MIDBAR di Raffaela Fazio- Recensione di Maria Lenti

deserto di giuda

 

La Bibbia, i personaggi della Bibbia, il Cantico dei Cantici come tessuto di una parola poetica di ricerca, di domande sospese, di risposte appese ad una voce udita, di passo compiuto o da compiere: Midbar di Raffaela Fazio snoda in versi brevi una vicenda di consapevole interrogazione, di lunga e intensa, ma non in affanno, rincorsa verso la luce, nella modalità di un  cammino interiorizzato, dunque da ritracciare o rintracciare in una lettura centellinata.
Sottigliezza del linguaggio e delle figure (o delle figurazioni), sì che il punto di partenza biblico, i personaggi appaiono gradino di rifrazione e di riflessione a percorrere un deserto, ma non il deserto nell’accezione più comune e corrente, ché in ebraico midbar significa luogo della parola, quanto uno spazio in cui si dispiegano occasioni. Nel mentre il deserto  viene avvertito nella sua immensità, si riempie di richiami ad un sentimento di possibilità in assenza («…Per amore la terra / è fatta di tempo / e la storia di vento, ruah») e dell’alito della presenza divina o sovrumana sulle cui impronte Isacco, Agar, Rut, Rachab, il popolo di Mosè e altri hanno camminato e hanno sofferto, facendo approdare infine la loro via alla vita non più in bilico sul vuoto.  

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E il “posto” della persona in questa terra qual è? Non nella incoscienza e nel non sapere («Ogni uomo/ ha un peso di stelle/ dentro il sonno / un destino») ma nell’agire. Ci si  soffermi a distinguere il bene e il male, nell’avvertimento di ciò che non è immediatamente tangibile, a vedere esiti e risultati del  viaggio intercorso, a “sentire” tacito un dio ordinatore cui affidarsi («L’Eterno / è silenzio sottile / che ti vuole e che non rivela / niente: solo / ti concede un respiro / e un’ansia più mansueta»).
Tocca ad ogni essere, nell’attraversare distanze nella luce  indistinta che impedisce di scorgere il disegno («Cosa rimane / se stendi uguali i giorni / sul boia e l’innocente? / Chi mente / non vacilla. / Prospera il più forte / e il gregge dell’iniquo / non ha aborti. / Perché taci? / Dove il mio sbaglio?») e nell’aspirare a vicinanze che salvino, trovare la strada, individuandocisi con animo aperto e infante, camminarla, sperando incontri  in quel “silenzio” che spira vento che accoglie: «Il vero si fa strada / se i sensi sono arresi / complici del dubbio. E mantice / l’assenza».
Questo possibile cammino appare nella parola divenuta poesia in Midbar, come il gioco della vita si era fatto parola di un quotidiano tratto a sentimento esistenziale – quindi depurato da referenti troppo concreti per quanto riconoscibili e sempre nella modalità di versi a cascata in cui ritmo e metro, così anche in Midbar, sono fermati prima di una risonanza interna – nella raccolta precedente  (L’ultimo quarto del giorno, 2018).
E la parola diventa vitalità e base di logos e di comunicazione; diviene tramite verso il limite di sé e l’espansione dell’altro, anzi sentiero di espansione verso l’altro (L’Altro), accorcio di distanza, riempimento e non separazione, scorcio sull’arrivo verso un punto di inizio.

Maria Lenti

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Raffaela Fazio, Midbar – Raffaelli Editori 2019
prefazione di Massimo Morasso

 

NOTA SULL’AUTRICE

Raffaela Fazio (Arezzo, 1971), poetessa e traduttrice. Dopo aver vissuto dieci anni all’estero, si è stabilita a Roma. Laureata in lingue e politiche europee, è specializzata in interpretariato. Tra le sue raccolte recenti: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015); Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017); L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018); Midbar (Raffaelli Editore, 2019).

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