APPUNTI DI LETTURA DEL ZANZOTTO DIALETTALE- Alex Ragazzini

pieve di soligo- casa natale di andrea zanzotto

.

Nel volume “IN NESSUN LUOGO IN NESSUNA LINGUA – Le poesie in dialetto” sono raccolte le poesie nel dialetto di Pieve di Soligo di Andrea Zanzotto, opere dal 1938 al 2009, edite sia in specifiche raccolte che inserite da Zanzotto nei volumi con testi plurilingue. Le introduzioni e prefazioni rispettivamente di Giorgio Agamben e di Stefano Dal Bianco evidenziano da subito che il bilinguismo di Zanzotto è qualcosa di tenacemente fondante per le opere dell’Autore e per la speculazione di merito sulla poesia che l’Autore mette in scena nelle opere stesse. È la differenza di presenza e d’uso tra lingua dell’Io e lingua dell’Inconscio, che si innestano nella personalità umana e convivono l’uno nell’altra. È evidente tale differenza per quanto dichiarato nei versi di Zanzotto in Filò (dialetto con il sapore del latte di Eva, lingua-petèl, che infine conosceranno solo gli uccelli in fondo alle siepi ed ai rami).

Questa specificità viene legata, nell’intervento introduttivo, all’utilizzo che Pasolini fa ed annuncia con il suo discorso poetico, fino ad arrivare alla sua definizione di dialetto quale momento orale della lingua (lingua intesa quale costrutto collettivo di segni).

Un chiaro esempio della compresenza delle due lingue, e della sua importanza, emerge nella raccolta Galateo in Bosco, come evidenzia Dal Bianco; in questa raccolta del 1978 il testo in dialetto (E pò, muci) (E poi, silenzio!) apostrofa il poeta stesso e la sua perfetta costruzione “toscana” degli ipersonetti, inducendolo al silenzio.

Testi di un contro-Zanzotto? Certo, ma non solo. Non solo, poiché non è presente solo uno sviluppo più prettamente orale nei testi dialettali, ma emerge anche una costruzione stilisticamente legata ad una voce monologante che racconta e si racconta; una voce altalenante che si rallegra tra i versi italiani di Zanzotto.

Si vuole inoltre mettere in luce che nel contesto complessivo della sua opera, Zanzotto riserva alla lingua dialettale uno stile apparentemente dispersivo, con innesti di discorsi diretti o interrogative, invettive, filastrocche; ma tale magma linguistico è volutamente organizzato in un oggettivo ritmo sincopato (che disturba ed interrompe il flusso meditativo). Al ritmo così organizzato è riservato infatti un fraseggio “jazzistico”, ma l’improvvisazione rimane sempre saldamente ancorata ad una precisa armonia. Nello specifico l’armonia ha una precisa direzione scelta dall’Autore, certamente oscillante ma equilibrata, nella quale si innestano le improvvisazioni che sbilanciano il lettore, spiazzando e rendendo in tal modo la lettura più simile ad un ascolto.

Alex Ragazzini

 

Andrea Zanzotto, IN NESSUNA LINGUA IN NESSUN LUOGO- QUODLIBET 2019

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.