HITOKOTO – Lamberto Dolce

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Hitokoto è un’espressione giapponese che significa “una sola parola”. Hitokoto è un’idea uscita dalla vivace creatività di Annabella Ferrin e Francesco Fantoni, due scrittori. E’ un progetto nato a Modena e che nelle intenzioni degli ideatori raccoglie la parte creativa di chi, come noi, la fa volare nell’etere della rete, per ordinarla in un libro, definito da loro clandestino. A luglio del 2017 è uscito il primo numero intitolato Treni, poi, con scadenze di tre mesi, sono usciti altri quattro titoli, sempre al plurale: RifiutiCaseOssaArmi. La loro proposta va incontro a chi, come me, sta stretta la rete o ha da dire tanto ma non trova spazio. Il progetto chiede che si scriva un pensiero, un racconto o una poesia, stimolati dal titolo e poi si leggano in pubblico, in un luogo scelto e fatto conoscere solo all’ultimo da Annabella e Francesco. In questa fase storica, votata all’individualismo, alla chiusura e alla militarizzazione degli spazi pubblici, riprendersi nei corpi della parola scritta e letta i luoghi della città privilegiando la periferia,  credo sia un atto, come dicono i due autori, guerrigliero e sovversivo. L’avventura è iniziata leggendo brani di treni, in un afoso luglio, all’interno di vagoni che scorrono, traballanti, sui binari che collegano Modena e Sassuolo, due città dal passato industriale possente ora prese a leccarsi le ferite, ancora sanguinanti, per via della crisi iniziata nel 2007. Vagoni usati per lo più da pendolari, badanti e portoghesi. Persone anonime per il sistema di sfruttamento treni e taglia che chiede i soldi del biglietto, anche se la corsa è annullata.

Rifiuti ha radunato le persone in un’oasi vicino a un ex discarica.

Case è stato ospitato all’interno di un campo nomadi, dove spesso le letture erano accompagnate da schiamazzi infantili che entravano e uscivano dalla scena.

Ossa ci ha raccolti davanti all’entrata storica del cimitero cittadino, ora chiusa e dimenticata.

Armi, ultimo numero, per ora, della serie, ha avuto il palco di quella che era stata costruita come piazza d’armi, poi diventata foro boario, ora archeo park.

E’ una condivisione che appartiene alla nostra specie da tempi remoti: oltre a radunarsi per cacciare, difendersi, operare, attaccare, in casi, come Hitokoto, ci si scambia oralmente i propri pensieri, fantasie e sogni con la massima libertà e rispetto. Come direbbe il poeta Polo Gera è anche una pratica situazionista che mi ricorda la parte migliore del movimento del ’77, quello creativo e sovversivo, con tutte le differenze storiche sociali esistenti. Hitokoto è esperienza libertaria, chi ci scrive può parlare di tutto l’universo, compreso quello a noi ignoto che ne rappresenta il 96%.

Nel suo piccolo è idea politica e artistica, perché oltre alla sovversione fa emergere la parte simbolica che è dentro di noi. Sogni e libertà a volte s’incontrano e leniscono le croste ruvide che la realtà diurna ci costringe a ingoiare. Hitokoto dà spazio a un sogno che si prova a realizzare e aiuta a riprenderci, con il corpo e le parole scritte e lette, schegge di ambiente dimenticato, segregato, brutalizzato. È immaginazione che sfida i poteri con la sua pratica nomade e anticonformista. Si agisce portando i propri corpi-voce a conoscersi senza filtri virtuali. È piacevole condivisione di spazi e del nostro tempo.  Hitokoto può essere un urlo o un primo vagito che impara a dire no, simile alle scritte sui muri che ti trovavi sbattute in faccia alla mattina, quando ancora internet non c’era. Muoversi come futuri viandanti che sono stati cacciatori raccoglitori poi sedentari, psiconauta e nomadi della rete, in un’alba da nuovo finimondo, per cercare tra gli orifizi terrestri nuovi futuri, scrivendone i panorami. Credo sia una creazione corale consapevole e disintossicante.

 

 

Riferimenti in rete

http://hitokoto.xyz/

http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2017/09/18/news/modena-si-scrive-hitokoto-si-legge-una-parola-per-narrare-la-citta-1.15860941

 

2 Comments

  1. Ringrazio Lamberto per la bella segnalazione. Hitokoto vuole ritornare a una comunicazione orale dell’esperienza letteraria e procedere a una riappropriazione degli spazi che Guy Debord, fondatore del situazionismo, rivendicava quando scriveva e parlava di “psicogeografia”. In effetti una delle pratiche del potere – pratica che ne dimostra la fondazione nella scarsa flessibilità e nella declinazione univoca del proprio pensiero – è quella di inquadrare i luoghi attraverso una loro strumentalità esclusiva, una loro funzionalità legata quasi totalmente ai parametri dell’economia e della differenziazione sociale. Debord, attraverso una linea francese che partiva da Baudelaire e arrivava ai surrealisti, invitava a ritornare a una specie di nomadismo urbano, a dimenticare le mappe, a perdersi e poi a ricostruire tracciati in base alla casualità e alla propria predisposizione del momento. La poesia e la narrazione tornare a unire l’erranza del pensiero a quella del cammino, sorprendere con versi e racconti e aprirsi alla sorpresa di nuovi e imprevisti luoghi di raduno. Hitokoto, appunto.

  2. Bello quest’annuncio che ci propone un modo DAVVERO diverso di trovarsi, comunicare e quindi anche di scrivere. Bella iniziativa, politicamente forte, autenticamente di ricerca. E bellissimi l’entusiasmo, la partecipazione, la fiducia che traspaiono dalle parole di Lamberto. Bisognerebbe avere il coraggio di pensarne di più, di progettarne di più, di iniziative simili, CONTRO tutti quei festival superficiali, commerciali, turistici che non fanno né davvero incontrare, né conoscere la scrittura. In tal senso vorrei ricordare l’iniziativa di un gruppo di donne di Mantova che, per dare spazio ad incontri, confronti, seminari, ecc., a proprie spese ha restaurato due sale di un convento. Nel giardino delle Beghine, si sono chiamate, per marcare continuità con quelle donne del medioevo che scelsero una vita fuori dagli schemi, di libero pensiero, di libera ricerca e attività nel mondo. Continuiamo a fare e a comunicarlo: che il morbo dell’inventiva libera ci contamini tutti!

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