MARAM-AL-MASRI , ARRIVA NUDA LA LIBERTA’- Note di presentazione di Antonella Jacoli

maram-al-masri- ritratti

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Nasce in Siria il 2 agosto 1962, in una città di mare vicina all’isola di Cipro, Lattakia, dove vive i primi vent’anni. Studia a Damasco e a Londra, poi si sposa giovanissima e con il marito è costretta a fuggire a Parigi, in quanto oppositrice del regime di Assad.  “Lì ho sepolto mio padre il giorno in cui ho deciso di partire con una sola valigia colma di sogni senza memoria… e la sua fotografia”. Per 13 anni non vede il figlio tornato in Siria con il marito dal quale si separa. Figlio che diventerà combattente del regime siriano. A Parigi la poetessa vive esule dal 1982. Si risposa con un giovane francese e ha due figli. Sue letture: Gibran, Tagore, Hikmet. Nel 1984, incoraggiata dal fratello Monzer, famoso poeta, esordisce in poesia con “Ti minaccio con una colomba bianca”, l’ultimo libro è “Le rapt” (2015) che racconta del rapimento del figlio.

Quattro raccolte di poesia (“Ciliegia rossa su piastrelle bianche”, “Anime scalze”, Ti guardo”, “Arriva nuda la libertà”) ho tenuto presenti per poter comprendere la sua vicenda umana e artistica insieme, tutte con temi ritornanti che si intrecciano: donne (di Siria, di Parigi, di qualunque luogo), amore, libertà, nostalgia e solitudine del migrante, dell’esule o dell’emarginato, e la poesia che diventa mezzo per dire lo scandalo della verità (Maram in un’intervista a Le Figaro: “Ma l’atto di scrivere non è già un atto scandaloso?/Scrivere è imparare a conoscere se stessi, nella propria nudità, nei pensieri più intimi. Sì: sono scandalosa perché paleso la mia verità, la mia nudità, proprio come fa un bambino./ Sì: sono scandalosa perché grido il mio dolore e la speranza, il mio desiderio, la mia fame e la mia sete; perché descrivo i mille volti dell’altro: il bello e il laido, la parte terrena e quella crudele./Scrivere, per me, è come morire davanti a una persona che ti osserva senza muoversi. E’ come annegare mentre una nave ti passa vicino, senza vederti. Scrivere significa essere quella nave che salverà chi sta annegando, è stare sull’orlo di una scogliera e aggrapparsi a un filo d’erba. Quando scrivo, il mio io è quello dell’altro, e questa convinzione mi aiuta a liberare me stessa, a mettermi a nudo. Tuttavia, far valere la mia poesia e cercare di meritare il corrispettivo titolo, mi mette in pericolo—è uno scandalo che implica tanta sofferenza”. (…) La poesia allora è ponte tra culture e possibilità dell’impossibilità del dire. I suoi sono versi intimisti ed epici, liberi in libera metrica, sensuali, erotici, ingenui per alcuni ma non per lei, la sua poetica è impegnata, come a suo tempo in occidente quella delle poetesse Sibilla Aleramo (“Una donna”: “per lui/a causa sua/ho abbandonato i miei figli/Pensavo che sarebbero cresciuti meglio/lontano da litigi incessanti,/cercando di ricucire gli squarci/nelle viscere della casa”) e Jolanda Insana.


1) Ciliegia rossa su piastrelle bianche è un canzoniere che ha ottenuto il premio Foro Cultural Libanés, presieduto da Adonis, che parlò per lei di ”labirinti dell’erotismo”. Un’opera con parole semplici, come caramelle e polvere, che umanizzano il mondo. Ecco una poesia dolente e intensa, “Le donne come me”:

Le donne come me
non sanno parlare
la parola le rimane
di traverso in gola
come una lisca
che preferiscono inghiottire.
Le donne come me
sanno soltanto piangere
a lacrime restie
che improvvisamente
rompono e sgorgano
come una vena tagliata.
Le donne come me
sopportano gli schiaffi,
senza osare renderli.
Tremano di rabbia
e la reprimono.
Come leoni in gabbia,
le donne come me
sognano
di libertà.

2) Anime scalze (Les ames aux pieds nus, 2011) narra le storie vere di violenza sulle donne, nominate una per una: profughe, prostitute (“Anime scalze”: Le ho viste/ Loro,/i loro volti dai lividi celati./Loro,/ gli ematomi nascosti fra le cosce,/Loro,/i loro sogni rapiti, le loro parole azzittite/Loro,/i loro sorrisi affaticati/Le ho viste/tutte/passare nela strada/anime scalze, /che si guardano dietro,/temendo di essere seguite/dai piedi della tempesta/ladre di luna/attraversano,/camuffate da donne normali./Nessuno le può riconoscere/ tranne quelle/che sono come loro), donne sminuite e limitate, donne sommerse. Al Masri è un’anima scalza al pari delle altre, si fonde in tutte le donne, per troppo tempo rimaste silenti. Una di queste si chiede: “perché dovrei vergognarmi di essere donna?”. Il dolore di Penelope, Anne, Jocelyne, madame Charles, Fatima eccetera, esseri fragili dalla vita simile, è ben riassunto in “La donna che guarda dalla finestra”:

La donna che guarda dalla finestra
vorrebbe avere delle lunghe braccia
per prendere il mondo
il suo Nord e il suo Sud
il suo Est e il suo Ovest
nel suo grembo
come una tenera madre
vorrebbe avere grandi mani
per carezzare i suoi capelli
scrivere delle poesie
per alleviare la sua pena.

 

La poesia può dare coraggio anche a Nàima, chiusa a chiave dal marito ogni giorno, lei che non può parlare coi vicini, sorridersi allo specchio, guardare la tv (nel mondo dell’immagine a cui siamo abituati è un colpo al cuore venire a sapere che quando è sola si ferisce la mano per recuperare il telecomando nascosto e poter vivere così qualche momento d’evasione). La scrittura qui si fa quasi fotografia, paesaggio umano condensato in pochi tratti.

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3)Ti guardo è un canzoniere d’amore dalla sensualità paragonata a quella di Saffo (oltre che per la brevità dei versi), che ha scandalizzato il mondo arabo. “Ho goduto di un corpo che mi offrì un fiume inebriante e il sussulto della vita” scrive al Masri, donna libera, anche di non amare, che ha distrutto il mito, il cerchio di autorità maschile.

4)Arriva nuda la libertà (Elle va nue la liberté, Multimedia Edizioni, 2014), premio Bayane per la letteratura francese nel 2013. E’ una raccolta bilingue, in arabo e francese, che descrive la tragedia siriana (dal 2011 la primavera araba): “La Siria per me/ è una donna violentata tutte le notti”: da esule la Siria ferita le giunge attraverso i contenuti tratti dai social media (video Youtube, post su fb, foto condivise. Maram infatti ci informa che Internet è il solo modo che ha ora per essere in contatto con il suo popolo, decimato in pochi anni, e con la sua famiglia d’origine. Similmente a Brecht, scoperto dopo aver iniziato a scrivere il libro, che in “Abicì della guerra” commentava in quartine le foto ritagliate dai giornali per mostrare che la guerra è la più orribile delle realtà. Ecco che in arte le distanze di mondi diversi si annullano. Rimane il dramma: oggi alcune donne sono costrette a prostituirsi in cambio di aiuti umanitari (pasti, sapone), o vengono rapite, stuprate, torturate (anche psicologicamente), uccise. Dolore e speranza, bellezza e sofferenza (notate dal poeta Giuseppe Conte) nei versi si mescolano.

Arriva nuda la libertà,
sulle montagne siriane
nei campi dei rifugiati.
I piedi affondati nel fango
le mani screpolate per il freddo e la sofferenza.
Lei avanza

Passa
e aggrappati alle sue braccia i suoi figli
che cadono lungo il cammino.
Piange
ma va avanti.

Le stroncano i piedi
e lei avanza.
Le tagliano la gola
e lei continua a cantare.

Proprio come la testa mozzata di Orfeo, continua a cantare la libertà. E in parallelo a Benjan Matur, scrittrice curda che sostiene i guerriglieri del pkk in Turchia (“ogni donna conosce il proprio albero, Al Masri: “un esilio è paragonabile a un albero privato delle sue radici”), Maram parla anche delle donne combattenti, non sottomesse: “le donne sono la colonna portante della Siria e partecipano attimo per attimo alla rivoluzione. Tante giovani poetesse usano la poesia come forma per esprimere il loro diritto alla libertà”. Un diritto e uno scandalo, la verità che svela in poesia, quest’ultima da sempre megafono della profondità del sentire più acceso, lusso vitale, specchio di tutto. Maram ha riconquistato se stessa più volte e per questo è spirito eletto, donna a piedi nudi, ponte tra mondi diversi accolti nelle braccia materne.  “Quando scrivo il mio io è quello dell’altro“, confessa ancora, ed essere poetessa è per lei una grande responsabilità “simile a quella di un guardiano del cielo verso una tomba, poiché l’altro giace sotto alle nostre ali di responsabilità, come in ogni rapporto d’amore./Al pari del medico che sterilizza i suoi strumenti prima di operare un paziente, la mia responsabilità consiste in questo scrivere d’amore, quindi del non-amore: è un detergere l’esistenza./E’ aiutare chi non possiede-o ha perso- la vista ad attraversare una strada pericolosa./La forza della poesia proviene dalla sua capacità intrinseca di penetrare la coscienza senza che l’altro se ne renda conto. Essa vive già in noi”.

Il suo sogno è diventare un uccello dalle grandi ali e sorvolare la sua nazione liberata da guerra e violenza.

Personalmente, ciò che più mi ha impressionato è la fermezza femminile che la poesia di Al Masri esprime. Unisco così due parole che solitamente non vanno insieme, nemmeno nella nostra realtà postmoderna: un sostantivo, fermezza, che si è sempre associato all’aggettivo maschile, finalmente qui, tra le righe della poetessa, lo posso coniugare con l’aggettivo femminile. Una volontà fuori dalle convenzioni, quella di Maram. E poi sottolineo l’unità delle sue raccolte delicate e crude insieme, atti civili che solo la poesia riesce a radicare ben oltre la potenza delle immagini video, gesti vocali resi intimi, parola cristallizzata. Via d’esempio e di cultura per ogni latitudine, affinché la poesia sia carne viva del proprio tempo e di tutti i tempi, universale e particolare insieme, rivoluzione per l’arcobaleno futuro che Maram non solo già intravede, ma in cui crede fortemente. La poesia mostra la sua natura tenera, detta a labbra sfioranti, e contemporaneamente diretta, canto radicale per i figli della Libertà che “Ascoltano il frastuono della paura e del freddo/sui marciapiedi/davanti alle porte delle loro case distrutte/negli accampamenti/o/ nelle tombe.// I figli della Libertà/come tutti i bambini del mondo/aspettano/il ritorno della madre”.

 

Antonella Jacoli

MARAMALMASRI- ARRIVA NUDA LA LIBERTA’

–reading al’Ovestlab di Modena 19 novembre 2018 ore 19

 

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Antonella Iacoli (in arte Jacoli, cognome del padre), è nata a Modena dove vive, si è laureata in giurisprudenza e dopo un anno di pratica legale ha scelto di studiare storia moderna e poi di dipingere in stile americano e avviare per quattro anni un piccolo laboratorio artistico su carta, fino a che dal 2005 si è dedicata particolarmente alla scrittura: poesie, racconti, spesso di fantascienza (l’ultimo è nella raccolta Nasf 2018), brevi testi teatrali, convinta che le arti siano sorelle in senso greco. Finalista al Premio Loria nel 2006 e in altri concorsi nazionali, ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Solstizi di solitudini (Tempo al libro, 2012), Frammenti al padre (Youcanprint 2014), Radiofaro (Ladolfi, 2016), Nascondimenti (Aurora 2018 insieme alle fotografie di Gabriele Ugolini). Premiata al quarto posto al concorso di poesia Va pensiero 2018, fa parte dell’associazione poetica la Fonte d’Ippocrene di Modena e collabora con la rivista letteraria Il filorosso e quella di neuroscienze Anemos.   

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3 thoughts on “MARAM-AL-MASRI , ARRIVA NUDA LA LIBERTA’- Note di presentazione di Antonella Jacoli

  1. Mi chiedo se, per fare poesia civile forte e non retorica, occorra avere vissuto tanto dolore, fatica, pericolo, essere passati nel fuoco della disperazione… Mi rispondo che no, perché conosco – non molti – poeti e poete che scrivono bellissima poesia civile anche dentro vite, comunque, non troppo fuori della norma. Però, in un modo o nell’altro, non fanno della norma un muro dietro cui diventare sordi e ciechi verso il dolore o verso l’anelito al vivere libero che incontrano – magari il proprio. Ma quanti, invece, quanti sono offuscati in tutti i sensi dal proprio quieto – si fa per dire – egoistico, autocentrato vivere. Avrei voluto sapere di mille e mille poeti scesi in piazza per mostrare solidarietà ai quarantamila “stranieri” che saranno a breve sbattuti per strada senza casa e senza cibo. Ma scherziamo? E’ ormai Natale e dobbiamo pensare alle feste, ai regali, alle cene… Grazie Ad Antonella Jacoli per la passione con cui ci ha fatto conoscere Maram, la sua poesia potente, la sua attenzione di donna alle altre donne e a chi subisce violenza. Spero che non rimanga un articolo isolato.

  2. Accolgo il tuo invito, Beatrice, e mi soffermo sulle tue riflessioni. L’egocentrismo offusca gli occhi di chi, invece, avrebbe bisogno, per scrivere buone poesie, di mantenerli limpidi. Ma di “buoni” poeti ce ne sono, nonostante il momento storico in cui ci troviamo a vivere. A mio parere, ciò che davvero manca, è quella sorta di comunanza che portava, in passato, i poeti ad incontrarsi spesso, a solidalizzare con altri artisti, come registi, scrittori, pittori, musicisti. Siamo più chiusi ora, ognuno nel suo mondo. La sofferenza, temo, sia un elemento scatenante, ma, da sola, non è bastevole a fare nulla. Bella la presentazione della poetessa siriana. Mi era capitato di sentirne una intervista e di leggere alcune sue poesie: davvero molto interessante.

  3. Una lettura intensa della poesia di Maram-Al- Masri sevra da ogni orpello formale. Ci consegna l’anima e il pensiero della poeta.

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