TRA LA PAROLA POETICA E LA MUSICA- Sergio Pasquandrea: Atahualpa, il cantore della pampa

gauchos – argentina

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Un mio amico argentino mi disse una volta che Atahualpa Yupanqui era “l’anello di connessione tra il mondo dei gauchos e la civiltà”; e la definizione mi pare azzeccatissima, perché le sue canzoni contribuirono a portare al grande pubblico un immenso patrimonio folklorico.
Il suo vero nome era Héctor Roberto Chavero Aramburo ed era nato nelle campagne argentine, a circa 300 chilometri da Buenos Aires, il 31 gennaio 1908, da padre di origini indie e madre basca. Passò l’infanzia a Tucumán, un paesino della pampa, tra la musica gauchesca ascoltata nelle strade e le lezioni di chitarra con un insegnante locale, di nome Bautista Almirón, che lo introdusse allo studio della musica classica.
Lo pseudonimo che si scelse quando cominciò a fare il musicista, Atahualpa Yupanqui, era composto di parole della lingua quechua; egli stesso lo traduceva come “viene da terre lontane per raccontar qualcosa”: ma Atahualpa era anche il nome dell’ultimo imperatore inca, deposto e ucciso dai conquistadores di Pizarro nel 1533.

La sua musica è spesso dominata da un deciso impegno politico (in gioventù fu iscritto al Partito Comunista), evidente in canzoni come Homenaje al Che Guevara e la lunghissima Coblas del payador perseguido, dove racconta l’aggressione subita da militari di estrema destra. Un impegno che gli costò, sotto la dittatura peronista, il carcere e poi l’esilio, passato a Parigi tra il 1949 e il 1952.
Ma i temi principali delle sue canzoni – ne compose circa trecentocinquanta – sono soprattutto le condizioni di vita dei contadini più poveri, che egli conobbe nei suoi viaggi lungo le regioni andine dell’Argentina, ai confini con la Bolivia e il Cile.

Negli anni Sessanta, quando nacque il movimento della nueva canción, Atahualpa fu riconosciuto come uno dei padri della musica folklorica argentina e la sua fama divenne presto internazionale.

Con l’avvento della dittatura di Videla, cominciò a trascorrere periodi sempre più lunghi in Francia, dove morì nel 1992, all’età di ottantaquattro anni.

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La prima canzone che vi propongo, Los hermanos, esprime la sua vena più impegnata: ascoltatela interpretata prima da lui, poi da Mercedes Sosa, infine dall’immensa Elis Regina (che, notiamo, non cantava bene soltanto il samba).

I fratelli

Io ho tanti fratelli
Da non poterli contare
Nella valle, nella montagna
Nella pampa e nel mare

Tutti con il loro mestiere,
Con i loro sogni, tutti
Con la speranza davanti
E i ricordi alle spalle
Io ho tanti fratelli
Da non poterli contare

Gente dalle mani calde
Per l’amicizia
Con un pianto da piangere
Con una preghiera da pregare

Con un orizzonte aperto
Che sta sempre più in là
E la forza di cercarlo
Con tenacia e volontà

Quando sembra più vicino
È allora che si allontana di più
Io ho tanti fratelli
Da non poterli contare

E così continuiamo ad andare
Bruciati dalla solitudine
Ci perdiamo per il mondo
Torniamo a incontrarci

E così ci riconosciamo
Per il guardare lontano
Per i versi che mordiamo
Seme dell’immensità

E così continuiamo ad andare
Bruciati dalla solitudine
E in noi i nostri morti
Perché nessuno resti indietro

Io ho tanti fratelli
Da non poterli contare
E una sorella bellissima
Che si chiama libertà

Atahualpa

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La seconda canzone è Los ejes de mi carreta, di vena malinconica e popolare, che faccio seguire da una libera traduzione, realizzata da Vinicio Capossela per il disco del 2012 “Rebetiko Gymnastas”.

Gli assi del mio carro

Dato che non ingrasso gli assi
Mi chiamano abbandonato
Se mi piace che facciano rumore
Perché dovrei ingrassarli?

È troppo noioso
Seguire e seguire la traccia
Troppo lunga la strada
Senza nessuno che mi distragga

Non mi serve il silenzio
Non ho niente a cui pensare
Lo avevo, ma tanto tempo fa,
adesso non penso più</span

Gli assi del mio carro
non li ingrasserò mai

Atahualpa Yupanqui

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Infine, un brano strumentale, intitolato Danza de la paloma enamorada, per dimostrare la sua abilità di chitarrista. Nel video che vi propongo, lo stesso Atahualpa spiega come l’abbia composto per imitare il verso che una colomba emetteva durante la danza nuziale.

Buon ascolto.

Sergio Pasquandrea

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danza de la paloma enamorada

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P.S.: Nel caso qualcuno se lo stia chiedendo: sì, l’Atahualpa citato da Paolo Conte in Alle prese con una verde milonga (“finché Atahualpa o qualche altro dio / non ti dica: descansate niño, che continuo io”) è proprio lui, Atahualpa Yupanqui.

2 Comments

  1. Grande Atahualpa! “Los hermanos” è canzone attualissima, che parla di solidarietà senza retorica…ho tanti fratelli che non li posso contare e una sposa bellissima che si chiama Libertà…la inviamo a Salvini? Come diceva Paolo Conte, riferendosi a Athaualpa: “DESCANSATE NINO, CHE ADESSO CONTINUO IO…”.

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