ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi: Beatitudine Angelus Silesius Il pellegrino cherubico di Francesco Roat

kees van dongen

 

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Continua il percorso saggistico e interiore di Francesco Roat che, nel corso degli anni, sto seguendo e offrendo qui tra le carte sensibili.  Roat ha un’identità matura, riconoscibile in uno stile proprio, poiché unisce la qualità della sua traduzione con l’appassionata narrazione, sempre più serrata e intrecciata di  venature filosofiche, proposta accanto al volto dell’opera dell’artista, poeta, scrittore, mistico che sia. Ricordo tre geni su cui ha scritto recentemente: Walser, Holderlin, Nietzsche. Ora, il suo cono di luce attraversa Angelus Silesius.

Grande mistico tedesco, vissuto tra il 1624 e il 1677, medico, poeta, sacerdote, ha tessuto la sua vita in povertà compiendola nel monastero di San Mattia a Breslavia. Il suo nome di nascita è Johannes Sheffler. Angelus Silesius, quello da lui scelto dopo la sua conversione dal luteranesimo al cattolicesimo.

Delle numerose opere, Roat ha scelto Il pellegrino cherubico: un tappeto di testi, tra aforismi, componenti lirici, epigrammi scanditi nella successione di 6 libri. Roat propone la bibliografia e la traduzione a corredo della sua critica.  Con aperta riconoscenza, apre il proprio lavoro, dedicandolo a Marco Vannini per la qualità del suo contributo di studi e scrittura centrati sulla mistica, maestro non solo nell’approfondimento, ma anche esemplare in chiarezza espositiva in cui congiunge, citando articolatamente, cime e  sponde.

Ho particolarmente atteso quest’opera. Sì curiosa dell’approccio di Roat ma, di più, per camminare nella scia profonda del canto di Silesius. I sei libri offrono un tempo intenso di meditazione, se non di contemplazione, impegnano un’attenzione concentrata nel verificare la propria postura interiore e una visione spirituale assoluta tale da trasformare la propria prassi quotidiana, vigilando costantemente sul proprio respiro, sul proprio essere e agire.

Si viene indotti a tacere, lavorando con lentezza la parola e il vuoto che la sostiene, uscendo da ogni apparato critico, da ogni commento colto. Credo che l’opera firmata da Roat permetta anche questo. Consenta, cioè, un ritorno successivo alla prima silenziosa lettura del canto, accogliendo la mano di Roat, così da percepire tutta la magnifica risonanza di Silesius.  L’apparato bibliografico indicato a piè pagina ci sollecita altri affacci, altre utili vie, confronti.

I versi di Silesius brillano, nella sapienza storica della mistica, tra i fili interiorizzati di Taulero, Weigel, Bohme, Eckhart di cui Silesius aveva meditato attraverso la biblioteca ereditata dalla morte dell’amico Abraham von Franckenberg. Un canto dell’essenza e, al tempo stesso, spiritualmente orchestrale che, soprattutto, nei primi tre libri, folgora e insegna.

 

Libro I

  1. La sorgente è in noi

Tu non devi invocar Dio, la sorgente è in te:

Se non la arresti tu, essa di continuo scorre.

 

  1. Bisogna esser l’essenza

Esercitare l’amore comporta molta fatica: non dobbiamo

Soltanto amare; bensì essere, come Dio, l’amore stesso.

 

  1. Il luogo stesso è in te

Non sei tu nel luogo, è il luogo che sta in te!

Gettalo fuori, così l’eternità è già qui.

 

  1. Senza perché

La rosa è senza perché. Fiorisce poiché fiorisce.

Lei a se stessa non bada, non chiede che la si guardi.

Anna Maria Farabbi

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Francesco Roat, Beatitudine . Angelus Silesius. Il pellegrino cherubico- Ancora 2019

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