PASSAGGI CON FIGURE- PASSAGGI CON FIGURE: Intervista a Dorothy Parker – I parte

fritz foord, wolcott gibbs, frank case e doroty parker 

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Non è stato facile trovarla. Le indicazioni della redazione erano vaghe. Cercala e scrivi. Cammina e sposta pensieri, gira pagine, inciampa, rialzati, guarda il cielo e non fermarti. Cammina e nuvole raggi vapore luci, coraggio ci sei. Sei finalmente davanti a lei, a una donna che al risveglio, si lava i denti, come tante e poi, a differenza di altre, si affila la lingua con meticolosa attenzione, una donna che ama e soffre, come tante e poi ride di sé e degli altri, più di ogni altra, perché la vis comica va coltivata nel giardino dei propri pensieri. E lei ha potato le smancevolezze, staccato le foglie secche dei luoghi comuni, segato le frasi fatte avvizzite, per scegliere la bellezza dell’imprevisto sarcastico, fiore che piange e che ride nella pagina composta. Una donna intelligente nella New York degli anni venti e trenta e quaranta. Ironica e autoironica, Dorothy Parker, è davanti a me.

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robert sherwood- frank crowninshield, edna chase, condé nast, dorothy parker, robert benchley

 

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Mi osserva, strizza le palpebre e le sbatte, nell’intervallo brevissimo sgorgo i suoi occhi di gazzella supplichevoli e smarriti. È nervosa o è miope? Nasconde in mano qualcosa. La trattiene, intravedo le zampette che scappano dal pugno chiuso. Forse una piccola creatura. Che sia un topo? Guardo meglio. Sono solo due stanghette nere. Continua ancora a celare gli occhiali… per un’intera esistenza li ha infilati e sfilati, riponendoli nelle tasche dei suoi vestiti e lo fa ancora qui, davanti a me, in questi sovrumani silenzi.

Ah! Doroty Doroty! Quanto li hai amati odiati, amici nemici, con lenti spesse e stanghette nere, quanto li hai odiati i tuoi occhiali.

Men seldom make passes

 At girls who wear glasses”

Tu che hai abbandonato la tua comoda vita in una famiglia ricca, per vivere da sola in una camera d’affitto e mantenerti con il tuo lavoro a New York, prendendo a settimana, dieci dollari, e pagandone otto, per la camera e due pasti; tu nota spudorata per le signore perbene, più o meno adultere, perché nel sedici, cioè nell’anno del signore millenovecento sedici, fumavi una sigaretta dietro l’altra; tu che, non solo hai dichiarato la tua indipendenza dal moralismo post-vittoriano, ma hai marciato per difendere la  causa di Sacco e Vanzetti e sottoscrivere tutte le richieste di grazia, raccolte nei sei anni in cui i due anarchici italiani rimasero nella cella della morte in attesa dell’esecuzione; tu che non appena entri nella vita professionale e fai le tue scelte sostenendo tutte le posizioni più polemiche, da quella dell’indipendenza femminista a quella del socialismo e non ti limita a mostrare di sapere che in quegli anni una ragazza aggiornata deve dichiarare di non essere vergine, che sia vero o no; tu che sei vissuta da Donna Nuova e ce ne vorrà di tempo perché ce ne siano altre e altre;  tu non vuoi essere vista da me con gli occhiali?

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cover vogue 1916-18 (sito nast condé)

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Mi scusi. S’interrompe. E subito riprende:

Mi scusi. – Voce meno pungente. – Non le pare di esagerare con tutti questi dettagli sulla mia esistenza, in un solo colpo, bum! Che fa il gangster. Tutto davanti a chi legge, come se io fossi un personaggio di un romanzo ottocentesco. E poi, signora giornalista, concilia? Lei è in contraddizione, è evidente come una trota nel latte. Lei si reputa una femminista… – vi chiamate così ancora?- e nello stesso tempo, porta le lenti a contatto? C’è qualcosa di cui vergognarsi?

– No! Non mi pare proprio…

– Mi lasci finire, le sa riconoscere le domande retoriche o no? Mi ascolti: lei non nasconde con le sue lentine il fatto che ha bisogno degli occhiali? E nel metterle non vuole evidenziare i suoi occhi! E allora! Nel sedici non avevano ancora ridotto gli occhiali a frammenti di vetro convesso da applicare sulla pupilla, perché vuol vedere solo in me la contraddizione. Pensi a scrivere, ha le righe contate, non perda tempo con parole inutili. Vada all’essenza.

– Perché Miss è così… aggressiva? Sono qui, con le migliori intenzioni, io l’ho cercata.

– Non entriamo nei dettagli. Procediamo, quando entrai, nel 1916, nella redazione di “Vougue”, ero al mio primo lavoro, mi dissero che dovevo solo scrivere didascalie alle foto, scegliere le parole giuste per riuscire a concentrare in una riga la maggior quantità possibile di immagini e di idee e per dieci dollari dovevo stringere.

– Miss Doroty, vorrei che spiegasse alle lettrici e ai lettori il suo odio così remoto per le donne. Mi spiego. Nel 1916 dopo aver scritto per “Vogue,” passa a “Vanity Fair” e lì pubblica il suo primo articolo provocatorio: Odio le donne, mi danno sui nervi. Perché un atteggiamento così spietato verso il sesso femminile?

Odio le donne sono meglio le bombe!

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dave shafer- indagine visiva sulla vita di dorothy parker

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– Ma! Perché? Non mi dica che sono tutte detestabili?

Odio di più quelle che cuciono i vestiti da sole, quelle che ritagliano le ricette dai giornali, quelle che devono scappare subito a casa per far da mangiare, quelle con le unghie laccate di rosso, quelle che arricciano in continuazione il loro delicatissimo naso.

Non tutte, allora? – E non le dico che anche a me piace ritagliare le ricette, anche se da cinque anni in qua, non uso più le forbici, ma  lo screenshot per salvarle sul cellulare.

Cucinate, cucinate troppo. Dio quanto cucinate! Oppure aspettate vostro marito e se arriva tardi, urlate. È fuori luogo, fuori tempo. È imbecille. È il momento in cui lui capirà che il silenzio, un’amante e un bicchiere di buon vino sono molto meglio di voi e vi escluderà per sempre dalla sua vita.

– Lei non odia solo le donne? – Lo dico per quanto non ne sia per niente convinta che le odi – Lei squadra gli uomini con la stessa ironia. Forse con le donne è più cattiva perché vorrebbe snidarle dall’ipocrisia, strapparle dal perbenismo e scrollarle dalla tacita sottomissione. Sono fuori pista?

Le donne sbagliano tutto. Credono che in amore vadano subito offerti tutti i segreti. Molte lo fanno. Dicono sono stata dal dottore, sono scultrice di nascosto, ero lesbica, ho dei lati oscuri, ero avventuriera e così via. L’uomo le guarda con occhio da pesce e dice poco, capisce ancora meno e forse scriverà che un giorno ha viaggiato con sua zia. ( I parte… continua)

 

Elianda Cazzorla

 

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