L’opera poetica di Gianni Fucci (1928-2019): un appunto e un accento- Alex Ragazzini

marecchia

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L’opera poetica di Gianni Fucci è un’opera in versi di una architettura lucida, pulita e abbagliante sotto il sole. Fa parte di quella intensa stagione di poesia dialettale romagnola che ha prodotto esiti altissimi, di poesia europea, cresciuta con Fucci insieme ai plurimi stimoli di tutte le arti: letteratura, musica e cinema. Nato nel 1928 a Montbeliard (Francia), la sua opera ha esordito nel 1981 con la raccolta La mórta e e’ cazadòur (La morte e il cacciatore), e mai minore nelle sue successive raccolte, di cui si segnalano tra le altre: Ëlbar dla memória (Alberi della memoria, 1989), La balêda de vént (La ballata del vento, 1996), E’ bastiment (Il bastimento, 1997), Témp e tempèsti (Tempo e tempeste, 1997-2001), Vént e bandìri (Vento e bandiere, 2005), Rumànẓ (Romanzo, 2011), Lêgrimi ad luce (Lacrime di luce, 2016).
Ha fatto parte del gruppo di intellettuali di Santarcangelo di Romagna noto come “E’ cìrcal de giudêizi”, che comprendeva Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Nino Pedretti Rina Macrelli, Flavio Nicolini e altri, che tanta parte ha avuto nella rinascita della poesia in lingua romagnola e in tanta parte delle arti visive, del cinema, e nell’immaginario artistico tout court.
La poesia di Fucci è prevalentemente intima, lirica, ma diffusa in una lingua utilizzata in modo narrativo, estesa nel tempo e nello spazio (del foglio e della vita). I versi sono composti con attenzione per la metrica, con tendenza a distendersi nell’endecasillabo, sino a giungere alla forma della ottava di endecasillabi nell’importante libro Rumànẓ (Romanzo – Un’epica familiare in dialetto santarcangiolese, 2011).
Il punto dei temi è l’intreccio di personale e plurimo, nelle sue componenti essenziali dell’esserci e di coinvolgere se stesso con le persone, i luoghi e gli incontri della vita, come ha fatto e ci ha raccontato Fucci. Posto contestualmente nel passato e nel presente,
Fucci ha drammatizzato il proprio lirismo riuscendo ad intessere, con i paesi e con i nomi della Romagna, le domande e le risposte più intime e personali. I personali rapporti con la realtà, hanno quindi diffuso nell’opera quei punti fissi che consentono al lettore di non allontanarsi dalla storia, dalla narrazione, anche nell’approcciarsi alle liriche più personali dell’Autore.
Da E’ bastiment (Il bastimento, 1997):

 

CÈR L’È DVÉNT E’ SULÓSTAR

 

Podês ch’i faza téndar i tu ócc
sgavitlêd da la nèbbia ch’l’à ’l buscài
de sònn, e ti su invrócc,
una luce ’d curài
la nasa adêsi tra cal brazi niri.

 

Alòura e’ zirarà ródi lizìri,
tònda la stàisa, t’é insugné, de mêr,
e vòusi ch’al baléna cmè l’azêr
insén tla su faldêda.

 

O l’érra e’ dirigébbil ad cl’instêda
a galegê sòura m’un mònd ch’u n léuta,
o cla fighéura méuta
ch’la spérd tramèz dla pòrbia ’d purpuréina
e l’òmbra che la n’è?

 

Cèr l’è dvént e’ sulóstar dla matéina
u n’à impurtênza t sapa o no e’ parchè.

 

CHIARO S’È FATTO IL RIVERBERO – Può darsi che si faccian teneri i duoi occhi/ liberati dalla nebbia che hanno le boscaglie/ del sonno, e dai suoi grovigli/ una luce di perle/ nasca lentamente tra quelle braccia nere.// Gireranno allora ruote leggere/ attorno alla stesa sognata del mare/ e voci scintillanti come l’acciaio/ insieme nel suo grembo.// Ma era il dirigibile di quell’estate/ a galleggiare su un mondo che non dura/ o quella figura muta/ persa in mezzo alla polvere di porporina/ e l’ombra che non c’è?// Chiaro s’è fatto il riverbero del mattino/ non ha importanza che tu sappia o no il perché.//

Con l’evoluzione della sua poesia Fucci ha sia tematizzato il parlato, con il valore connotativo di vicinanza alle persone, che legato il discorso alla trasmissione dei suoi ricordi al lettore, legando infine il racconto anche alle tematiche della società contemporanea. Nel volume Rumànẓ (Romanzo – Un’epica familiare in dialetto santarcangiolese, 2011), l’Autore ci ha lasciato il corpus dei suoi ricordi familiari, e nel contempo la condivisione per l’arte, i maestri, gli amici, oltre che al suo approccio alla poesia attraverso la vita. Il romanzo come raccolto di vite intrecciatesi nei versi, non permane sono come opera di poesia, ma quale pensiero in forma orale e musicale sul presente e sul futuro, e dunque con la maniera del viaggio.

Per Gianni Fucci il viaggio si compie accanto al suo fiume Marecchia: da Rumànẓ (Romanzo, 2011), Capitolo XVI,

 

1 Aqua d’un fiómm ch’la viàẓa e la s ṣluntêna
ch’la mór sòtta la gèra o ch’l’è surtéia
o sêich decêiṣ, prepotenza ad fiumêna,
o tràza stìla d’una antêiga véa…

 

1 Acqua d’un fiume che va, s’allontana
che muore nella ghiaia o è polla viva
o solco netto, furia di fiumana,
o traccia lieve d’una antica riva…

 

Alex Ragazzini– 2019

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