L’ALFABETO DI SOFIA- di Adriana Ferrarini

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Una breve delizia, una delicata ebbrezza è sfogliare questo breviario del superfluo: 88 voci di moda intervallate da aforismi imprevisti – a tutta pagina- e dalle spiritose illustrazioni di Aldo Sacchetti.

Sofia Gnoli, docente di Storia della moda presso l’Università Sapienza di Roma, è un’illustre studiosa che con i suoi studi ha messo in luce le strategie economico/politiche che hanno sorretto e accompagnato il made in Italy, nonché l’influenza che la moda ha esercitato sul modo di essere e di vedersi delle donne italiane, nel senso di emancipazione o soggezione inconsapevole rispetto a dettami che venivano dalla Francia o da Hollywood, e, sotto il fascismo, dal regime stesso. Sul “Venerdì” e sulla “Repubblica” tiene inoltre una rubrica che in modo leggero tocca temi e soggetti legati al mondo della moda. In questo dizionario, dai tratti surreali, sono raccolti, in ordine alfabetico alcuni di quegli articoli.

Ho detto surreale perché, a voci classiche del lessico della moda, quali Ballerina, Bijou, Bikini, Cardigan, si mescolano parole come Anatomia, Arcobaleno, Fiaba, Zoo, che non c’entrano nulla eppure c’entrano, in un excursus pieno di brio che non vuole essere esaustivo, ma in modo malizioso ci guida in quel gran circo che è la moda.

In apertura, prima ancora dell’introduzione, Roland Barthes ci avverte :“E’ un’illusione sostenere che la moda sia ossessionata dal corpo. La moda è ossessionata da un’altra cosa che Erté ha scoperto con la lucidità estrema dell’artista: ’la Lettera’, l’iscrizione del corpo nel linguaggio semantico dei segni”.

Il vestito, come il linguaggio, è un sistema di regole che uniformano il nostro vivere collettivo e la moda detta regole, imperativi assoluti – quest’anno, per esempio, è di moda il giallo e, voilà, le più fedeli al culto, o come si usa dire oggi, le fashion addict si infilano all’istante in certi cappottini limone o color banana che sembra di essere al mercato ortofrutticolo – ma anche di sovversioni delle regole stesse, come accade per ogni linguaggio. La moda non fa altro che scardinare se stessa e ogni creatore è un sovvertitore, un ribelle. Elsa Schiaparelli fu la prima a riconoscere che “per costruire una nuova eleganza è necessario infrangere le regole fissate da altri prima di noi” e sulla sua scia Miuccia Prada dichiara che “la maggior parte del mio lavoro si occupa di distruggere o almeno decostruire la convenzionali idee di glamour e di bellezza”. Entrambe, la Schiap e Miuccia, tra le beniamine di Sofia Gnoli, sono citate alla voce “BRUTTO”, che si chiude con le parole di un altro grande creatore di moda: “la gente malvestita è sempre la più interessante”. Parola di Jean-Paul Gaultier.

E’ proprio nell’atelier della grande Schiap, come lei amava chiamarsi, che ci porta la prima voce di questo alfabeto, “ANATOMIA”, anzi, con precisione sul suo tavolo operatorio, dove ogni corpo, in questo caso quello di una formosa attrice americana, viene misurato sezionato studiato per poi diventare la boccetta di un profumo disegnata da una famosa artista, Leonor Fini.

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La moda è contaminazione, lungo le sue vie si incontrano e incrociano artisti diversi, creatori e venditori, desideri e bisogni , soldi e frivolezze, storie e invenzioni; la moda è il luogo dove tutto si mescola e si reinventa, culture diverse si meticciano e inseguono, il luogo dove niente va preso troppo sul serio e tutto è tremendamente serio e gli oggetti, siano questi calze, cappelli, righe o velluti, sono sempre altro da quello che sembrano. Lo sapeva bene Marlene Dietrich, qui citata alla voce “CAPPELLO,” che, parlando appunto di cappelli e della loro capacità di mettere di buon umore, scrisse che, chi ne ride, “non sa nulla della capacità di sopravvivenza delle donne” (da Marlene Dietrich ABC). Così alla voce “RIGHE”, leggiamo che il filosofo giapponese Kuki Shūzō, nel suo saggio La struttura dell’Iki, vede riflessa, appunto nelle vesti decorate a righe, l’essenza della seduzione e della grazia della geisha, e il semiologo francese, Pastoureau, a loro ha dedicato un volume dal titolo emblematico, La stoffa del diavolo. Una storia delle righe e dei tessuti rigati..
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Altre voci particolarmente accattivanti, sono: SPALLINE, con un cammeo di Irene Brin, la giornalista e scrittrice degli anni 40, che a proposito dello stile a triangolo capovolto,  inaugurato dall’attrice americana Joan Crawford, con una manciata di parole dipinge mirabilmente frotte di impiegate che, anche in Italia, vantavano “una bocca alla Crawford con il labbro superiore a salsicciotto di fegato e quello inferiore a fetta di cocomero […] e sciamavano dagli uffici, la sera, con la ferma certezza di assomigliare all’attrice e di meritare, come lei, una villa con piscina in California”; il TARTAN, che rievoca il genio sovversivo e anarchico dello stilista inglese Alexander McQueen; il “REGGISENO”, che la stilista punk Vivienne Westwood fece indossare alle modelle sul maglione della divisa scolastica.

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Come appunti o schizzi veloci queste voci lasciano intravvedere cosa si nasconde sotto la superficie patinata della moda e mettono addosso un senso di gioiosa libertà rispetto ai canoni, a qualsiasi canone. Certo il lato sovversivo della moda è alla fine un inganno: ogni sovversione, se ha successo, diventa subito istituzione e così questa fiera delle vanità deve continuamente reinventarsi, in una specie di sagra infernale o di pasqua perpetua che tutto consuma e, nell’ansia di rinnovamento, ad ogni stagione spazza via interi armadi per rimpiazzarli con capi di segno opposto. E forse ormai l’unica sovversione possibile, aggiungo io, è abolirla. Abolire la moda per “scoprire la propria eleganza naturale”. Parola, stavolta, di Yves Saint-Laurent, citato alla voce “ESOTISMO”. Eleganza probabilmente, che è più facile ritrovare nelle antiche culture e nei costumi tradizionali piuttosto che in questo frenetico circuito che però esprime al meglio l’irrequietezza insoddisfatta di questa nostra epoca.

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Due parole per finire sulle silhouette di Aldo Sacchetti, giovane illustratore che con la sua matita tratteggia figurini filiformi, donne che paiono punti esclamativi, con piedi a trapezio (come si insegna nelle scuole di moda) e colli allungati allo stremo su cui sbocciano visini tondi col mento a punta e occhioni bistrati da dark lady. Donnine da fiaba, esili elfi della moda, animali fantastici travestiti da donne o donne travestite da animali, come il fenicottero rosa dal corpo delicatamente acquarellato che fa da tutù a una danzatrice dai capelli rossi (alla voce “PIZZO”), o l’oca con le ciglia da mascara, il pennacchio rosa, il fiocco di velluto nero al collo, la cascata di collane (alla voce “KITSCH”).

Insomma un piccolo intrigante libretto, illustrato come si conviene ad ogni abbecedario, per muovere i primi passi nel gran circo della moda o semplicemente passare qualche ora piacevole in compagnia di una che questo circo lo conosce bene e ne sa raccontare in modo divertito i numeri e i trucchi.

 

Adriana Ferrarini

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home page aldo sacchetti art

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Immagini in rete

https://www.aldosacchetti.com/art/

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/moda/2019/04/01/lalfabeto-della-moda-di-sofia-gnoli_5eb3ff92-fca0-436d-818e-c8a33a69d008.html

http://www.moda.san.beniculturali.it/wordpress/?protagonisti=schiaparelli-elsa

https://www.schiaparelli.com/en

https://www.pinterest.it/nova85/elsa-schiaparelli/?lp=true

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