Quaderni del Lazzaretto – Antonio Vittorio Guarino: Erotismo del limite e società pornografica

tariffario del bordello nel rione di cavana a trieste e di uno a torino (1930-1937)

 

Poco tempo fa a Torino si è tenuta l’inaugurazione del primo bordello in Italia con delle “sex dolls”, bambole in silicone che riproducono nei minimi dettagli anatomici il corpo femminile e maschile, messe a disposizione delle fantasie sessuali dei clienti. A quanto pare, prima ancora di essere inaugurato, il bordello avrebbe registrato un grande interesse, ricevendo molteplici richieste di prenotazione per usufruire del servizio. Non è, certo, nostra intenzione focalizzarci, stigmatizzandolo, sul caso torinese. Tuttavia non si può non cogliere in questa notizia un segno dei tempi, che, come tale, ci interroga e chiama ad una interpretazione.

In un’ epoca come la nostra, ipersessualizzata, assistiamo ad una riconfigurazione dei rapporti di forza tra le nozioni e le categorie inerenti alla sfera del sesso e del desiderio. Qui, in particolar modo, ci soffermeremo sulla relazione che intercorre tra limite, erotismo e pornografia, cercando di mostrare come il suo assetto, nella nostra società, si sia modificato.

C’è un filo che lega  inestricabilmente erotismo e senso morale, inteso quest’ultimo precisamente come morale del limite, non fosse altro che per la tensione generata dall’essere i due termini ciascuno al capo opposto, rispetto all’altro, della corda che li tiene insieme. Già Bataille nei suoi lavori sull’erotismo aveva sottolineato ad esempio la funzione paradossalmente erotica della religione, del divieto, del deterrente, considerati come inviti segreti alla trasgressione. «Ma la trasgressione – come precisa lo stesso Baitalle –  non è il “ritorno alla natura”: essa sospende il divieto senza eliminarlo. Qui si cela la molla dell’erotismo…» [Georges Bataille, L’erotismo, ES, 1991 Milano, p. 35].

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maison souquet- ex bordello hotel di lusso (parigi)

henri de toulouse lautrec- salon de la rue des moulins

maison tellier-  narrata da Maupassant nella copertina di una rivista satirica

moda- bordello lingerie apparso in vogue

prima immagine del  film su catwoman (2004)

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La trasgressione, cioè, non inficia il divieto, né vuole abbatterlo, perché una consapevole azione trasgressiva sa che il tutto si tiene su un preciso equilibrio tra i due poli.
Volendo forzare la lettura batailleana si potrebbe dire che l’erotismo del limite non sta propriamente nella sua capacità di stimolare continuamente in noi il desiderio di infrangerlo, ma piuttosto nel dirottare il nostro desiderio dall’oggetto verso ciò che si frappone al suo raggiungimento. E così, in verità, non si desidera di infrangere il limite, ma di infragersi fino allo sfinimento contro il limite.

L’erotismo dunque è intrinsecamente legato alla dimensione dell’impossibilità, dell’impotenza, della malattia e della morte. Nel gioco erotico non ci si apre all’infinito se non nella forma di un cattivo infinito, nella quale la finitezza è sempre più avvicinata, voluta e riprodotta ad libitum; non si cerca la prestanza o la prestazione, ma lo sdilinquimento, l’estenuazione. La cosiddetta tensione erotica, quindi, prima ancora che smagliante è smagliata, e si traduce nella volontà malinconica di perpetuare il fallimento, il momento in cui si manca il bersaglio (l’oggetto desiderato) e ci si scaglia contro le sbarre; è un voler sentire alla fine dello scatto che le nostre catene sono troppo corte.

L’erotismo sta nei ranghi, lavora dentro le morali, i divieti; la norma contiene l’abnorme; la forma il deforme. Lo sfondamento, per la sua hybris, non a caso è sempre pornografico. Ma cosa resta oggi dell’erotismo in una cultura che è sempre più “cultura dello sfondamento”, e in una morale sempre più pornografica? C’è uno spazio realmente erotico nelle nostre società?

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sex doll -bambola dei bordelli contemporanei 

una  prostituta vittoriana

cyber sex-sesso telematico

Cybersex

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Di certo sembra esserci stata nel tempo una inversione di ruoli e soprattutto di luoghi: il pornografico ha progressivamente conquistato il centro, la scena, mentre l’erotico è stato marginalizzato se non addirittura  posto fuori. Così all’erotico oggi si addice, più di quanto si addicesse ieri al pornografico, la qualifica di “osceno”. E letteralmente oscene sono la malattia, la morte e l’impotenza, basti pensare alle diverse strategie di neutralizzazione del limite e dei casi-limite (dalla edulcorazione alla sovraesposizione agli stimoli, arrivando infine alla normalizzazione) messe in atto attraverso i sistemi mediatici e informatici. A ben guardare, gli stessi algoritmi che dominano la nostra vita, le nostre comunicazioni, ridotti all’osso, non hanno, forse, per la loro dimensione meramente segnica, qualcosa di analogo alle copulazioni nude e crude, monotone, spogliate di qualsiasi veste simbolica riprodotte e riprese dai nostri smartphone, pc, tablet, iphone e cosi via?

All’erotico, come abbiamo visto, è proprio il concetto di limite, e limite è anche e soprattutto il corpo, lo scontro col corpo; nel pornografico assurto a cultura dominante, all’uso e all’abuso del corpo, alla sua ostentazione, corrisponde paradossalmente un processo di sostituzione, smaterializzazione e virtualizzazione dello stesso. Così si compie il capolavoro della morale, o meglio dei moralismi di tutti i tempi, e in particolare di questi ultimi: il grande nemico, il corpo, sta per essere sconfitto.

Concludendo con una battuta: dove non sono riusciti i santi, i monaci, ce l’hanno fatta le aziende che producono le bambole in silicone per il divertissement di alcuni e i siti che propongono una esperienza masturbatoria e virtuale del sesso.

 

Antonio Vittorio Guarino

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splendeurs et misères -immagini della prostituzione (1850-1910)- locandina mostra Musée d’Orsay (settembre 2015-gennaio2016)

 

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