SILLABARIO DELLE PICCOLE COSE- di Cristiana Pagliarusco

parco nazionale acquatico delle everglades- florida

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PRIMER- Jessica Jacobs

A Florida child knows the safest part
of a lake is the middle. That gators
and moccasins shade in the lilies, hunker
at the shoreline in the muck right past
the trucked-in sand. Knows a baby snake
means a mother’s nearby, angry.
That to kill her, you must bring a shovel
down just behind her skull—leave
too much tail and the headed half will
keep coming at you. To run zigzag if a gator
gives chase, their squat digger legs built
for speed, not for turning. Has a friend
who has a friend who lost a thumb
to continue reading here 

 

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SILLABARIO

Una bimba della Florida sa che la parte più sicura
di un lago sta in mezzo. Che alligatori
e mocassini si schermano tra le canne, rannicchiati
in riva nel fango giusto dopo
la sabbia trasportata. Sa che un piccolo di serpente
vuol dire madre nei paraggi, iraconda.
Che per ucciderla, devi colpire col badile
giù appena dietro al cranio—lascia
troppa coda e la testa mozza continuerà
a venirti incontro. Si corre a zig zag se un alligatore
ti insegue, le loro tozze zampe da scavatori son fatte
per la velocità, non per le curve. Ha un’amica
che ha un’amica che ha perso un pollice
per una testuggine azzannatrice; ha indossato lucertole
come orecchini, guardato sanguinerole prese al lago
divorare il pesce rosso comperato al negozio per
compleanno. E’ stata trascinata in un’escursione
in una dolina grande quanto un quartiere, anche se
la misura ancora non si sapeva:
un camion rosso in fondo, risale su;
e insieme una mezza casa e un relitto
di giocattoli e libri. Le è stato detto che capitava
in un giorno come ogni altro. E’ andata a casa
per stare a galla sul lago nel suo tranquillo
centro; leggere ninfe svolazzanti
contro le sue cosce, il sole una costante; il suono
di risucchio del tappo di una vasca, la sua immaginazione.

 

Traduzione di servizio di Cristiana Pagliarusco

 

Quando prendo in mano un album di ricordi, sfogliando, capisco di aver perso nella memoria molte pagine. A volte però, leggendo poesia, si riaprono finestre che sono tenute chiuse per tanto tempo e le immagini sfuocate riprendono il colore.
Il mio colore è l’estate. Sono il bianco e il giallo che appaiono per primi, come seppia di fotografie un po’ passate. Arriva poi, piano piano, senza sfarzosità, un verde, tutto fitto, come i fili dell’erba di un fosso. Per ultimo, l’argento, ma liquido, che, tremulo, fa anelli concentrici tra piccole boe di galleggianti e pesci-sole che corrono veloci.

Quando ho letto “Primer” (che qui ho tradotto con “Sillabario”) di Jessica Jacobs, una poeta pura come poche nel panorama della poesia contemporanea americana, ho rivisto in quella bambina della Florida che cammina al centro di un lago un’altra bambina aggirarsi tra i fossi e i canali dei suoi luoghi d’infanzia. Migliaia di miglia a dividere queste bimbe, eppure le stesse immagini: magari non coccodrilli o testuggini azzannatrici, ma di certo la stessa immaginazione, quella che prende nei momenti più impensati, mentre magari si ascolta il rumore di un piccolo vortice dopo il bagno in vasca del sabato pomeriggio o mentre si cammina sotto un sole mai stanco come nei lunghi pomeriggi estivi in campagna a caccia di lucertole e serpenti.
Sillabario delle giornate, e sillabario dei ricordi. Certezze incrollabili, prontuario del diventare esperti mentre si impara l’abc dei propri passi.

Jessica Jacobs scrive di essere fuggita via al più presto dall’aridità culturale delle aree suburbane della Florida centrale; ma per quanto accattivanti fossero i luoghi delle altre sue case, spesso, nei sogni, ritornava a quella casa buttata giù dalle ruspe quando aveva sedici anni, o quegli altri luoghi in cui aveva imparato tante cose un po’ per gioco, un po’ per difesa.
La lirica di Jessica affascina—spartana ma profonda, fatta dell’essenza e sostanza vera della cose—una poetica delle cose che rimanda certamente alla tradizione americana di William Carlos Williams, ma ora più fresca, quasi tangibile, dove le immagini, come affreschi contemporanei, ovvero istantanee dal contorno bianco, sventolate tra le dita di una mano, sono facilmente sostituibili ai nostri album dei ricordi.

Esplorare le pagini di antologie e raccolte di poeti e poete contemporanee è un privilegio: mentre scopri pagine della vita altrui, capisci di non essere vissuta una volta, e nemmeno di appartenere solo ad un luogo.

Cristiana Pagliarusco

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alligatori- parco nazionale acquatico delle everglades- florida

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Riferimenti in rete:

https://jessicalgjacobs.com/

https://www.rattle.com/primer-by-jessica-jacobs/

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