ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Las tinieblas” e l’oscurità luminosa di Jaime Saenz

francisco goya- il sonno della ragione produce mostri (dettaglio)

 

Pochissime parole, per un autore che amo profondamente, seguo ormai da alcuni anni, ma che, dal momento in cui l’ho incontrato lungo il mio cammino, sembra lasciare una scia di luminosa oscurità con cui ancora mi cattura.
La notte, per me, ha strascichi di memorie personali lunghissime. La notte, tutte le notti, sono fili di luce tesi, testi in me, attraverso precipizi che ho affrontato, calandomi in essi o tentando un lancio, attraverso un’illusione o una speranza, un gesto, non importa adesso cosa fosse.
La notte è l’altro corpo che mi guarda e mi custodisce, mi sostiene, mi anima, mi richiama come la voce più chiara e indomabile preservata in me, alla pari di una salvezza.
Saenz, attraverso i suoi passi, attraverso la notte che illumina i suoi versi, spaccati con un machete, e il colpo di rottura si sente, mi porta in quella linea circolare e indelebile che dopo milioni di anni ancora non si perde ed è quello lo spazio abitato che ci sospinge e ci sostiene ancora.
Ogni volta che  leggo Saenz è come affrontare un viaggio, in qualcosa in cui si torna. E tornare è pericoloso, a volte per la possibilità di una delusione, a volte per la mancata relazione ma anche per un’oscura presenza, un ignoto in agguato in ogni passo, in ogni verso che, di volta in volta, in lunghi intervalli di tempo, si mostra diverso e spesso sconosciuto ciò che si credeva certo.  Ma l’incontro è anch’esso un viaggio e mai niente è del tutto chiaro perché non lo siamo relativamente  a noi stessi. Oppure tutto sta in un dettaglio, che abbiamo creduto insignificante e dopo tempo, a volte anche molto tempo, acquista uno spessore o una trasparenza impensabili e insospettati. Il reale ha una carica di irrealtà a cui non facciamo mai abbastanza attenzione, eppure è lì che si annida quell’imprevisto movimento che, nell’immobilità con cui lo accogliamo, spalanca la nostra percezione ed entra l’universo, prima oscuro, e parla una lingua permeabile, che scivola sopra la nostra parola e ci entra dentro, letteralmente in corpo.

Ho tradotto per amore, come sempre solo per amore, per cui mi carico della responsabilità degli errori di traduzione, un testo ancora una volta riguardante le tenebre, l’oscuro, mentre la prima volta che lo incontrai si trattava della notte e di tutto quanto in essa vive,  tra mistero, bellezza, incubo ossessione e orrido.

Di seguito, dunque, il testo che ancora una volta mi ha sorpreso e catturato, per quella sua voce all’interno, un suono che galleggia ma al fondo di profondità incredibili, come una persistenza che non accenna a scomparire, mai. Buon a lettura.

Fernanda Ferraresso

 

 

1

Es una línea circular, muy larga, ajena en absoluto a sí misma,
que separa las tinieblas de las tinieblas.
En el anverso de la mano izquierda, se halla el espejo de la mano derecha.
La mano derecha se desliza y se pierde en su propia imagen.
Las tinieblas solo se reflejan en las tinieblas, y de tal manera, no puede reflejarse.
Pero sin embargo se reflejan con un reflejo cualquiera,
por lo que pasan desapercibidas a nuestros ojos.
Pues la mano derecha sirve para encubrir,
y la mano izquierda, para tocar, para mirar y para conocer.
He aquí que la mano derecha tiembla con las tinieblas;
y la mano izquierda es quien la hace temblar.

1

È una linea circolare, molto lunga,  assolutamente ignota a sé stessa,
che separa l’oscurità dall’oscurità.
Sul dritto della mano sinistra, c’è lo specchio della mano destra.
La mano destra scivola e si perde nella propria immagine.
L’oscurità si riflette solo nell’oscurità e, in tal modo, non può riflettersi.
Ma tuttavia si riflette in una riflessione qualsiasi,
per questo passa inosservata ai nostri occhi.
Inoltre la mano destra serve a nascondere,
e la mano sinistra, per toccare, per guardare e per conoscere.
E’ così che la mano destra trema nell’oscurità;
e la mano sinistra è quella che la fa tremare.

 

2

Se apaga y se pierde un reino de luz sobre la tierra,
con espesas sombras en las amplitudes
—en las amplitudes,
donde todo se encuentra y donde todo se pierde.
Es posible apartarse del camino y mirar, en lo oscuro,
las brechas profundas en la carne y el hueso,
y hacia lo alto y desaparecer,
en las amplitudes.

2

Si spegne e si perde un regno di luce sulla terra,
con spesse ombre nella vastità
-e nella vastità,
dove tutto s’incontra e dove tutto si  perde.
È possibile  allontanarsi dal cammino e guardare, nell’oscurità,
le profonde fratture nella carne e nell’osso,
e verso l’alto  e scomparire,
nella vastità.

3

Con la caída conocerás la penumbra, y con la penumbra, la oscuridad.
Con la oscuridad conocerás lo oscuro,
y con lo oscuro, lo que no es.
Con la primera caída, te olvidarás de ti, y no recordarás haber caído.
Con la segunda, que será la primera, conocerás la tercera;
con la tercera conocerás la segunda, y con la primera, la cuarta.
Mas ninguna será la primera ni última.
La última será la primera, y la primera, la última.
Así conocerás el curso circular,
y participarás de las tinieblas en el vertiginoso giro del que ya participas,
habiendo penetrado a partir de este momento en las tinieblas
— nadie te empuja;
nadie te llama.
Nadie te obliga,
pues tú decides
— de ti depende.

3

Con la caduta conoscerai la penombra, e con la penombra, l’oscurità.
Con l’oscurità conoscerai l’oscuro,
e con il buio, ciò che non è.
Con la prima caduta, ti dimenticherai di te stesso e non ti ricorderai di essere caduto.
Con la seconda, che sarà la prima, conoscerai la terza;
con la terza conoscerai la seconda, e con la prima, la quarta.
Ma nessuna sarà la  prima o l’ultima.
L’ultima sarà la prima e la prima, l’ultima.
Così conoscerai il corso circolare,
e parteciperai  al giro vertiginoso dell’oscurità a cui già partecipi,
essendo penetrato da questo momento nell’oscurità.
– nessuno ti spinge;
nessuno ti chiama.
Nessuno ti obbliga,
perché tu decidi
– dipende da te.

4

La oscuridad es menos pesada que el aire; el aire es más pesado que la transparencia.
En la sequedad se encuentra el secreto de las tinieblas; en la falta de agua
—en la inmovilidad del movimiento;
en la falta de espacio —pues en la misma medida que la amplitud crece,
el espacio decrece.
Así se explica que el hombre, para avanzar cuatro pasos en las tinieblas,
debe caminar durante muchos años;
pues un día de tinieblas, vale más que quince mil años de transparencia.
Por eso los hombres amantes del alba, los hombres afectos a la alegría,
comen de todo y no saben de nada.
Prematuramente se les arruga la cara, y se les achica los ojos;
cambian y vuelven a cambiar, de la noche a la mañana;
y cuando resplandecen de alegría,
hacen un gesto.
Por eso los que aman las flores, los que aman la jardinería,
los que aman el espectáculo ameno de la naturaleza en general,
carecen de fuerza y no tienen idea de la energía,
se vuelven locos y no saben qué hace,
y como son incapaces de dominar el dolor,
en realidad no aman por amar sino porque tienen miedo,
cuando creen amar al mundo y cuando no lo aman en absoluto,
y cuando el mundo no los ama y los rechaza y no quiere ni mirarlos.

4

L’oscurità è meno pesante dell’aria; l’aria è più pesante della trasparenza.
Nell’aridità si incontra il segreto dell’oscurità; nella mancanza di acqua
– nell’immobilità del movimento;
nella mancanza di spazio – poiché nella stessa misura in cui cresce l’ampiezza,
lo spazio diminuisce.
Così si spiega che l’uomo, per avanzare di quattro passi nell’oscurità,
deve camminare per molti anni;
perché un giorno di oscurità, vale più di quindicimila anni di trasparenza.
Ecco perché gli uomini che amano l’alba, gli uomini che amano l’allegria,
mangiano di tutto e non sanno nulla.
Prematuramente corrugano le loro facce e i loro occhi rimpiccioliscono;
cambiano e cambiano di nuovo, dalla notte al mattino;
e quando brillano di allegria,
fanno un gesto.
Ecco perché chi ama i fiori, chi ama il giardinaggio,
chi ama lo spettacolo ameno della natura in generale ,
manca di forza e non conosce energia,
diventa matto e non sa cosa fa,
e come non sono in grado di controllare il dolore,
in realtà non amano per amare ma perché hanno paura,
quando pensano di amare il mondo e quando non lo amano affatto,
e quando il mondo non li ama e li rifiuta e non vuole guardarli.

.

francisco goya- il sonno della ragione produce mostri- disegno preparatorio

.

5

Por eso los hombres afectos a las tinieblas, los hombres que a nadie aman,
son los que aman.
Y por eso no aman al mundo; por eso mismo que lo aman —pues no lo aman.
La apariencia del mundo les infunde recelo.
Solo viven para mirar la imagen desnuda del mundo.
Con el ojo puesto en pedruscos —con el ojo puesto en la sustancia de los pedruscos.
Con el oído atento al fragor del polvo que se calcina
—con el oído atento al fragor de la tierra que se consume
—estos hombres, secos, flacos, callados, en mucha parte,
son los causantes de muchas cosas.
El mundo que se destruye quién sabe cómo,
por inmisericordes fuerzas que vienen no sé de dónde;
y los esfuerzos del hombre obstinado, que vanamente se empeña en recoger los escombros
—eso les interesa.
Las tormentas, los terremotos, las epidemias —y por eso están aquí.
El socavamiento de ciudades y murallas, de grandes obras y de colosales trabajos,
por ejércitos de hormigas que se cuentan como arenas en el mar;
las víboras, los alacranes y los moscardones que infestan la faz de la tierra,
siempre amenazada por espesos miasmas
—un mundo despiadado, invisible y temible,
que no cejará hasta no haber aniquilado al género humano
—eso les interesa a los hombres amantes de las tinieblas;
los frutos silvestres que, asumiendo hermosa apariencia,
atraen al hombre ávido, y lo matan;
las trampas mortales que el mundo, en lo oculto, utiliza para atrapar al hombre.
Las hambrunas y los maleficios y las calamidades.
Los azotes y los flagelos que hacen despertar al hombre.
Eso les interesa, y por eso están aquí.

5

Ecco perché gli uomini colpiti dall’oscurità, gli uomini che non amano nessuno,
sono quelli che amano.
Ed è per questo che non amano il mondo;  per il motivo stesso che lo amano- non lo amano
L’apparenza del mondo  infonde loro sospetto.
Vivono solo per guardare l’immagine nuda del mondo.
Con un occhio puntato ai macigni – con un occhio sulla sostanza dei macigni.
Con l’orecchio attento al fragore della polvere che viene calcinata
– con l’orecchio attento al fragore della terra che si consuma
– questi uomini, asciutti, magri, silenziosi, in molta parte,
sono la causa di molte cose.
Il mondo che si distrugge chissà come,
per  forze spietate che vengono chissà da dove;
e gli sforzi dell’uomo testardo, che insiste invano nel raccogliere i detriti
– questo gli interessa.
Tempeste, terremoti, epidemie –  per questo  stanno qui.
Lo scavo di città e mura, di grandi opere e lavori colossali ,
eserciti di formiche che si contano come sabbia nel mare;
vipere, scorpioni e mosconi che infestano la faccia della terra,
sempre minacciata da densi miasmi
– un mondo spietato, invisibile e temibile,
che non cesserà finché non avranno annientato la razza umana
– questo interessa agli uomini che amano l’oscurità;
i frutti selvatici che, assumendo un bell’aspetto,
attirano l’uomo avido, e lo uccidono;
le trappole mortali che il mondo, nell’occulto, usa per intrappolare l’uomo.
Carestie e maledizioni e calamità.
Le fruste e i flagelli che risvegliano l’uomo.
Questo interessa loro, ed è per questo che sono qui.

6

La fuente de sabiduría, de fuerza y de experiencia, lo constituyen los muertos;
la puerta siempre abierta,
el camino de los que transitan con rumbo cierto, en el vivir real y radical,
lo constituyen los muertos.
Pues nada tan oscuro como la oscuridad de los muertos.
Nada tan verdadero, nada tan verdaderamente humano como la carne de los muertos.
Ningún olor tan oscuro como el olor de los muertos;
ninguna contemplación como la contemplación de los muertos.
Ningún silencio como el silencio de los muertos;
ningún otro silencio se deja escuchar en silencio.
Nada como la inmovilidad; nada como la fuerza expresiva que mana de los muertos.
Por eso los hombres amantes de las tinieblas,
escudriñando el estar de los muertos encuentran el camino cierto.

En el olor y la forma, en el peso, en la densidad.
En el tacto y el oído —el objeto no se mira.
Lo que se mira es el mirar que se está mirando;
y tal el mirar de los muertos, que consiste en el no mirar.
Es oscuro.
Y por eso mismo, ni se mira, ni se toca, ni se huele, ni se escucha
—en lo oscuro,
todo ocurre a la vez y de un solo golpe.

6

La fonte della saggezza, della forza e dell’esperienza la forniscono i morti;
la porta sempre aperta,
il cammino di coloro che transitano su un percorso certo, in una vita reale e radicale,
lo rappresentano i morti.
Niente di così oscuro come l’oscurità dei morti.
Niente di così vero, niente di così veramente umano come la carne dei morti.
Nessun odore oscuro come l’odore dei morti;
nessuna contemplazione come la contemplazione dei morti.
Nessun silenzio come il silenzio dei morti;
nessun altro silenzio può essere ascoltato in silenzio.
Niente come l’immobilità; niente come la forza espressiva che emana dai morti.
Ecco perché gli uomini che amano l’oscurità,
scrutando l’essere dei morti incontrano il vero cammino.

Nell’odore e nella forma, nel peso, nella densità.
Nel tatto e nell’orecchio – l’oggetto non è guardato.
Quello che guardi è lo sguardo che si sta guardando;
e tale è lo sguardo dei morti, che consiste nel non guardare.
È oscuro.
E per questa ragione, non si guarda, né si tocca, né si annusa, né si ascolta
-nell’oscuro,
tutto accade in una volta e in un colpo solo.

7

La caída repentina del cabello —vuela por los aires y te molesta.
La caída repentina de los dientes —primero se pudren, luego se mueven, y luego se salen
—de un momento al otro, llega la hora.
En tales circunstancias, es necesario concentrarse y meditar.
Cada cosa importa una revelación,
según te sitúas a respetuosa distancia del mundo que te rodea.
La notoria sequedad de la piel, que poco a poco se adelgaza,
con una transparencia muy extraña, y se pega a los huesos.
Un vago temor, inconfesado, de mirar el espejo.
Una indolencia, una impavidez ante ciertos conflictos de índole puramente práctica,
que atingen al diario vivir,
sin que uno haga nada por remediar nada, tranquilamente sentado, quieto y sereno.
Con hambre o sin hambre, con sed o sin sed, con frío o sin frío,
qué importa esto o lo otro —durmiendo en una cama torcida,
saliendo o dejando salir, exhibiendo por calles y plazas una cara que siempre es la misma.
Y que lo vean vestido, desvestido o con el culo al aire,
eso no importa
—todo es lo mismo.
Y sin embargo, de pronto unas aprensiones, unos resquemores miserables,
el alma pendiente de un hilo por no haber saludado a zutano,
o por haberle puesto mala cara a mengano,
cuando todo esto uno se siente abrumado,
y se le ocurre pensar en viajes a países lejanos y nada menos
—y se queda mirando la pared del frente,
ahora que el tiempo se acelera a lo largo de los días y las noches.

7

L’improvvisa caduta dei capelli – vola nell’aria e ti infastidisce.
L’improvvisa caduta dei denti – prima marciscono, poi si muovono, e poi escono
– da un momento all’altro, arriva il momento.
In tali circostanze, è necessario concentrarsi e meditare.
Ogni cosa porta una rivelazione,
mentre ti disponi a rispettosa distanza dal mondo che ti circonda.
L’evidente secchezza della pelle, che via via si assottiglia,
con una trasparenza molto strana, e aderisce alle ossa.
Una vaga paura, non confessata, di guardare allo specchio.
Un’indolenza, una freddezza prima di certi conflitti di natura puramente pratica,
che influenzano la vita quotidiana,
senza che tu faccia nulla per rimediare a qualcosa, tranquillamente seduto, quieto e sereno.
Affamato o senza fame, assetato o senza sete, infreddolito o senza freddo,
cosa importa questo o quell’altro – dormendo in un letto storto,
uscendo o facendo uscire, mostrando per le strade e le piazze un volto che è sempre lo stesso.
E che lo vedano vestito, spogliato o con il culo in aria,
questo non importa
-è tutto lo stesso.
Eppure, improvvisamente talune apprensioni, alcune reminiscenze miserabili,
l’anima appesa a un filo per non aver salutato tizio, o per aver messo il broncio a caio ,
quando da tutto questo si sente sopraffatto,
gli viene in mente di pensare a viaggi in paesi lontani e non vicini
-e rimane a guardare la parete di fronte,
ora quel tempo sta accelerando nel corso dei giorni e delle notti.

8

Paradójicamente, cierta paz interior parece nutrirse con un hervor de ira
—con un hervor de ira, con un hervor de júbilo, con un hervor inexpresable.
Con un sentimiento provocado por el cuerpo físico, por este instrumento del vivir,
con desesperanza, con calma, y con mucho dominio y con mucho rigor,
ante el inminente acabamiento de la extraña aventura,
incomprensible y pavorosa que se llama vivir.

8

Paradossalmente, una certa pace interiore sembra essere alimentata da un ribollire di rabbia
– con un ribollire di rabbia, con un ribollire di gioia, con un’esplosione indicibile.
Con una sensazione provocata dal corpo fisico, da questo strumento di vita,
con disperazione, con calma e con molto controllo e con grande rigore,
prima dell’imminente conclusione della strana avventura,
incomprensibile e terrificante avventura che si chiama vivere.

9

Echase, pues, a esta altura una mirada retrospectiva sobre los años vividos.
Y en verdad se siente uno fuerte entre los fuertes
—capaz de vislumbrar las tinieblas que parecen vislumbrarse
y hacerse perceptibles con un soplo en la oscuridad de este cuerpo;
capaz de confundirse con las tinieblas y dar el salto,
asir aquello que se yergue más aquí y más allá de este cuerpo,
con aires de atroz inmensidad y no obstante con ojos sumamente humanos
—con ojos más humanos que los ojos que miran estos ojos.
Con un olor vacío,
con un olor seco y distante.
Con un olor antiguo, inconmensurable, y sin embargo muy próximo.

9

Getta, quindi, a questa altezza uno sguardo indietro su tutti gli anni vissuti .
E davvero si sente forte tra i forti
-capace di intravedere l’oscurità che sembra intravedersi
e diventare percettibile con un soffio nell’oscurità di questo corpo;
capace di confondersi con l’oscurità e fare il salto,
afferra ciò che si erge oltre lì  e oltre questo corpo,
con un’aria di immensità spaventosa e tuttavia con occhi estremamente umani
-con occhi  più umani degli occhi che guardano questi occhi.
Con un odore vuoto,
con un odore secco e distante.
Con un odore antico, incommensurabile, eppure molto prossimo.

10

Pues ya las tinieblas se aproximan. Ya el espíritu de las tinieblas se avecina.
Ya las tinieblas se deslizan, con misteriosa amplitud en este recinto,
en este cuerpo, atravesando la piel, atravesando las venas, atravesando los huesos,
atravesando la médula,
con místico ritmo, al conjuro de las metamorfosis y de las transfiguraciones;
ya las tinieblas se difunden y prosperan en estas y en aquellas amplitudes,
en las cuales mi alma habrá de morar
—en un reducto impenetrable,
con eternidades de tinieblas configurando eternidades de tinieblas
en lo que dura la vida del hombre
—en lo que dura la vida que mira la vida que vive este cuerpo;
este cuerpo, la carne y el hueso.
Esto que se mira,
esto que duele y que preocupa,
esto que muere, eternamente.
Este cuerpo.
Eternamente,
en las tinieblas.

10

Già l’oscurità si approssima. Già lo spirito dell’oscurità si avvicina.
Già l’oscurità scivola silenziosamente, con misteriosa vastità in questo recinto,
in questo corpo, attraversando la pelle, attraversando le vene, attraversando le ossa,
attraversando il midollo,
con ritmo mistico, fino all’incanto delle metamorfosi e delle trasfigurazioni;
e l’oscurità si diffonde e prospera in queste e in quelle immensità,
in cui la mia anima dimorerà
-in un rifugio impenetrabile,
con l’eternità dell’oscurità che configura l’eternità dell’oscurità
in ciò che continua la vita dell’uomo
-in quello che continua la vita che guarda la vita che questo corpo vive;
questo corpo, la carne e l’osso.
Questo che si guarda,
questo che fa male e che preoccupa,
questo che muore, eternamente.
Questo corpo.
Eternamente,
nell’oscurità.

.

francisco goya- il sonno della ragione genera mostri- disegno definitivo

 

.

Riferimenti in rete:

https://ginebramagnolia.wordpress.com/2013/06/01/las-tinieblas-jaime-saenz/

Tomado de Recorrer esta distancia. Bruckner. Las tinieblas. Intemperie Ediciones. 1996.

Tratto da Percorre questa distanza. Bruckner. L’oscurità. Edizioni Intemperie. 1996.

Jaime Sáenz Guzmán (La Paz, Bolivia 1921-1986). Discendente di una famiglia tradizionalista, non ha mai conosciuto suo padre, militare di alto livello, ed è cresciuto con la madre e la zia, con cui vivrà gran parte della sua vita,  personaggio centrale di una delle sue storie più famose, Le stanze.
Nel 1938, come parte di un corteo di studenti, durante un viaggio in Germania, il nazismo lì al suo apice produce in lui uno strano interesse,  e probabilmente è da lì che inizia anche il suo interesse per la magia, occultismo e la teosofia.

L’opera poetica di Saenz non offre solo una poesia tra le più straordinarie  del ventesimo secolo relativamente alla poesia latinoamericana ma anche uno sguardo intenso sulla sua vita che è un inventario di gesti provocatori contro la classe media da cui proviene, contro un tempo che gli sembrava dominato dalla ragione. Nato a La Paz nel 1921, Saenz ebbe numerose torture molto presto. Iniziò a bere a quindici anni e a venti anni era già un alcolizzato. Due esperienze di delirium tremens, che all’inizio degli anni Cinquanta lo portarono sull’orlo della morte, e dopo un matrimonio fallito  decide di smettere di bere e si dedica alla scrittura. Per Saenz, l’alcool era un percorso di conoscenza che permetteva l’accesso a un più alto grado di coscienza, uno stato di rivelazione e una visione più profonda della realtà. In La notte (1984), scrive: “L’esperienza più dolorosa, la più triste e la più spaventosa / immaginabile, / è senza dubbio l’esperienza dell’alcol. / …. spavento e miseria, che vorresti rimanere lì morto“.

Uno degli aspetti più strani di Saenz è il suo rapporto con il nazismo, che ha scoperto durante un viaggio in Germania nel 1939. Era affascinato dal lato magico, mistico del nazismo; aveva una grande simpatia per l’irrazionalismo tedesco. Sul muro di una delle sue stanze aveva una foto di Hitler e su una lavagna aveva disegnato una svastica; credeva che il nazismo fosse l’ultima speranza per fermare l’avanzata del capitalismo (che considerava una cospirazione ebraica). Questa fascinazione legata al nazismo lo ha accompagnato per tutta la vita. Anche se era piena di contraddizioni quell’ideologia, Saenz ha utilizzato le idee nazionalsocialiste perché vedeva la portata tellurica di quelle idee applicandole alla Bolivia,  credeva infatti nel potere della razza Aymara, che pensava come il futuro del paese (sulla sua la scrivania teneva la foto di un gigante indiano Aymara).

Altra caratteristica di Saenz era che gli piaceva visitare l’obitorio, ma il suo interesse era più metafisico che ossessivo o morboso. Viveva di notte e dormiva durante il giorno (aveva delle carte nere nelle finestre delle sue stanze, in modo che la luce non entrasse). Era un eremita, ma non era un asociale: a casa, di notte, riceveva infatti i suoi amici, e ogni raduno divenne, nelle parole della poeta Blanca Wiethuchter, una “lunga conversazione metafisica“, in cui si esprimeva il grande senso dell’umorismo di Saenz.
Studiò inoltre dottrine teosofiche, lesse mistici come Milarepa e condusse sessioni di magia nera nella sua stanza e tutto questo perché andava alla ricerca di modalità radicalmente diverse dalla razionalità dominante. Questa ricerca instancabile è stata catturata ed espressa in un’opera che include tra i suoi sommi poemi  Anniversario di una visione (1960) e romanzi come Felipe Delgado (1979). Morì nel 1986, riconosciuto giustamente come il più grande scrittore boliviano del XX secolo.

Dagli anni Cinquanta iniziò a scrivere la maggior parte dei suoi lavori. Nel 1955 pubblicò El escalpelo, un libro di prosa poetica, e da allora in poi, fino agli anni ottanta, pubblicò altri 12 libri:
Muerte por el tacto (1957), Aniversario de una visión (1960), Visitante profundo (1964), El frío (1967), Recorrer esta distancia (1973), Bruckner (1978), Las tinieblas (1978), Imágenes paceñas (1979), Felipe Delgado (1979), Al pasar un cometa (1982), La noche (1984) y Los cuartos (1985). De forma póstuma se publican: Vidas y muertes(Prosa, 1986), La piedra imán (Prosa, 1989), Los papeles de Narciso Lima Achá (Novela, 1991), Carta de amor (Poesía, 1996), Obra dramática (Teatro, 2005), Prosa breve (Prosa, 2008) y Tocnolencias (Prosa poética, 2014). Murió en 1986 fruto de una recaída en el alcoholismo.
Morì nel 1986 a seguito di una ricaduta nell’alcolismo.

One thought on “ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Las tinieblas” e l’oscurità luminosa di Jaime Saenz

  1. Pingback: ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “Las tinieblas” e l’oscurità luminosa di Jaime Saenz | SESTOSENSOPOESIA feliceserino's blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.