ISTANTANEE- Anna Maria Farabbi: Ancora sull’opera di Paolo Gera “Poesie per Recaptcha”

 haneul kim 

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Non mi bastava fare un commento al saggio di Milena Nicolini. Anche se partecipare attivamente con la propria scrittura, motivando il proprio punto di vista condividendo o meno, è utile per significare l’opportunità della rete, per dare polpa alla sua volatilità, per incarnare una soggettività leggente. In questo senso la redazione di Carte Sensibili auspica sempre che i lettori e le lettrici, propongano la loro impronta nei commenti.  

Come sempre al saggio di Milena Nicolini non si può aggiungere una goccia d’inchiostro, tanto la sua analisi entra nelle pieghe dell’opera tenendo costantemente presente tutta la creazione dell’artista. Tuttavia, vorrei aggiungere qui alcune sostanze di riflessioni suscitate dal mio incontro con Recaptcha.

Ricordiamoci quando Arthur Rimbaud salì su un tavolo di caffè a Parigi facendo pipi addosso a certi poeti letterati, che leggevano tra loro le proprie poesie. Irriverente, irruente, eretico, fiero della sua anarchia e consapevole della propria indomabile libertà creativa. La prima parte dell’opera di Gera si propone con questo sfregio, coltissimo, allarmato e allarmante, in un’energia dissacrante retoriche e sublimazioni, svestendo figure bibliche e mitiche, portando loro una contemporaneità che, di fatto, denuncia, l’immobilità e la pericolosità di certe dinamiche sociali e relazionali.

Tutto questo assume un rilievo enorme se rapportato all’attuale  panorama letterario: pochissime penne escono dai convenzionali, innocui, solchi canonici, non riconoscendo le istituzionali piste della carriera letteraria.

A questo risponde Paolo Gera nella parte finale di Recaptcha, indicando persone con nome e cognome come propri riferimenti poetici, oltre che affettivi.

Ricordo che Paola Febbraro, durante le nostre lunghe telefonate, insisteva molto su un tu da pubblicare con tanto di nome e cognome, rompendo quella generica astrazione in cui i poeti scivolano. Questo perché se ciascun poeta avesse il coraggio di indicare le proprie costellazioni di orientamento non su interviste ma dentro la propria opera, avremmo chiarissima la sua postura, la sua identità e i suoi compagni di viaggio. Sarebbe una scelta artistica e politica. Leggeremmo i suoi nomi miliari e reali, persone in carne e ossa con cui, in vita, ha tessuto appunto la sua vita. Così mi diceva Paola Febbraro.

Così, Paola Gera riprende questo filo con la stessa convinzione, rivendicando la carne della relazione, mettendo a fuoco proprio il contrario che, in modo invasivo, virtualizza e svena, distorce, i rapporti e depotenzia. Mi riferisco proprio alla silloge che dà il nome all’opera.

Non ho conoscenza di altra poesia che con la stessa folgore affonda nel mondo virtuale, non demonizzando la rete ma mettendo in luce il rischio della perdita, del labirinto, della vaporizzazione.

Con questo libro si condanna la liricità melodica, autoreferenziale, l’esaltazione e l’adorazione del proprio io. La poesia rivendica un canto civile che sorge sì dal proprio io, ma si immerge nella drammaticità della polis e del pianeta, nelle sue contrazioni e contaminazioni, nelle cause suo decadimento.

Anna Maria Farabbi

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 haneul kim 

 

RIFERIMENTI IN CARTESENSIBILI:

https://cartesensibili.wordpress.com/2019/01/28/istantanee-fernanda-ferraresso-poesie-per-recaptcha-di-paolo-gera/

https://cartesensibili.wordpress.com/2019/02/28/le-sirene-del-remoto-e-la-solitudine-in-poesie-per-recaptcha-saggio-di-milena-nicolini/

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Paolo Gera, Poesie per Recaptcha, edizioni Oèdipus 2018

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