PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: La donna azzurra

sonia maria luce possentini

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Ho guardato la donna azzurra che si moltiplica nella copertina di A che punto è il giorno, ho immaginato di fermarla tra le mie dita, ghermirla nella mia visione. Lei sostiene d’essere nata podalica e di aver cominciato subito a correre. Senza perdere un attimo, ma la linea dell’orizzonte le è sfuggita dagli occhi. Così attraverso la scrittura di diciotto racconti, ha cercato di tracciare la linea persa e poi ritrovata, sia per sé che per le altre. Ha segnato la gioia e il dolore, le speranze e i segreti d’amore, l’amicizia, le piccole tenerezze e le impreviste violenze e il confronto e lo scontro col maschio.
Lo skyline dell’esistenza della donna azzurra si è disegnato man mano che procedevo nella lettura e mi sembrava di averla vicina, e ne scorgevo la vibrante ironia, la grande generosità nel dire di sé con pacata semplicità quel che vale dire. E intanto mi confrontavo con lei, per capire le sue reazioni: quando il dottore le cerca l’anima e le dice di non arrendersi al passato; con lei per cogliere la sua emozione: nell’incontro con Suor Serena, dopo un anno di lettere, che le suggeriva per mail di lasciare tutto e seguire sé stessa, la sua inquietudine; con lei per gioire nella ricerca spavalda di un uomo con orto che le permetta di coltivare patate, cipolle, fagiolini e pomodori e qualche anno di vita assieme; con lei e le sue manine di bimba sporche di terra nel costruire il mondo nuovo, ‘l mondo nöf’ con sassolini, bottoni colorati, piccole pigne deposte sulla carta stagnola, nel fondo di una buca coperta da un frammento di vetro, tesoro nascosto, infanzia perduta. E pensare, ad ogni giro di pagina, che Non è da tutti essere donne [1]. Quale migliore modo di rendere visibile annusabile tangibile la tesi della filosofa Luisa Muraro attraverso diciotto situazioni di vita di donna?

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sonia maria luce possentini

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–  Saveria, che ne dici: è un’indicibile fortuna essere donna?

Sono completamente d’accordo con Luisa Muraro. Credo che sia un privilegio incomparabile, ma soprattutto una grande responsabilità perché, oltre a realizzare una originale prospettiva di conoscenza e di riflessione, la donna ha un ruolo insostituibile nella costruzione di un nuovo progetto di vita che deve sconfiggere quella tensione al rimpicciolimento di sé che ci ha contrassegnate dolorosamente.

– S’intuisce che i dati biografici in A che punto è il giorno si mescolano, si arricciano con l’invenzione e diventano unici, irrepetibili, come amava dire Hannah Arendt. Che storia hanno i diciotto racconti?

I racconti sono nati nel corso di dieci anni di scrittura parallela a quella dei miei romanzi e ai saggi critici. Io mi diverto da tempo a fissare su un vecchio quaderno delle frasi che hanno colpito la mia immaginazione e che potrebbero diventare titoli e soggetti di racconti. Insomma, io scrivo, quasi sempre, prima il titolo e poi il racconto. Così è avvenuto anche per questa raccolta che ha rivelato in seguito una strategia tematica che non avevo previsto, ma che mi ha incuriosita e sorpresa, soprattutto quando si è trattato di organizzare i tre movimento in cui si la raccolta si dipana.

– Leggendo i racconti, emerge la vita in modo dirompente, come se volesse prendere il sopravvento sulla letteratura. Puoi condividere quest’affermazione?

Io non credo nella letteratura fine a sé stessa. Credo che si scriva sempre di qualcosa che si conosce profondamente, anche per smentirla e per rielaborarla, non solo per cancellarla. In una prospettiva di rispecchiamento e di rinnovamento che può avere tonalità diverse, ma non può fare a meno dell’impronta della propria soggettività.

– La struttura dei racconti riproduce tre movimenti. In ogni movimento sei racconti. Ci spieghi il motivo di questa scelta?

Quando ho provato a definire il percorso della raccolta, a metter insieme testi diversi per forma e per struttura, ho immaginato i movimenti di una partitura musicale e, di conseguenza, anche quelli della scansione di stagioni della vita di una donna. In sintonia, quindi con l’idea che sottende questo percorso frastagliato, ma coerente con l’impulso che sorregge la mia intenzione originaria, cioè la volontà di comporre la storia di una vita, nelle vite di molte. Anche con la sfida dell’oralità, del racconto trasmesso a voce, che mi riporta all’infanzia e alla condivisione di esperienze sui pianerottoli delle case di campagna. Non a caso il libro è dedicato “alle mie amiche. Sorelle vicine e lontane.”

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– Non si può non rimanere sbalorditi dalla ricchezza delle overture, le citazioni che aprono ogni racconto, che a loro volta moltiplicano i significati del narrato, lo portano in altri territori. Qual è la reazione che vorresti creare nella lettrice e nel lettore?

Proprio quella che fa riferimento all’ouverture musicale. Far intuire a chi legge il tema del racconto, appoggiandomi alle parole delle poete e delle scrittrici che mi accompagnano da sempre nella realizzazione dei testi. Una sintonia di sinfonie, se mi perdoni la tautologia. Così Antonia Pozzi, Emily Dickinson, Marguerite Yourcenar, Gioconda Belli, Mariangela Gualtieri, Chandra Livia Candiani, e molte altre mi offrono l’opportunità di suscitare, con pochi versi significativi, la curiosità di si trova davanti a un titolo misterioso, invitandolo a proseguire.

In altre parole si tratta di solleticare le papille gustative… per indovinare gli ingredienti della ricetta narrativa.

Dopo un’infinità di saggi sulla letteratura delle donne, dopo tre romanzi, arrivano diciotto racconti. Si può ipotizzare che sia stata la risposta a un nuovo bisogno di Saveria Chemotti di ricercare forme diverse d’espressione. Quanto domina lo spirito della ricercatrice in questa tua ultima esperienza?

La scrittura è ricerca, sempre, in questo caso è figlia di molte letture e di molte indagini sulle opere delle scrittrici troppo spesso dimenticate nei nostri percorsi. Capolavori che si rivelano e si travasano a volte inavvertitamente nelle mie parole. Una permanenza nella memoria che ho attraversato in loro compagnia e che hanno forgiato la mia esistenza. In questo caso, inoltre, sono stata sorretta anche dall’intenzione di sperimentare nuove forme di espressione creativa, diverse da quelle dei romanzi precedenti, ma in sincronia con la mia personalità stilistica.

– Quali sono tra i racconti quelli che ami in modo particolare e perché?

C’è tempo, perché racconta un passaggio di consapevolezza e di identità importante per superare il passato spesso dolente e raggiungere il futuro attraverso un presente più consapevole e Le spalle di Dio perché disegna un itinerario imprevedibile, scandito da un confronto serrato sul tema della laicità e della fede religiosa, tra una suora di clausura e una studiosa. Due punti di domanda che riguardano molte di noi.

– A che punto è il giorno può essere un utile specchio per le giovani e i giovani che vogliono riflettere sui piccoli fatti dell’esistenza. Ha pensato a loro quando hai scritto i racconti?

Luisa Muraro, ancora, scrive che noi dobbiamo essere ereditiere, cioè travasare la nostra eredità, il bagaglio pesantissimo che ci è stato trasmesso dalle nostre madri, dalle generazioni precedenti, dal patriarcato persistente, ma soprattutto il frutto delle nostre lotte contro l’emarginazione e l’esclusione identitaria, alle nuove generazioni. Raccontando stralci del nostro passato nell’esperienza delle donne che sono protagoniste dei miei racconti, affondando le mani nelle vicende che abbiamo attraversato, nelle idee che ci hanno sorretto, ho cercato di comporre un messaggio di forza e non solo di speranza proprio per le giovani donne che ancora oggi si battono per affermare la loro soggettività. Anche giocando con l’ironia e il divertissement. Proprio per quel privilegio di essere donna da cui siamo partite per questa chiacchierata.  

 

E dopo. Chiudo la porta della sua casa. Riprendo il libro. Riguardo la copertina. La donna azzurra in qualche modo l’ho fermata. Ma quanto so veramente di lei? Quanto so veramente di me?

 

Elianda Cazzorla

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Note al testo

[1] Luisa Munaro, Non è da tutti. – L’indicibile fortuna di nascere donna, Carocci 2011

 

Saveria Chemotti, A che punto è il giorno, Apogeo editore

 

 

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