TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Brahms e il destino umano

johannes brahms-schicksalslied op. 54

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All’interno del corpus (non vastissimo) delle opere di Brahms, la musica vocale occupa, nel favore del pubblico, una posizione più defilata rispetto alle sinfonie, alle composizioni cameristiche o a quelle per pianoforte. Eppure, la scrittura per voce nelle sue diverse forme – coro con orchestra, voce e pianoforte, coro a cappella, lied – è un interesse costante lungo tutto il corso della sua vita, dalla giovanile Ave Maria per coro femminile, orchestra e organo Op. 12, composta a venticinque anni, fino ai 4 Ernste Gesänge per basso e pianoforte Op. 121, che risalgono al suo penultimo anno di vita.
Forse il più noto brano vocale brahmsiano è il Deutsches Requiem (“Requiem tedesco”) Op. 45, del 1868, che diede la fama all’allora trentacinquenne compositore. Invece, quello di cui voglio parlarvi oggi risale a tre anni dopo: è lo Schicksalslied (“Canto del destino”) Op. 54, su testo di Friedrich Hölderlin, composto per coro misto ed ensemble di fiati, archi e percussioni.
In effetti, il primo abbozzo della composizione risale già al 1868, all’indomani della prima esecuzione del Requiem tedesco, quando Brahms aveva letto la poesia a casa dell’amico Albert Dietrich; ma, come spesso gli avveniva, venne preso da mille dubbi – la sua lentezza e meticolosità erano proverbiali – e la scrittura si arrestò. Anche dopo che l’ebbe conclusa, restò sempre incerto sul risultato, che definì un “esperimento”, del quale consigliava l’esecuzione in piccole sale, destinate agli intenditori.

Il Canto del destino di Iperione (questo il titolo completo della poesia) contrappone il destino degli dèi, che vivono felici e “sciolti dal fato”, in un’eterna e immutabile serenità, con quello degli uomini, che “cadono […] / come acqua da un masso / all’altro gettata, / anni e anni giù nell’ignoto”. Agli dèi sono destinate le prime due strofe, per un totale di 15 versi, agli uomini l’ultima, di 9 versi.

In origine, Brahms aveva pensato a una struttura ternaria: il primo movimento corrispondente alle prime due strofe, il secondo alla terza, poi di nuovo la riproposizione dell’intero primo movimento. Dopo vari ripensamenti, su consiglio dell’amico Hermann Levi (che poi ne diresse la prima esecuzione), decise infine di sostituire l’ultimo movimento con una riproposizione del solo preludio orchestrale, in una diversa tonalità (Do maggiore invece che Mi bemolle maggiore) e con un’orchestrazione diversa. Ottenne così una forma ciclica, che parte dalla felicità olimpica (l’Adagio iniziale), scende nel destino umano (il drammatico Allegro) e si conclude con un finale rasserenante.

Questo lo schema complessivo:

  1. Adagio (Ihr wandelt droben im Licht), in Mi bemolle maggiore;
  2. Allegro (Doch uns ist gegeben), in Do minore;

III. Adagio (Postludio orchestrale), in Do maggiore.

 

Di seguito, il testo tedesco, quello italiano (la traduzione è mia) e un’esecuzione del brano.

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

 

sabine pleyel-schicksalslied

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Schicksalslied

 

Ihr wandelt droben im Licht
Auf weichem Boden selige Genien!
Glänzende Götterlüfte
Rühren Euch leicht,
Wie die Finger der Künstlerin
Heilige Saiten.

 

Schicksallos, wie der Schlafende
Säugling, atmen die Himmlischen;
Keusch bewahrt,
In bescheidener Knospe
Blühet ewig
Ihnen der Geist,
Und die seligen Augen
Blicken in stiller
Ewiger Klarheit

 

Doch uns ist gegeben
Auf keiner Stätte zu ruh’n;
Es schwinden, es fallen
Die leidenden Menschen
Blindlings von einer
Stunde zur andern,
Wie Wasser von Klippe
Zu Klippe geworfen
Jahrlang in’s Ungewisse hinab.

 

Friedrich Hölderlin

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Canto del destino di Iperione

 

Voi errate lassù nella luce,
su morbidi terreni, geni beati!
Splendide aure divine
vi sfiorano leggere,
come le dita dell’artista
le sacre corde.

 

Sciolti dal fato, come nel sonno
il lattante, respirano i celesti.
Castamente custodito
in un modesto bocciolo,
fiorisce eterno
il loro spirito,
e gli occhi beati
guardano in tranquilla
eterna chiarezza.

 

Ma a noi è dato
di non riposare in alcun luogo.
Si estinguono, cadono
i miseri uomini,
ciecamente, da un’ora
all’altra ora,
come acqua da un masso
all’altro gettata,
anni e anni giù nell’ignoto.

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Johannes Brahms, Schicksalslied Op. 54 (1871) per coro orchestra.

Frankfurt Radio Symphony Orchestra / Collegium Vocale Gent, diretti da Philippe Herreweghe.

Alte Oper Frankfurt, 25 ottobre 2013.

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