ISTANTANEE- Annamaria Ferramosca: L’occhio fotografico, di Giovanna Menegùs. Note di lettura

gianni berengo gardin

 

 

Qualche mia impressione su L’occhio fotografico di Giovanna Menegùs.
Mi è subito apparsa, questa, una scrittura profondamente matura e consapevole degli esiti di comunicazione intensa della propria poetica.
L’immersione nelle atmosfere milanesi, che ricordano scene de La ragazza Carla di Pagliarani, ma senza il suo disincanto realista, ha la capacità di coinvolgere in una visione metafisica e insieme come rassegnata al destino scuro del mondo.
Sono scene da una città ferita, che brulica di emarginati che si confondono con il profilo dei rondoni e insieme di borghesia superficiale ormai in balia delle vuote ipertecnologie. Appare evidente una realtà umana smarrita che sembra emergere da un fondale onirico, nebbioso. Infiniti quotidiani incontri metropolitani, sfiorati e perduti, da cui si intravede un esito che poteva essere, e non è stato.
È una poesia dello spleen contemporaneo, che diffonde dalle molteplici sensazioni accese da elementi di varia umanità e dalla natura, perfino da note di musica. Ogni percezione è motivo di soste del pensiero nella ricerca incessante di senso che sembra sfuggire, ma forse nella sua fuga e nel suo inseguimento sono riposte domande e possibili vie d’uscita, varchi dal sapore poetico e a volte perfino salvifico, come di salmi.
Struggente il testo centrale dedicato al ragazzo suicida, metafora altissima della nostra necessità di un abbraccio umano solidale che sempre si vorrebbe offrire, ma che fatalmente e misteriosamente si sottrae. Un destino amaro, dove si toccano i limiti dell’umano.
La scelta di farsi sguardo puro di cose visibili e invisibili, sopratutto di elementi naturali ritratti come entità vive, è la cifra centrale di questa scrittura, che sa accendere teorie di fotogrammi dove la realtà sembra smaterializzarsi per offrire “altre” luminose indicazioni.  
L’espressione stilistica è libera e accompagna le visioni come un’armonica sinusoide, una sorta di concerto che amalgama realtà, natura e parole. E fa indovinare dell’autrice un’anima inquieta e insieme paradossalmente rasserenante.

Annamaria Ferramosca

 

Giovanna Menegùs, L’occhio fotografico- Pietro Macchione Editore 2018

Postfazione di Antonio Fiori

One thought on “ISTANTANEE- Annamaria Ferramosca: L’occhio fotografico, di Giovanna Menegùs. Note di lettura

  1. Grazie per questa uscita ad Annamaria Ferramosca, e ad Anna Maria Farabbi e Fernanda Ferraresso di Cartsensibili.
    Berengo Gardin non me l’aspettavo, e ho pensato fosse Napoli, invece è Venezia 1979 (è vero: i mattoncini). In tutto il mondo ci sono vicoli.

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