LAURADEILIBRI- Laura Bertolotti: “Amore Inquieto” di Nadia Tarantini

egon schiele-madre e figlia, dettaglio

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Una scrittura dettata da un imperativo personale e inderogabile, Amore inquieto, di Nadia Tarantini. Un bisogno profondo di chiarezza e memoria, con il desiderio di trattenere la vita che non c’è più nella forza evocatrice delle parole. Parole che raccontano fatti, gesti, famiglie, giovinezza e mancanza. Perché in tutto questo libro pieno di persone aleggia un vuoto grande, un dolore accennato e infine narrato, un rimpianto, direi. L’autrice, giornalista e scrittrice, con questo memoir ripercorre il rapporto madre-figlia alla luce dei gesti di cura nella fase terminale di vita della sua mamma e dei ricordi,  creando una narrazione insieme distante dalla realtà vissuta e, in un certo senso, più universale, per comprendere le molte sfaccettature di un rapporto mai semplice, fatto di affetto, conflitti, persino rancori e compassione.

«Ciò che un tempo ti ha fatto soffrire, il setaccio della vita lo ha reso leggero, come un vento di primavera».

E anche: «Le piace essere accudita, ma odia pensare che i figli le stiano accanto perché non può più stare da sola. Vuole dare qualcosa, lasciare segni, per vivere ha necessità di uno scambio continuo».

«Cerca l’incontro, il cibo, il pensiero buono che la farà ricominciare».

La narrazione ha un andamento rapsodico, non è lineare come non lo sono i ricordi, che affiorano incoerenti e persino subdoli. Il trait d’union sono le parole che rimandano alle parole dette, ascoltate, carpite per caso, comprese o fraintese, ma tutte destinate a lasciare una traccia, sempre.

«La scrittura, ne sono convinta» afferma Tarantini «ce la danno le madri. Non soltanto perché sono materne le prime parole che impariamo, ma perché le madri ci danno il contesto per raccontare, le scene dell’immaginario con le quali ci spiegano il mondo. Un’impronta quasi più importante del camminare, mangiare […]».

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egon schiele-madre e figlia

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Dalla lettura del diario, in parte regalato e poi ereditato, su cui la mamma ha scritto fino alla fine dei suoi giorni,  si aprono squarci di conoscenza della nonna, dei parenti e di lei stessa, che la inducono a riflettere sul presente e sul passato delle relazioni famigliari.

«Perché ci lasciamo insultare dai figli? Dicono che sia per amore, ma non è vero; se fosse amore lo sentirebbero e non avrebbero bisogno di insultarci. Dicono che sia per egoismo, per paura che ci abbandonino. Questo è più probabile. Soprattutto con l’avanzare dell’età».

Con il libro precedente, Quando nascesti tu stella lucente (L’Iguana Editrice, 2017), Tarantini mi aveva avvicinata al genere distopico,  dove non era riuscita neppure Margaret Atwood (Il racconto dell’ancella, Mondadori, 1988), intrigandomi con un testo disperatamente attuale nel configurare un futuro per il nostro pianeta. Invece questa sua opera mi è parsa subito impegnativa a leggersi, non per la scrittura, che fluisce con naturalezza, piuttosto perché dovevo impormi di resistere alla commozione e alla sofferta identificazione nei ruoli. L’autrice mi ha scritto che nell’essere figlia e madre  bisogna imparare a perdonare e perdonarsi. Mi pare sia tanto vero quanto difficile da praticare.

«L’amore non dicibile per mia madre; e dentro di me l’ho sempre criticata».

Anche Luisa Muraro (L’ordine simbolico della madre, Editori Riuniti,1992) scrisse che ogni donna, per vivere liberamente, ha bisogno della potenza materna, come ne ha avuto bisogno per venire al mondo e può averla solo in cambio di amore e riconoscenza. 

Amore inquieto si propone, a mio parere, come un libro che smuove sentimenti offuscati o volutamente rimossi e, nel contempo, invita alla condivisione delle esperienze, per trovare o ritrovare e valorizzare quel fil rouge con la madre che fa di noi quelle che siamo.

Laura Bertolotti

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Nota sull’autrice

Giornalista, scrittrice, docente conduce da molti anni corsi e laboratori di scrittura, di giornalismo, di comunicazione. Collabora con le Università di Teramo e di RomaTre, dove tiene Laboratori di scrittura. È autrice del manuale di scrittura giornalistica Il nostro giornale quotidiano (Pratiche, 1998) e di Laboratorio di scrittura (Franco Angeli, terza edizione 2009). Con Maria Teresa Pinardi ha scritto il romanzo-saggio “Il Risveglio del Corpo”  (Dai sintomi alle emozioni l’arte della salute), La Tartaruga 1996,e di “Quando nascesti tu, stella lucente“, suo primo romanzo ambientato nel 2346, in libreria dal 18 aprile 2017. Nel marzo del 2011 l’editore Iacobelli ripubblica Il Risveglio del Corpo” , in una nuova edizione aggiornata ed arricchita. Ha creato e conduce dal 1998 i seminari di scrittura e i Laboratori “LE VIE DEI CINQUE SENSI© . Scrivere con tutte le emozioni. Le sue due grandi passioni: la scrittura e la cura. È nata nel 1946 a Carsoli, dove vive. Lettrice accanita e totalmente eclettica. Ama camminare e andare in bicicletta, nuotare e cucinare.

https://www.nadiatarantini.org/

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Amore inquieto

Nadia Tarantini, Amore Inquieto- Iacobelli Editore 2019

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