VIAGGIANDO A…- Teresa Mariniello: Malta. Tempio di Mnajdra

teresa mariniello- esterno tempio di mnajdra,  dettaglio del sedile continuo

 

All’inizio è solo una passeggiata che si annuncia piacevole. La piccola via sale tra i colori della macchia mediterranea e le grandi pietre chiare che affiorano; più in là campi di colza. Strisce di verdi e di gialli. A sinistra l’azzurro del mare.
L’antico tempio si annuncia col canto degli uccelli, hanno fatto della grande tensostruttura la propria dimora. Tantissimi, piccoli, forse passeri dal cuore gentile, fanno festa alla vita e a questa architettura.
All’esterno un sedile continuo lungo la facciata insiste su uno spazio centrale, come a suggerire in esso lo svolgimento di riti collettivi; ma ciò che colpisce del complesso dei tre edifici sacri è l’architrave. Possente, ampio, poggia sui piedritti saldamente a formare il trilite.

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teresa mariniellotempio di mnajdra,  dettaglio del trilite del portale

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In asse altri più interni accentuano il senso di varco, soglia.
Ogni tempio si dichiara attraverso la porta; se soltanto vogliamo ricordare quello greco sappiamo che il naos, la cella del dio, era rivolta ad oriente, verso il sorgere del sole. Qualcosa che è dentro si pone in asse con qualcosa che è fuori, entrambi potenti.

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tempio sud-allineamento con il percorso del sole all’equinozio

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Non nel tempio di Mnajdra ( o Menaidra). Qui sono i raggi del sole che penetrano direttamente dall’ingresso sull’altare nei giorni di equinozio, 21 marzo e 23 settembre; mentre nel solstizio d’estate, 21 giugno, i raggi illuminano il monolite di sinistra dell’altare, e nel solstizio d’inverno, 22 dicembre, quello di destra.
Come a catturare la magia, la potenza del sole, un attimo o poco più sulla pietra e a voler misurare il tempo.
Ma come è possibile per dei raggi di sole costruire tutto ciò: una pianta morbida e lobata con mura a secco costituite da grosse pietre trasportate e issate, alcune di venti tonnellate, con precisione , messe lì a farsi altare per equinozi e solstizi. Nel 3600 a. C. Mentre i problemi erano mangiare e non essere mangiati, custodire il fuoco e non farsene bruciare, mantenere la posizione eretta in un numero sempre maggiore di movimenti, ecc. ecc.

Credo che anche allora occorresse portare testimonianza di se stessi,  dell’esserci, del pensiero che si traduce anche in fare artistico, forse non utile ma visionario e potente e proiettivo. L’anello che tiene, che ogni volta commuove e che stringe la mano nella continuità umana.

Teresa Mariniello

 

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