica di Ivan

  2. Chi non ha provato attrazione almeno una volta per il club 27? I vari Jim Morrison, Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Janis Joplin hanno concentrato su di loro l’immaginario dell’intensità di una vita breve e bruciante di cui i primi depositari sono stati i poeti romantici Keats e Shelley. Al di là delle strumentalizzazioni dello show business, resta un nucleo mitico assolutamente credibile che risale ovviamente alle figure di giovani eroi della Grecia omerica. La potenzialità, il genio in boccio, la vita ascendente trova perfetta compiutezza nella sua fine improvvisa, così che non possa essere corrotta da noia, abitudini, senescenza. La poesia qui pubblicata di Paskov raccoglie la disperazione e la restituisce come indecisione, come incompiutezza: “faccio un patto con tutti i miei modi di fare/per dimenticare quello che devo fare” è un verso che mi corrisponde e in cui mi riconosco. Mi viene in mente anche uno scrittore morto giovane Carlo Michelstadter, il quale non poteva sopportare l’inutile apparato retorico della vita e cercava inutilmente il nucleo duro della persuasione. Anche prima del club 27. Morto suicida a 23. Grazie alla carissima Annalisa per l’interessante segnalazione.

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