LA CIFRA OCCULTA DEL VIVERE- Lucia Guidorizzi legge gli “Alfabeti segreti”

criptografie- alfabeti segreti

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L’alfabeto che compare in questa raccolta poetica, ammaliante nella sua complessità di toni e timbri e che ci invita ad affacciarci sui misteri del Cosmo, reca in sé qualcosa che appartiene alla mantica, al sillabare del mistero.

“Alfabeti segreti” è diviso in due sezioni “Lontano così lontano” e “L’armatura della rosa”. Nella pagina di apertura compaiono questi versi di R.M.Rilke tratti da “Sonetti ad Orfeo” “Se le cose terrene ti hanno dimenticato,/dì all’acqua silenziosa: io scorro/E all’acqua rapida, parla: io sono.

La scelta di questa citazione rivela l’intento orfico del libro e la sua determinata volontà di calarsi nei misteri dell’essere.

In questo libro di Fernanda Ferraresso, sta racchiuso un profondo, ctonio lavoro sulla parola e su come essa sia in grado di aprirsi, assumendo la valenza di una rivelazione.
In un fluire continuo e speculare, i suoi versi sono una sorta di ricapitolazione dell’esperienza del vivere, dei suoi strappi e dei suoi enigmi, intessuti in un arazzo intrecciato di luce e d’ombra.
Le sue sono parole-aruspici che indagano sul mistero incompiuto delle cose.

Scrive Fernanda Ferraresso :

”resiste della vita l’esito l’esilio/l’ingombro di un altro in(d)izio”

raccogliendo  così la lezione  poetica di Amelia Rosselli in cui il lapsus, o meglio, lo slittamento di una parola in un’altra assume la funzione di traghettare verso nuovi orizzonti di senso.
In fondo, cos’altro è la poesia se non un’operazione necromantica? Nel dialogo continuo tra i vivi e i morti, nell’interazione perenne tra passato e futuro, si aprono spazi segreti di detto e taciuto. Nel continuo, funambolico esercizio di vertigine che impone il vivere, la poesia diventa veleno e farmaco, unguento ed ustione.

Nei suoi versi che scorrono come un fiume nel letto del tempo, compaiono criptogrammi, segmenti e frammenti luminosi ed oscuri che compongono un vasto mosaico di intricate tessiture, ma che sono anche spaccature in grado di offrire varchi per altre dimensioni.

“dentro le carte/ immateriali/imbrattiamo di parole/le poesie che navigano/da milioni di anni.”

In questo andare e venire perpetuo è racchiusa la cifra degli alfabeti segreti  che il verso trama ed ordisce in un balbettare p(r)o(f)etico.
Come il vaticinare frammentato della Sibilla a Delfi è lacerto smembrato di parole scritte su foglie d’alloro disperse dal Vento, così la scrittura di Fernanda Ferraresso è chiave ed enigma, visione e narrazione.
Leggendo questo bellissimo libro non ho potuto fare a meno di pensare al filosofo e psichiatra Karl Jaspers, il quale suggerisce che per superare il senso di vertigine e di aporia dovuto all’abisso che si apre tra esistenza e trascendenza, si ricorra alla cifra.

Le cifre sono quanto viene pensato e rappresentato dall’uomo e sono presenti nella  tradizione mistica, religioso-culturale, sacrale, poetica-artistica e filosofica, in pratica sono esse ad offrirci l’accesso ai misteri dell’universo.
Le parole sono semenzai di conoscenza, in cui sta racchiuso l’inattingibile, e così la poesia, la parola poetica si costituisce ponte tra visibile ed invisibile.

Fernada Ferraresso scrive :

“se fosse una via certo sarebbe il passo/oltre quel limite”;

“il dialogo originale/la mela e il seme il generoso involucro/di un primitivo vuoto/senza identità/tutto/l’indicibile/un detto/ alfabeto segreto/ un monologo dentro di sé”

“una tessitura perfetta/in cui niente si perde/niente resta escluso/tutto è intrecciata presenza”

“crescono le parole/dentro di noi/ che siamo i loro vivai/e vivono”

“improvvisa una frana/e dentro quella/inaspettata la parola/che tutto consuma nel suo niente/nel suo farsi /irripetibile silenzio”

“a volte strappando da terra una radice/è come se dissotterrassi i miei morti/che non si sono mai estinti”

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criptografie- alfabeti segreti

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Se noi siamo cifre, cifrato è l’alfabeto del mondo ed in questo criptogramma sta il dialogo con l’immanente ed il trascendente.
In questa toponomastica dei segni ci avviciniamo ed allontaniamo nello stesso tempo dai luoghi che sono per noi contemporaneamente casa ed esilio. Nel procedere dell’oltranza si ricapitola il senso dell’esistenza riconoscendo che, come afferma Eliot in “Four Quartets” tutto il nostro andare non è altro che un tornare nel luogo da dove si era partiti.

“faceva caldo quel giorno/quando ritornammo/qualcuno aveva portato un vaso di fiori/aveva tagliato l’erba del prato/messo lenzuola pulite/spalancato tutte le porte/anche i muri sembravano aprirsi e concederci/le immagini di quando eravamo vissuti insieme/un giorno che si allacciava allora come ora/al nostro infinito adesso”

La seconda sezione “L’armatura della rosa”, ci porta a riflettere sulla forza e sulla fragilità dell’esistenza stessa e sulla condizione umana e corporea.

“Ordito e trama si armano tessendosi l’un l’altro sul dorso/ancora un poco la morte un poco di più l’ombra/e il mistero/che lento si avvicina ti raggrinza le pieghe del ventre”

Quest’usbergo apparentemente inaccessibile è l’involucro terreno in cui si abita.

“E’ questa la mia veste/è questa mi dico/l’armatura di una rosa”

Il poetare di Fernanda Ferraresso è un lungo, profondo ininterrotto respiro che a tratti si fa breve ed intenso, procedendo alchemicamente, attraverso un solve e coagula che libera immagini, condensa significati e cifre.
La lettura irretisce, cattura all’interno delle trame dello stendardo e drappo funebre che è la vita stessa.
Questo tesoro, seminato nell’ombra e sbocciato alla luce procede nel suo lavoro di tessitura continua:

“non ha agonia la parola è un ago che punge le dita/e lega nel sangue i frammenti/di una tela grezza di innumerevoli mani/e migliaia di occhi/tingendomi lo sguardo/tagliandomi le labbra e i polsi di verso in verso/inverso raggiungono il sole minuscolo/in cui di ingobbio mi avvolgo”

“stendendo il mio cuore come un tappeto di nodi/sensibili al mio passo e”

“noi lasciamo segni”

“questi giorni mai nostri dopo secoli e secoli/di pagine sfogliate di erudite quanto vacue peregrinazioni/visitazioni del nulla in cui frammenti come schegge della grotta/senza materia altra che il vuoto”

“ma il mio desiderio/dovunque ti disegnava/in tutte le città dove sono stata/nei luoghi in cui credevo/di misurare la distanza”

In continuo esercizio di consapevolezza i versi di Fernanda Ferraresso conoscono l’Abrgund, l’abisso sempre in agguato in cui ogni conoscenza memoria ed esperienza può da un momento all’altro precipitare e proprio la coscienza di questa precarietà la induce a procedere con coraggio e determinazione sulla via della conoscenza

“ad un certo punto fu tutto inutile/scomparvero gli archivi di tutte le memorie/nessuno seppe chi e perché/si era arrivati a quel giorno e a quella storia/nessuno comprese dove stava cosa voleva/nessuno guardando vedeva ciò che era”

ogni strappo può essere rammendato, ogni ferita curata, ogni vita viene cucita ad un’altra mentre la morte ci guarda

“con l’ago/rammendo/una parola per volta”

“la morte è un abito/e ci fila l’uno con l’altro”

in una corrispondenza continua tra essere e non-essere, in un procedere in bilico sulla sponda franosa dei giorni, queste poesie invitano ad immergersi nel grande mistero dell’universo, a farsi macrocosmo e microcosmo. Il nostro essere cifre, ci ricollega alla trascendenza, come afferma Karl Jaspers: “La filosofia vede in ogni limite la cifra di un’ulteriorità dislocata rispetto ai luoghi delimitati e conosciuti, e quindi trascendente, metafisica.” 

Chi più della parola poetica può raccogliere quest’invito all’oltrepassamento?

Fernanda Ferraresso raccoglie questa chiamata ineludibile:

“Ogni cosa/ricorda ogni cosa e ogni essere/ogni vivente ha in sé scritta/una parola/che è parola segreta della vita/ricorda niente è dimenticato o/abbandonato alla deriva/niente viene perduto/per quella parola/quella che ognuno ha in sé/tutta la vita”

In questo alfabeto segreto leggiamo noi stessi ed il mondo in un divenire perpetuo che allarga i nostri orizzonti, permettendoci di abitare poeticamente nella parola e nel silenzio.

 

Lucia Guidorizzi                                                                                                          

 

       

Fernanda Ferraresso, Alfabeti segreti- Edizioni Terra d’ulivi 2018

                      

 

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