IL MANICOTTO DI BAUDELAIRE. “FASHIONED FROM NATURE”, VICTORIA AND ALBERT MUSEUM DI LONDRA – Adriana Ferrarini

locandina mostra

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Spesso, per divertirsi, i marinai
catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

Baudelaire, L’albatro da “I fiori del male”, trad. G. Raboni

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auguste champot- cappa di piume di galletto a lunghezza del gomito (circa1895)

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Frank Chapman, un giovane bancario, appassionato di uccelli, un giorno del 1886 decise di annotare tutti gli uccelli che riusciva a riconoscere passeggiando per le vie di Manhattan. Ne riconobbe 172, di 40 specie diverse, tra cui 21 sterne, 15 zigoli delle neve, 7 svassi, 5 ghiandaie, 3 picchi, 1 colomba del lutto (gli uccelli hanno nomi così evocativi che mi diverte anche solo menzionarli). Si era dato criteri molto rigorosi, conteggiare solo gli uccelli nativi, per cui aveva escluso dal novero uccelli del Paradiso, colibrì, aironi, altrimenti sarebbero stati molte di più. Le strade, dico, non il cielo, infatti tutti questi uccelli erano appollaiati con le loro piume sgargianti in testa delle donne newyorkesi che pomposamente se li portavano a spasso sui loro cappelli. (1)

Da metà ottocento fino allo scoppio della prima guerra mondiale, fu quasi un delirio collettivo. La fame di piume da mettersi addosso spedì velieri e piroscafi per tutti gli oceani verso le isole più remote perché tornassero con casse e casse della merce preziosa.

Alcuni dati: un’asta in Londra nel 1902 vendette 1608 pacchi, da 30 once l’uno, di piume di airone. Dal momento che ogni oncia richiedeva l’uso di 4 aironi, erano 120 aironi a pacco: ce n’era da tappezzare Trafalgar Square con un tappeto verde punteggiato di un vivido viola, di rosa e scarlatto, disse uno scrittore dell’epoca. Un singolo ordine di penne da parte di un  commerciante nel 1882 includeva 6000 uccelli del paradiso, 40.000 colibrì e 36.000 altri uccelli delle Indie. (2) Ricordo infine che con il Titanic affondarono “oltre quaranta casse di finissime piume dirette alle modisterie di New York”. (3)

Cappelli, ma non solo: ventagli, piumini, boa, frange, le donne della seconda metà dell’ottocento spennavano qualsiasi volatile, e soprattutto i più rari, per farsene capi alla moda. Aironi e albatri andarono a un passo dall’estinzione.

“Su ogni lato ci sono ossa che si sbiancano al sole mostrando dove i bracconieri hanno accatastato i corpi dopo aver strappato via le piume e le penne” scrisse dell’isola Laysan il professore Homer R. Dill nella relazione sul suo viaggio nelle Hawaii, 1891. Queste parole appaiono su una delle pareti di “FASHIONED FROM NATURE”, la mostra al Victoria and Albert Museum di Londra, che riflette sul legame tra MODA E NATURA e mette in scena, da un lato, l’infatuazione per la natura dei tropici e dei mari del sud che dilagò nella seconda metà dell’800, dall’altro la ricerca di una moda sostenibile che negli ultimi anni si ispira alla natura, senza devastarla. La curatrice Edwina Ehrman è un’esperta del XIX secolo e questo è evidente: la prima sezione mette in mostra pezzi ciascuno dei quali meriterebbe una dissertazione a parte. Come l’abito in mussola bianca, verginale, decorato con le ali iridescenti di 5000 coleotteri: un capolavoro di raffinata perfidia. Oppure il gilet da uomo in raso di seta avorio con scimmie così perfette, da stentare a credere siano ricamate; o ancora i deliziosi stivaletti, sempre da uomo, con motivo a rose realizzati a punto croce, che evocano, gilet e stivaletti, entrambi l’immagine di un estroso dandy.

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gilet da uomo in raso di seta avorio con scimmie

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La parte dedicata alla contemporaneità mi è parsa invece una rassegna frettolosa delle nuove tecniche, dei tessuti riciclati, del rispetto per la natura che, almeno a parole, informa la moda del nuovo millennio.

Ma ritorno alla scritta. A lato delle desolate parole del prof. Homer Dill in una teca ottocentesca appare un piumaggio con la didascalia: “Questo esemplare di albatro era preparato per farne un paio di muffole o un manicotto per le signore”. L’albatro, “il principe dei nembi”, “il re dell’azzurro” di Baudelaire, diventa a fine secolo questa triste cosa, mezzo impagliata, senza testa, senza gambe, una specie di goffo cuscino. L’uccello con la maggiore apertura alare della terra – tre metri e mezzo – si è trasformato in un manicotto. Da animale quasi totemico, come appare nella Ballata del vecchio marinaio di S. T. Coleridge, a oggetto di scherno per i marinai dei Baudelaire, si è infine ridotto a scaldare le mani infreddolite di qualche lady: la parabola si è chiusa.

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La Moda – uso la maiuscola perché ho in mente l’Operetta di Giacomo Leopardi il quale, prima ancora di C. Baudelaire, aveva riflettuto su questa divinità che si profilava minacciosa all’orizzonte – la Moda, ripeto, ha questa capacità di arraffare qualsiasi cosa e farne orpelli da mettersi addosso. Nelle sue mani anche i concetti astratti più elevati – l’Ideale di Baudelaire – per metonimia si trasformano in oggetti quotidiani, banali, da mettere e scartare a seconda di come gira. Così le teste dei colibrì diventano pendenti da sfoggiare alle orecchie, le piume di struzzo ventagli in mano a sudaticce matrone, le piume di un fagiano dell’Himalaya un grazioso cappellino, i denti di balena stecche per immense crinoline e strettissimi corsetti.

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orecchini con testoline di uccellino (reginetta azzurra)  1875 circa

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In suo nome per settant’anni si è data la caccia, ucciso, spennato, spiumato volatili d’ogni parte del globo, solo per mettere in testa alle donne tutta una foresta tropicale d’uccelli: la natura selvaggia e incontaminata, che stava per sparire dalla terra, cancellata da questa furia fagocitante, ricompariva ammansita, mortuaria, in cima a un copricapo, appuntata su un cappotto, infilata in un paio di manine.

Sul finire del XIX secolo nasce una associazione che si batte contro lo sterminio degli uccelli e a un giornalista che accusa le donne di crudeltà, in quanto per il loro piacere, per obbedire a quella dea senza cuore che è la Moda, non esitano a spopolare le foreste delle loro specie più spettacolare, Virginia  Woolf fa notare che la stessa società che condanna come peccato i piaceri femminili – l’amore del bello e della moda – esalta invece quelli maschili – il gusto della caccia, delle donne, del denaro (3). D’altronde la stessa moda che condanna all’estinzione moltitudini di volatili, serra le donne in gabbie concentriche – le crinoline – in rigide armature mozzafiato – i corsetti – le ingombra con cappelli spropositati, le trasforma insomma in una copia addomesticata di quegli splendidi esemplari alati a cui dà una caccia spietata.

Solo la guerra farà piazza pulita di penne e piume e spazzerà via gli addobbi che impacciavano le donne: i busti, le demi-crinoline, le tournure, le imbottiture, insieme agli enormi cappelli vittoriani prederanno il volo, l’abbigliamento femminile diventerà più essenziale e pratico, le donne inizieranno a imparare una nuova libertà. Di pari passo albatri e aironi potranno tornare a nidificare.

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maico barneveld- albatro dal sopracciglio nero, thalassarche melanophrys, isole campbell, nuova zelanda

Riferimenti utili.

1- Per l’elenco completo vedi il sito https://web.stanford.edu/group/stanfordbirds/text/essays/Plume_Trade.html

2- https://fashioningfeathers.info/murderous-millinery/

Questo sito legato,  alla mostra “ Piume nella moda: uccelli morti, modisteria e commercio delle piume” che si tenne al museo Royal Alberta ad Alberta in Canada nel 2013, è molto  ricco di informazioni sul commercio delle piume.

3- Thor Hanson, “ Piume”, Il Saggiatore, 2011 pag. 239sgg

Opera di un biologo da campo, è una lettura di grande interesse che spazia dalla storia antica alla moda, dalla ornitologia all’arte del volo, illustrando la bellezza e le altre ragioni che rendono le piume così eccezionali.

4- Virginia Woolf, “Il disegno di legge sul piumaggio”, in “Voltando pagina. Saggi 1904-1941”, Il Saggiatore, 2002

Sulla mostra al V&A Museum, consiglio i seguenti siti:

https://www.vam.ac.uk/exhibitions/fashioned-from-nature

https://www.standard.co.uk/go/london/arts/fashioned-from-nature-at-the-va-5-ways-new-exhibition-will-make-you-reconsider-your-clothes-a3817421.html

https://susanyoungsewing.wordpress.com/2018/06/13/fashioned-from-nature-at-the-va-museum

sito molto preciso con molte foto degli oggetti in mostra

http://www.abitare.it/it/eventi/2018/05/28/moda-natura-mostra-victoria-and-albert-museum/?refresh_ce-cp

 

Adriana Ferrarini

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