PASSAGGI CON FIGURE- Elianda Cazzorla: Le parole del ’68. Desiderio

elianda cazzorla- pordenone legge 2018

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Pordenonelegge è un giro continuo di stanze, di posti da occupare, di voci da ascoltare, di visi da scoprire. Pordenonelegge è una corsa in strada, un sedersi sull’erba, sali e scendi per le scale di palazzi storici. Di qua di là, di su, di giù. Per incontrare gli autori. Pordenonelegge è un dentro fuori continuo.

Ma lì, nella Loggetta del Municipio, una nicchia nel tempo e nello spazio, all’inizio o alla fine del Corso, a seconda da dove si arriva, lì in quella nicchia c’è Poesia e sembra che tutto il vociare si dissolva, sembra che non ci sia più l’altro fuori di me ma l’altro è con me nella mia stessa ricerca di verità che solo Poesia può donare.

In quella Loggetta, su sedie da regista, accostate una all’altra, non in gran quantità, Poesia arriva danzando sulle note delle sue riflessioni, dei suoni, dei silenzi.

Evocata, declamata, attesa, multiforme nella voce, domenica ventitré settembre è giunta con il passo baldanzoso di Davide Rondoni che non ha letto nessuna sua poesia ma ci ha riempito l’anima di Desiderio. Come di Immaginazione, Laura Pugno, di Divieto Valerio Magrelli, di Gioventù Alba Donati, di Rivoluzione Guidi Mazzoni, di Realtà Maria Grazia Calandrone nell’ambito del progetto Le parole del ’68, in cui i poeti si sono confrontati con le parole chiave di cinquant’anni fa.

Sicuramente verrà realizzata una silloge, ma in attesa di quello che sarà, perché il progetto è nell’Arcipelago Treccani, riporto sotto forma di appunti quel che con febbrile concitazione ho trascritto sul Desiderio. Non volevo che nulla mi sfuggisse. Ma così non è stato. Sono appunti in libertà per qualche riflessione post festival.

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elianda cazzorla- pordenone legge 2018

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Desiderio é ciò che muove tutto e la curiosità è il desiderio naturale di conoscenza. Il bambino che gattona e non sa ancora camminare è l’emblema del desiderio di scoprire il mondo che è nel suo essere. Per rapportare il concetto all’ambito del 1968, riferisce Randoni, sono andato a leggere il libro di Gabutti: Cospiratori e poeti, editrice Neri Pozza. Il punto di partenza è un’espressione di Rimbaud: « Changer la vie ». Infatti la radice del desiderio è nel movimento, nel cambiamento da una forma di insoddisfazione ad una di soddisfazione. Una ricerca. Per l’operaio del 1968 voleva dire qualcosa, per lo studente qualcosa d’altro. Situazioni diverse, ma in entrambe è presente il cambiare. Compare nel ’68 un articolo su Le monde in cui si denuncia la Noia in cui vivono i francesi e la poesia di Boudelaire che apre I fiori del male afferma che il peggiore dei vizi è la Noia. Ed è proprio da lì che bisogna partire per capire la rivoluzione del sessantotto, ciò che si desiderava era un incremento della felicità personale. Il desiderio indica quella cosa pura che cambia la vita. Il desiderio è sempre puro, quando diventa passione ha in sé la sofferenza. Pensare che ogni istante ha il suo bivio, la sua necessità di scelta ci porta a ragionare con Ugo Spirito che già nel 1972 aveva intravisto la possibilità di un doppio presente nell’uso della tecnologia che può assicurare a tutti la possibilità di cambiare la vita. Posso affermare, continua Randoni, che la tecnologia ci permette una felicità a bassa risoluzione, a basso desiderio.  E di come il potere plasmi il significato delle parole. Se pensiamo alla parola: amici, in ambito tecnologico, possiamo capire che cosa possa essere diventato il significato originario di amicizia.

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elianda cazzorla- pordenone legge 2018

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Leggere la poesia di Mario Luzi, può aiutarci a ritrovare un altro significato:

Di che è mancanza questa mancanza,
cuore,
che a un tratto ne
sei pieno?
di che?
Rotta la diga
T’inonda e ti sommerge
La piena della tua indigenza…
Viene
Forse viene,
da oltre te
un richiamo
che ora perché agonizzi non ascolti.
Ma c’è, ne custodisce
Forza e canto
La musica perpetua ritornerà.
Sii calmo.
(da Sotto specie umana, Garzanti)

 

Il nostro cuore è pieno di una mancanza, in contro luce c’é Sant’Agostino.  Qualcosa che é pieno di vuoto. È il nostro cuore. Leopardi nel finale del Canto notturno del pastore errante smentisce la facilità della felicità:

 

Forse s’avess’io l’ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E’ funesto a chi nasce il dì natale. 

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elianda cazzorla- pordenone legge 2018

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La felicità dell’uomo è stata una delle ricerche fondamentali dell’umanità. La nostra felicità non ci basta. Il bivio del presente non ci soddisfa. Eppure oggi parlare di desiderio ha una risposta a bassa risoluzione.

Bauman dice che il desiderio erotico lasciato di per sé é diventato una forma di nevrosi. Non può essere isolato. Come se fosse un oggetto in sé. Va visto all’interno di un sentimento umano. E non vederlo nell’espressione di due esseri che s’ incontrano ha creato nevrosi. La liberazione sessuale non è andata nella giusta direzione.

Pavese è morto per desiderio. I dialoghi di Leucóci permettono di capire che gli incontri sono qualcosa di prodigioso. Il desiderio non si nutre di se stesso. Se non incontri un volto, se non incontri degli occhi, che incontrano i tuoi occhi, non può esserci fuoco. Il rischio é quello di accontentarsi… se crolla un ponte e dici é sfortuna… capisci che è solo un’epoca, la nostra, del paraculismo.

Come si fa a riaccendere il prodigio degli incontri? Come diceva Pavese
Ho sette poesie che ho scelto e vi invito a leggerle:

http://www.parcopoesia.it/tag/le-7-poesie-rondoni

E con la necessità dell’approfondimento cerchiamo la risposta per il nostro desiderio.

Elianda Cazzorla

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Riferimento in rete:

Le parole del ’68. Desiderio

 

 

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