ANNA O DELL’INFINITO FEMMINILE- Lucia Guidorizzi

testo protovangelo di giacomo

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“Luce lucens in aeterna,
Lux ductrix et lucerna,
Claritatis gerula.
Felix Anna, de caverna
Laci transfer ad superna
Lucis nos vehicula.
Cella vera tu coelestis
In qua Trinitatis vestis
Et ornata primitus”
                                     (Preghiera del XVI secolo)

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Ci sono libri che, investigando nelle anse più dimenticate della memoria simbolica, riportano alla luce tracciati mnestici, connessioni remote che la storia ha intenzionalmente accantonato, sminuito e a volte cancellato in quanto latori di un messaggio scomodo, che illumina il profondo potere irradiante  dalla relazione tra madri e figlie. Questo legame è come un fiume carsico che scorre, attraverso le generazioni, pieno di acque fecondanti che sono quelle della conoscenza.
Il bellissimo, intenso ed avvincente libro di Nadia Lucchesi, ricco di ricerche teologiche, storiche e filosofiche, indaga intorno alle radici del femminile, proponendo  di analizzare una differente trinità, in cui, al posto del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo compaiono, Anna, madre di Maria, la Vergine e Gesù, rendendo in tal modo onore al femminile più potente e sacro. La sua indagine tocca anche l’ambito iconografico, proponendo immagini ricorrenti fin dall’antichità precristiana di due Dee, quasi sovrapposte l’una all’altra, che spesso recano tra le braccia un bambino.
Questo libro si sviluppa intorno alla figura di Anna, partendo dallo studio del Protovangelo di Giacomo di Alfeo detto “il Giusto”, (fratello o cugino di Gesù) una figura chiave per una messa a fuoco significativa intorno alla figura della madre di Maria.
Nell’accostarsi alla figura di Sant’Anna e a quella della figlia Maria, affiancate, ritroviamo molte caratteristiche di antiche dee o sacerdotesse presenti nel bacino del Mediterraneo, o appartenenti al mondo mediorientale e antico-europeo, celebrate in forma di “dea doppia”, una sorta di divinità duale adombrante due aspetti correlati del femminile.
Tra queste diadi si possono ricordare quelle di Demetra-Persefone, di Persefone-Ecate, di Ecate-Diana, di Latona-Artemide, di Telefassa ed Europa, tanto per citarne alcune.
Nel suo rigoroso ed avvincente lavoro di ricostruzione, Nadia Lucchesi indaga intorno alla particolarissima relazione tra Anna e  sua figlia Maria, concepita “senza peccato”, come afferma un dogma risalente al 1854 e in età avanzata, quando ormai pensava di essere sterile.
Nel Protovangelo di Giacomo si racconta che Anna e lo sposo Gioacchino si dolevano di non avere figli; allo stesso Gioacchino per questo motivo viene impedito di presentare offerte al Tempio. Gioacchino, triste ed umiliato, si ritira nel deserto a meditare e a digiunare per quaranta giorni e quaranta notti. Anna, nel frattempo, lasciata sola, si disperava per l’allontanamento del suo sposo e per la sua sterilità. Ad un certo punto avviene la svolta che muta il corso degli eventi: Anna decide di reagire alla sorte avversa, si lava il capo, indossa le sue vesti nuziali  e scende in giardino, sedendosi ai piedi di un alloro su cui avevano nidificato dei passeri. In quel mentre appare un angelo che le annuncia che avrebbe concepito e partorito e che su tutta la Terra si sarebbe parlato della sua discendenza. A questa notizia Anna promette di offrire la creatura che sarebbe nata a Dio. E così accade. Quando Maria compie tre anni, viene consacrata al Tempio.
In questo racconto compaiono moltissimi indizi di carattere simbolico che riconducono ad antiche religioni, come la pianta sacra dell’ alloro, legata alla profezia, ed i passeri,  sacri ad Afrodite, dea dell’ amore e della fertilità.

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leonardo da vinci – cartone di burlington house – 1501

 

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Questi temi fanno intuire la complessità del legame che s’instaura tra madre e figlia in questa sacra parentela.
In Anna, il cui nome palindromo rimanda all’infinito, troviamo le tracce di molte divinità femminili precristiane come Anna Perenna, Annona, Angerona e Angitia, il cui nome ha la stessa radice sanscrita “ann” che significa “cibo” e non a caso la dea romana Annona veniva rappresentata con un fascio di spighe tra le mani, simbolo di abbondanza e fertilità.
Sempre in Anna troviamo anche le tracce della dea iranica Anhaita e della dea assira Isthar.
Dunque, nella figura di Anna, madre di Maria, confluisce un insieme di dee soccorritrici, sagge e dispensatrici di abbondanza, come afferma Nadia Lucchesi nell’Introduzione del libro:
“La narrazione su Anna si è arricchita, attraverso tempi e culture diverse, di aspetti sorprendenti, come quello che riguarda la cosiddetta Heilige Sippe, cioè la sacra parentela o quello che attribuisce ad Anna la qualifica di “metterza” o, per dirla alla tedesca: Selbdritt, “trinitaria”.
A guardare alcune immagini della santa, si comprende molto bene il significato di questa espressione: per esempio Masaccio, ma non è il solo, la raffigura dietro a Maria che tiene in braccio Gesù, come si vede nell’immagine di copertina. La statura di Anna e la sua posizione preminente, benchè retrocessa, suggeriscono che sia lei l’origine, materiale e spirituale, tanto dell’una quanto dell’altro. ”
Questa genealogia femminile, a cui fa capo Anna, si completa con la nascita di  Gesù, il figlio maschio, dio ed uomo che incarna la differenza, capovolgendo così i termini della Trinità tradizionale, composta dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, in una declinazione tutta al maschile.
Nadia Lucchesi si sofferma a riflettere in particolar modo sul tema della dimensione dell’infinito che si rivela nella relazione tra Anna e Maria, sottolineata dalla simbolica del numero otto: L’otto settembre è il giorno natale di Maria e l’otto dicembre è il giorno dell’Immacolata Concezione.
Nel Protovangelo di Giacomo si ricorda che Anna da il nome Maria alla figlia l’ottavo giorno dopo la sua nascita. Otto è anche il numero associato alle Grandi Dee, come Inanna e Isthar, alle quali viene associato il simbolo di una stella ad otto punte.
In più, Anna incarna l’archetipo della donna anziana, portatrice di conoscenza e di esperienza che con la sua autorevolezza indica possibili vie alternative alla logica conflittuale e competitiva, caratteristica della dimensione maschile.
Afferma Nadia Lucchesi: “Le grandi madri antiche sono tutte regine degli Inferi, da cui tornano più forti e sapienti, vincendo la disperazione e preparando la resurrezione di tanti figli che hanno preceduto Gesù nel suo calvario: Tammuz, Dumuzi, Adone, Osiride.”
Sul Monte Calvario, sono le donne ad accompagnare Gesù e sono sempre loro a rimanere con lui ai piedi della Croce, accettando la sofferenza e lo strazio di vederlo morire, senza distogliere lo sguardo.
Sono sempre le donne a scoprire la sua tomba vuota e ad accogliere l’annuncio della sua resurrezione, dimostrando un amore incondizionato e privo di giudizio.
Anna e Maria, nella loro forza di accoglienza, sono in grado di accettare la parte oscura dell’esistenza, illuminandola con la loro compassione, diventando così un’evidente manifestazione della Grazia e del potere di trasformazione insito nell’Amore ed un luminoso esempio per tutte le altre donne.
Conclude Nadia Lucchesi. ”Ho scritto questo libro perché sono convinta sia necessario che ogni madre, carnale e spirituale, ritrovi il senso altissimo del proprio valore e la consapevolezza che la sua integrità, la sua verginità, può essere trasmessa alle figlie, così che loro stesse la conservino nelle relazioni con le altre, ma soprattutto gli altri.”
Le madri da sempre trasmettono alle figlie un’eredità che appartiene al piano del simbolico e la relazione tra Anna e Maria rappresenta la profondità di questo legame che si manifesta nella presenza e consapevolezza, nel saper accogliere la luce ma anche l’ombra, nel saper restare presenti anche nel dolore e nella perdita.

 

Lucia Guidorizzi

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NOTE SULL’AUTRICE

Nadia Lucchesi vive a Mestre dove ha insegnato storia e filosofia al liceo.

E’ autrice di vari saggi: “La concezione del divino in Simone Weil” Guerini, 1991, “Umiltà e attesa” SEI 1995, “Mito e logos in Parmenide”, Laterza 1994, “Magia e scienza nel Rinascimento: Giordano Bruno” Aracne,1999, “Autorità femminile nella filosofia antica: da Diotima ad Ipazia” Fondazione Querini Stampalia, 1999, “Freud. Il linguaggio dell’inconscio; le filosofie e il Novecento” Aracne, 2000. Ha pubblicato nel 2002, per la casa editrice Tufani, il libro “Frutto del ventre, frutto della mente. Maria, madre del Cristianesimo”.

 

Anna. Una differente trinità - Nadia Lucchesi - copertina

Nadia Lucchesi , Anna una differente trinità-  Luciana Tufani editrice 2014

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