UNA PICCOLA SCUOLA AMATISSIMA- di Vittoria Ravagli

la scuola media “dino betti”- borgonuovo  di sassomarconi

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E’ molto importante che le persone che hanno fatto cose belle e giuste in un territorio vengano ricordate, che di loro si parli specialmente a bambini/e, a ragazzi/e, che non li hanno conosciuti: tramandare le storie legate alle loro vite, agli insegnamenti trasmessi: così crescono dentro ai giovani profonde radici, e le vite non finiscono mai, sempre ricordate e richiamate per il bene e la luce che hanno portato.
In una mattina ventosa di inizio primavera, ho percorso una breve salita e sono arrivata nel piazzale di una piccola scuola, dove le autorità di Sasso Marconi e la famiglia del Maestro Betti erano seduti. Si teneva una festa, era il giorno dell’intitolazione al Maestro  Dino Betti della scuola media di Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi.
C’era del vento leggero in quella mattina di marzo. Ragazze e ragazzi, di fronte a noi, di fianco alla scuola, suonavano i loro strumenti luccicanti nel cortile, in pieno sole; la professoressa dai lunghi capelli dava loro il tempo.
A marzo erano trascorsi i dieci anni necessari per potere intitolare la scuola al Maestro. Così chi ha voluto e potuto si è adoperato per rendere concreto questo progetto, già pensato prima da altri e dalla dirigente scolastica, dalla scuola stessa, ma solo ora possibile.
Per rendere agevole l’iter dell’intitolazione, si sono raccolte singole testimonianze da chi aveva conosciuto bene il Maestro Betti. In particolare si doveva spiegare perché una scuola media veniva intitolata ad un maestro. Ma era facile farlo: il Maestro Betti era stato un Maestro di vita e questo fatto raro ha superato ogni ostacolo.
Agli alunni della scuola, che avrebbero dovuto legarsi a questo nome, a questa immagine di uomo a cui ispirarsi nel proprio cammino, abbiamo fatto avere – attraverso le loro insegnanti di italiano – alcune frasi, le più significative, delle testimonianze raccolte, così che, con brevi letture, potessero “mettere a fuoco” la personalità del Maestro Betti. Ne hanno parlato in casa con i genitori, con i nonni ed i conoscenti ed hanno scritto pensieri che poi hanno letto in quella mattina di festa. La collaborazione della scuola, che ha completato l’informazione con altri documenti e notizie ed affiancando nel loro lavoro gli alunni/e, è stata fondamentale.
Così, la cerimonia è risultata davvero toccante nella sua semplicità: viva, genuina, per la partecipazione diretta di ragazzi/e, che hanno letto loro scritti e lo hanno fatto con passione; come sempre, quando loro si esprimono, ci hanno stupite/i per una maturità e per un sentimento misto a stima ed orgoglio. Abbiamo capito che sì, quella era una scelta giusta e che il metodo seguito – anche quello – era stato importante. Niente di calato dall’alto, una decisione condivisa, compresa.
Lo avevo conosciuto bene il Maestro. Era un socialista e come ho raccontato a Matilde (una delle due figlie una di noi) era stato, insieme ad un uomo importante della mia vita di ragazza, la persona che più mi aveva convinta nelle mie idee politiche: per come aveva vissuto e viveva, per quello che faceva, per come lo faceva. Per la sua ferma mitezza.
Lo conoscevo bene anche perché, negli anni in cui ero parte attiva de Le Voci della Luna, gli avevo chiesto di entrare nella giuria del premio Giorgi scuole. Ci passavamo le poesie ed i commenti, i giudizi, che lui scriveva a matita in ogni foglio ed era chiaro quanto amasse la poesia e come fosse attento alla voce dei piccoli. Mi diceva che condivideva questa lettura con una giovanissima nipote.
Mi piaceva molto il suo modo di coinvolgere i giovani nella partecipazione attiva alla vita culturale e politica del territorio. Lo faceva attraverso l’associazione “Il cittadino” che aveva fondato e le istituzioni in qualche modo venivano sollecitate a fare, a condividere attraverso la partecipazione diretta dei cittadini nei consigli di frazione e negli organi pubblici. Gli anni dei decreti delegati. Anni importanti.
In questi ultimi cinque anni l’Associazione Donne di Sasso, in collaborazione con il Gruppo Marija Gimbutas, ha parlato del Maestro nelle scuole del territorio. Si sono organizzate belle e felici mattinate con le scuole elementari; bambini e bambine hanno letto i loro i scritti, le poesie, sempre su temi diversi; abbiamo cantato e raccontato insieme… E’ stata un’esperienza importante, anche questa utile a porre le basi per l’intitolazione.

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alunni borgonuovo 1965/1970

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Di seguito, riporto alcune delle frasi lette dagli allievi della scuola il 27 marzo

Caro Dino Betti, sono un’alunna della III media e oggi la nostra scuola di Borgonuovo prenderà un nome! Proprio il suo!
Non so come reagirebbe se fosse qui… anche noi ragazzi speriamo di fare il possibile per renderla felice anche da lassù e per renderle onore! Lei deve essere stata una persona molto importante: uno tra i primi insegnanti della scuola media del tempo, il Sindaco di Savigno, consigliere comunale, promotore del gemellaggio con Helston… Però tra tutte queste parole… una mi ha colpito in particolare: EDUCATORE.
Forse questa parola può sembrare banale, secondo me invece è molto bella e profonda. Un educatore è colui che insegna come stare al mondo, come vivere e rispettare gli altri.
Un educatore educa anche alla LIBERTA’… Libertà non vuol dire fare ciò che si vuole ma vuol dire avere la possibilità di pensare, avere un’idea, un’opinione e di parlare o meglio esprimersi.
La cosa più bella che esiste è il confronto reciproco, il saper ascoltare idee diverse dalle proprie… Io amo scrivere e spero sempre di trasmettere qualcosa con le mie parole e penso che così pensasse anche lei.
So che faceva parte della giuria del Premio Giorgi e gira voce che amasse così tanto le poesie scritte da ragazzi come noi, che sottolineasse le parti più significative e riflettesse per capirne appieno il significato.
Lei era tante cose ma prima di tutto era un uomo, un uomo normale. Uno che nel suo piccolo ha cambiato la vita delle persone.
Uno che come tutti è stato dimenticato troppo presto o almeno così si credeva. Grazie.

Martina

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… Io non ho conosciuto il Maestro Betti ed è molto difficile scrivere di chi non si conosce, allora ho deciso di chiedere a mia mamma, che l’ha incontrato quando faceva le elementari alle scuole Modiano. Lei era piccola, e quindi ne ha un ricordo. Un giorno, mentre erano in giardino, il Maestro Betti cominciò a parlare delle foglie e della fotosintesi. Alla mia mamma non interessava tantissimo l’argomento e quindi si mise a chicchierare con la sua amichetta Lucia. Il Maestro se ne accorse e le chiese cosa le interessasse; a mia mamma rispose che avrebbe fatto la giornalista e la scrittrice e che le materie scientifiche non le piacevano più di tanto. Allora il Maestro Betti le chiese se fosse a conoscenza del fatto che molte poesie parlavano della natura e delle piante. La mamma ne citò diverse e lui rimase stupito del fatto che una bambina così piccola conoscesse la poesia: da quel giorno quando la incontrava, la chiamava “poetessa”.
Quindi il Maestro Betti non fu solo un eroe della brigata Gap Garibaldi, un estremo difensore dell’impegno sociale e della partecipazione civile, un Maestro innovatore ed esperto, ma fu anche un uomo gentile, amante della poesia e capace di gratificare una bambina di 7 anni.

Lorenzo – III A

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Disponibile, aperto al dialogo, nonostante i tempi. Ha veramente segnato la storia dell’insegnamento della comunità sassese e della vita socioculturale.
In continuo confronto si batteva per i suoi alunni e scendeva in campo con loro; pronto a incoraggiarli, ma anche a rimproverarli al momento giusto.
Si soffermava sul carattere di ogni singola persona, cogliendo sempre un tratto positivo.
Le sue lezioni si basavano sempre sullo studio, ma aprivano una finestra alla vita.
Molti lo ricordano tuttora come “il Maestro” e questo dice tutto.

Elisabetta, mia madre, un’alunna di Dino Betti – Filippo

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LUI, IL MAESTRO

… Entra nella nostra scuola, quest’oggi, un Maestro di vita.
Risuonano le sue parole gentili, l’umanità, i freschi ricordi di Dino Betti.

Aurora e Niccolò

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Dino Betti amava il suo lavoro e per far crescere i suoi alunni adottò tecniche innovative. Propose la stampa del giornalino scolastico, la creazione di una biblioteca di classe e l’uso di un fondo cassa per le attività degli studenti. Oltre ad essere un insegnante di scuola desiderava essere un insegnante di vita: i suoi alunni dovevano imparare a riconoscere i propri limiti, accettandoli. Chi l’ha conosciuto racconta che riuscì nel suo intento. Oggi, fieri che la nostra scuola sia intitolata a lui, possiamo dire che fu in insegnante all’avanguardia. 

Marco I C

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… nell’ambito dell’educazione, ha offerto un grande esempio da seguire, sapendo trarre spunti di lavoro interessanti: proponendo ad esempio, le corrispondenze e i gemellaggi con bambini di altre scuole e sapendo organizzare, in modo originale e intelligente, le classi della cosiddetta scuola post-elementare…
… ormai in pensione, aiutò i tossicodipendenti del centro la Rupe nell’ottenere il diploma di terza media. E poi ancora, operò gratuitamente presso l’amministrazione comunale dove tentò di rispondere alle esigenze di tanti cittadini.
Anche se ho la sensazione che questi ringraziamenti non basteranno per onorare un uomo straordinario come Betti, che ha permesso alla scuola di crescere e di migliorare, oggi, nel giorno in cui alla mia scuola sarà dato il suo nome, oggi voglio ringraziarlo.

Gabriele – III C

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Stefania, una delle figlie del Maestro Betti, ha letto una poesia che rappresentava i principi, le idee di suo Padre, uno scritto bellissimo, che riporto, di Erri De Luca. Sua figlia ascoltava, la testa appoggiata alla spalla della nonna Liliana. C’era un’atmosfera felice, familiare. L’immagine mi si è fermata nel tempo e resta il simbolo di quella giornata speciale.

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Valore – Erri De Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello
che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto

 

Di seguito alcune poesie della CLASSE 1B

Dino Betti di Davide

Un esempio.
Un maestro di scuola.
Un uomo
gentile, onesto, altruista,
coraggioso e buono.
Ha insegnato a credere e combattere
per i propri sogni.
Ha insegnato la non violenza.
Fiore in un prato di stanche foglie.
Fiore saggio.

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Dino Betti di Sofia

Sfumatura di generosità
tempesta di saggezza
che accarezza
le anime.
E’ il sorriso
che dà felicità ad ogni viso.
E’un vento coraggioso e
luminoso.
Pane caldo
che sfama le menti affamate.

Vorrei conoscerlo
così da comprendermi.
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Il meraviglioso Dino Betti di Pietro

Dino era come un padre per gli alunni
li nutriva di intelligenza, generosità e creatività.
Li aiutava e li proteggeva
come un soldato protegge la sua patria.
E’ stato anche un partigiano:
le sue armi erano
il coraggio e la gentilezza.

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 dino betti con le nipoti mical, figlia di matilde e lucrezia, figlia di stefania

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Biografia del Maestro

Il maestro Dino Betti nasce a Vedegheto il 26 gennaio del 1926. La sua infanzia è divisa tra il lavoro nei campi e l’aiuto al padre, prima mezzadro al Portone, poi mugnaio delMeladello. Frequenta la scuola di Montasico; sin da ragazzo è sempre stato un attento osservatore della Storia che stava vivendo, dimostrando ogni giorno la sua “sete” del sapere. La vita di Dino cambia con la Seconda Guerra Mondiale; viene contattato dai Partigiani della 7a Brigata GAP ‘Garibaldi’ e aderisce alla lotta partigiana a patto di non essere mai costretto a sparare a sangue freddo ad un altro uomo. Del resto il “maestro” non aveva né amore né pratica per le armi. Il suo lavoro in guerra si svolgeva principalmente nei campi e nel bosco, dove si era dimostrato abile a individuare e sabotare i fili del telegrafo posizionato dai tedeschi. Mezzaluna è il suo nome di battaglia, un ricordo di quando da ragazzino andava a scuola. Dopo la guerra Dino prende a frequentare i corsi dedicati agli ex Partigiani e, conseguito il diploma magistrale, si dedica all’insegnamento. Tanti i suoi allievi e tutti concordi nel sostenere che è stato un insegnante straordinario, un grande maestro elementare, un vero maestro di vita. Ha proseguito il suo impegno socio-politico-culturale a Savigno come Sindaco, dal 1956 al 1960. Trasferitosi a Borgonuovo di Sasso Marconi ha messo a disposizione il suo salotto, la sua cultura e la sua persona per diffondere un modello di partecipazione alla vita civica del paese; intorno al maestro Betti è così nato il circolo culturale “Il Cittadino”. Le lezioni del maestro sono ancora ricordate dagli allievi della scuola elementare di Borgonuovo e dai ragazzi della comunità di recupero “La Rupe”, con la quale Dino ha collaborato. Un importante rifermento per il maestro è sempre stata la famiglia; la moglie Liliana, le figlie Matilde e Stefania, Imelda, e tre nipoti: Gavriel, Lucrezia e Mical. Una delle sue ultime citazioni riguarda proprio le due giovani nipoti: nell’inverno tra il 2008 e il 2009, sempre nel suo salotto, sul letto che poi diventerà il suo capezzale, prende per mano le ragazze e dice loro “… è difficile spiegare la vita, ma è impossibile raccontare della morte”. E così dicendo, stringendo le nipoti, con un gran sorriso, il maestro Dino Betti ha parlato di quello che stava provando e pensando nelle ultime settimane di vita.
Il Maestro ci ha lasciato la sera del 12 marzo 2009.

da “Un maestro ricorda e racconta” – Ed. Fraternitas 2003 – stampato nel novembre 2009

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