L’INARRIVABILE ALTROVE- Lucia Guidorizzi: Recensione di “Altrove” di Marta Celio

gustav klimt- le tre età di una donna (dettaglio)

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In un anelare terrestre che levita verso la luce si snoda la traccia semantica e simbolica del libro “Altrove” di Marta Celio, le cui poesie emanano uno splendore frutto di sapienti rarefazioni e sottrazioni che lo rendono preziosamente essenziale come un erbario.
Ogni parola è calibrata, assottigliata, decantata fino a divenire spirito ed essenza, la parte più invisibile e più imprescindibile di ogni percorso poetico.
Il suo è un procedere appartato, in un crescendo di tensione ed intensità, in un ascolto volto all’incontro dell’Altro ed al suo farsi evento consustanziale al tempo.
Il libro è caratterizzato da due diverse sezioni: “Reale…o quasi” e “Fantasmagoria di un ipotetico irreale” che scandiscono le tappe di questo dirigersi altrove.
Nei versi di Marta Celio c’è un prezioso esercizio di vertigine coniugato ad uno stile rigoroso che procede per sottrazione, essi si snodano in un protendersi con grazia sull’Abisso che si fa specchio in un danzare lieve di stranita estraneità.
Il suo viaggio si snoda in un dialogo intenso, sempre interrotto e mai concluso, tra l’io e il tu, in cui irrompe l’Altrove nella sua corrusca alterità.
In “nessun dove” si situa l’Altrove di Marta Celio che in un’imperfezione perfettibile tende verso un Assoluto, enigma di bellezza ed oscurità.

sono qui
sono altrove
sono in quel “dove”
fatto di distanze
che piene sono
piene d’amore

……………………………………..da “Segrete distanze. A mia madre

 

Nel suo anelare alla luce e alla Madre c’è qualcosa che ricorda i Misteri Eleusini, che evoca la presenza di Persefone nel suo andirivieni tra i reami dell’Ombra e della Luce, in un ritornare ciclico in cui autunni tornano ad essere primavere e primavere trascolorano in autunni, nel farsi e disfarsi di un tempo mitico, pregno di restituzioni e ritorni.
I suoi testi sono attraversati da una poesia che si decanta attraverso studi filosofici ed artistici senza mancare mai alla sua primeva vocazione, quella del canto, un canto che si innalza fragile e  pervicace, oltre ogni lacerazione interiore.
Le sue poesie sono simili a partiture musicali e raccontano un mondo di sterpaglie, terreni aridi ed inospitali in cui appaiono oasi promettenti e sempre differite.
La parola “oasi“ è l’emblema della sua poesia, luogo foriero di promesse di ristoro, spazio  fantasticato e confortante di rigogliosa abbondanza in terra di povertà.

 

Non solo stelle anelano al cielo
ché il buio è troppo grande per i miei occhi

e il tempo eterno mette le sue radici
in spazi lontani
segreti depositati
dei mille dialetti

e il mio idioma non ti assomiglia

a me ritorna
se non
a mani vuote
dove io tuffo il mio viso
alla ricerca di te
mia oasi infinita

 

……………………………………………..Oasi infinita

 

gustav klimt- la culla

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Il velo d’Iside della Natura, svela e ri-vela, facendosi discorso poetico che accoglie il fluire di un tempo mitico sempre teso alla scoperta dell’Altrove.
Si tratta di una poesia colta, ma senza ostentazione, raffinatissima nel suo essenziale esercizio di sottrazione, che non indulge mai su se stessa, ma che interpella l’Oracolo insito nella Natura e che si racconta per enigmi.

 

Il domani dipana l’oggi
e l’oggi sussume ciò che
tra te e me
rimane

_forse silenzi
forse assenze

forse
e quasi certamente

………essenze _

………………………………..Essenze

 

Poesia equorea, distillata, liquida e al tempo stesso materica: le mani corrono rapide sulla tastiera del computer come sui tasti di un pianoforte, sprigionando musica dalle parole.
Essere “nel momento” è vocazione alla leggerezza. In un precedente libro di Marta “In punta di piedi” Mimesis, 2017, si nota una particolarità che ho riscontrato in un altro poeta, Alfio Fiorentino, poeta visivo vissuto per molti a Venezia. Entrambi, in calce ai loro testi inseriscono la data precisa, corredata dell’ora e dei minuti precisi in cui sono stati scritti, sottolineando così  il preciso istante dell’accadere della visitazione creativa.
Questo essere nell’attimo, scandisce le stazioni di un percorso poetico che diviene testimonianza della potenza epifanica della parola. Si tratta di un cammino salvifico caratterizzato da esposizioni e sottrazioni.
Altrove” è un invito al viaggio, ma anche inattingibile ed ansioso Nostos  dilazionato nell’esercizio di un’imperfezione perfettibile.

 

Come  nuvole d’inverno
scema il reale verso
lidi diversi
estranei
  stranieri.
Più non mi abito

Ma_
……la terra

…………………………..Ma_
……………………………la terra

 

Tra ferite e salvazioni questo Altrove è uno stare tra la terra e il cielo, in quel reame sospeso tra due mondi che è anche il luogo abitato  dalla poesia.

 

Lucia Guidorizzi

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Note sull’autrice

Marta Celio, poeta, scrittrice. Ha pubblicato sette libri di poesia, l’ultimo “Altrove” è uscito con Macabor Editore nel 2018 accompagnato dalla prefazione del filosofo Umberto Curi. Ha scritto testi di critica letteraria e filosofici scientifici . Si è confrontata con la poesia visiva, dando vita a significative collaborazioni con professionisti provenienti da altri ambiti artistici.

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Marta Celio, Altrove– Macabor 2018

 

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