ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Canzone del padre” di Luca Bresciani. Note di lettura

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Scrivere come sai dimenticare
scrivere e dimenticare.
Tenere un mondo intero sul palmo
e dopo soffiare.

Pierluigi Cappello

Scrivere in versi
è fare un cerchio di sassi
dove allevare una fiamma
sfregando il cielo nella terra.
Il fumo serve solamente
a chi non crede nelle scintille
e ha bisogno di un indizio
per sfogliare il nostro incendio.

 

Trovare un linguaggio, verbo soggetto oggetto e complemento, ognuno adeguato, per dire, e soprattutto dire dell’altro, l’altro che è (in) noi, il padre, appunto, l’origine, e quindi la radice di un linguaggio che è la fonte della relazione con il tutto, tu-io e anche il doppio, l’innumerevole, il resto non contabile ma cantabile tra il padre e il figlio,  e le tensioni che diventano la storia che ci configura, l’apertura o la chiusura, il castigo e il perdono, la possibilità di portare in sé una parola intimamente espressiva, memorabile, insomma, nel senso pieno del termine.
In fondo, come tra madre e figlia così tra padre e figlio s’inscrive una relazione che dura tutta la vita ed è misura del passaggio, tra ieri e il futuro, il nostro domani. E’ una storia d’amore e odio , in cui comunque la profondità della partecipazione affettiva, emotiva, motiva ciò che è sempre singolare, anche quando il padre, o la madre, viene a mancare.
Elaborare il lutto, cercando nel perdono il metodo, è elaborare il tutto, e il dove inizia da noi stessi mentre il quando include il padre, ciò il pre-cedente, senza escludere nessuno, perché nessuno si salva da solo / e se oggi decido di guarire / so che anche tu starai bene, perché tutto è relazione, tutto è (r)accoglimento, della memoria, dell’esperienza.
Nel testo di Bresciani, Canzone del padre, edito da LietoColle, l’assenza è dei gesti, che non scrivono e non sanciscono qualcosa di definitivo , ma lasciano un sospeso, da risolvere in sé.  Manca cioè una forma chiara, manca la perdita, pur registrando un’assenza dentro cui la realtà sembra svanire. Ed è con tutto questo che serve riformulare sé stessi, l’unico termine dell’equazione su cui si può intervenire.

Ti devo mostrare

la pace nelle parole:
i verbi a formare una conca  
come mani attorno a una fiamma

E il lavoro è un percorso per raggiungersi, per ricostruire ciò che è stato e ciò che non c’è, in sé,  o non si è mostrato, attraverso l’altro, in cui abbozzare comunque un riconoscimento, anche attraverso tratti fisici o piccoli elementi, che restano segni di riconoscimento,  un’appartenenza e /o  una identità, attraverso cui potersi dire, senza recidere passi del tempo, perché sono anche i nostri, di oggi, di domani.
C’è un luogo, un denominatore comune, in cui la funzione che Bresciani studia non è solo una matematica del tempo, ma la propria lingua famigliare, dove l’assenza  del padre sembra diventare l’elemento essenziale, per avvicinarsi al luogo che ci abita e ancora non abbiamo visto, non abbiamo ancora raggiunto. Attraverso i frammenti, si ricostruisce l’intero di cui abbisogniamo e la parola, solo la parola che ci è famigliarmente nota, ci rinasce, azzerando il peso della colpa che questo percorso ha promosso

Fernanda Ferraresso

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maggie taylor- the reader

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Testi tratti da Canzone del Padre, di Luca Bresciani

Ci appartiene
lo stesso modo di camminare:
troppo veloce per restare
e troppo piano per fuggire.
La stessa fame
viene a divorarci le suole
e se ne va lasciandoci dritti
come alberi appena morti.
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Un alcolizzato lo riconosci
da come sfugge ai pasti
quando l’istinto di mangiare
viene rapito da quello di bere.
Il suo corpo arreso
è un vecchio adesivo
incollato ai bar della piazza
su cui non si legge più nulla.
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Imitavo con la bocca
il rumore della salvezza
continuando a girare una chiave
che aveva finito le sue capriole.
Era un gesto di sopravvivenza
come bere da una pozzanghera
che condividevo nella mia stanza
con una madre che diventava figlia.
La nostra buona notte
era uno scuotere di maniglie
mentre una gola slegata dalla mente
diceva che ci avrebbe ucciso di notte.
Poi l’alba giungeva
e la porta si liberava
e nel lavandino del bagno
un arrivederci scritto col piscio.

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Amare è astronomia.

Orientare gli occhi
nell’infinito dei palazzi
ipotizzando a quale distanza
è ancora viva la tua finestra.

Galassie opposte
appese alla stessa legge
e sperare è vivere
con il diritto di esplodere.

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A mia madre piangevano le ossa.

Il volto le restava asciutto
ma il corpo si faceva più corto
per fuggire senza indietreggiare
vicino a un uomo fatto di rumore.

Io ero un pannello fonoassorbente
come quelli ai lati delle autostrade.

I nei allargarono i fianchi
diventando adesivi di rondini
e rimasi a reggere una primavera
che né odorava e né intiepidiva.

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Un padre pieno di elio
che mi sfuggiva dalla mano
e il braccio che restava ampio
guardandolo diventare minuscolo.

Solo gli alberi e i bambini
sanno morire spalancati.

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Prima di dormire
io ascoltavo il tuo odore.

Era il racconto di un corpo
nato senza equilibrio
che crollava senza gridare
come un quadro dalla parete.

I figli sono gelosi
dei lividi dei padri
e per farsi male
si allenano a cadere.

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Psichiatria è un reparto
che non conosce il silenzio.

È un bosco di cemento
dove si caccia tutto l’anno.

Tu avevi il collo dei cervi
dopo l’esplosione dei fucili
e nelle geometrie delle mattonelle
cercavi una croce per la tua carne.

 

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Note sull’autore

Luca Bresciani (Pietrasanta, 1978) ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Lucertola(Edizioni del Leone, 2011), Modigliani (LietoColle, 2015), L’elaborazione del tutto (Interno Poesia, 2017). Sue poesie sono ospitate in diversi siti letterari, tra i quali  CartesensibiliPoetarum SilvaAtelier PoesiaVersante RipidoPioggia Obliqua e Interno Poesia.

 

 

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Luca Bresciani, Canzone del padre– LietoColle.

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One thought on “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Canzone del padre” di Luca Bresciani. Note di lettura

  1. Poesia è crudeltà sincera, crudele sincerità, ma poesia è anche ricerca delle parole precise. Le parole precise non sono un fatto di fredda padronanza del vocabolario poetico, ma di corrispondenza carnale con la nostra storia, si trovano in fondo alle ferite aperte e non tutti hanno il coraggio di sporcarsi le mani di sangue. Qui il livello è veramente alto, le metafore sono spontanee e bellissime perché corrispondono ad esperienze vissute nella maniera più massacrante. “Un corpo arreso è un vecchio adesivo incollato al bar della piazza su cui non si legge più nulla” è metafora profonda perché non è extraterritoriale, ma corrisponde a un contesto in cui si muove anche esistenzialmente il padre. Anch’io sono stato un “pannello fonoassorbente”, anch’io ho avuto un padre pieno di elio che volava via e diventava sempre più piccolo. Era un fine giornata inconcludente: grazie, Luca Bresciani, per la qualità dei tuoi versi. Sono dolorosi, ma mi hanno convinto ancora una volta di quanto sia generosa e necessaria la poesia. Riconciliato con questa domenica che prima era falsa e ora è diventata accettabile.

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