LAURADEILIBRI- Laura Bertolotti: La ragazza con la Leica.

gerda taro- profughi di Malaga ad Almería( febbraio 1937)

gerda taro- davanti all’obitorio di Valencia (maggio 1937)

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Leggere un libro è sempre un’esperienza individuale che mette in gioco il sé e riscrive, di fatto, quanto scritto. Questa discrezionalità di interpretazione e giudizio non può essere ricondotta a un’unica versione, neanche se a testimoniarla è l’autore/autrice in persona o blasonate  voci critiche. Si chiama indipendenza del lettore, chi scrive e pubblica dovrebbe sapere che il suo libro va per il mondo, viene consegnato agli altri e può incontrare la comprensione e il favore di chi lo legge oppure no. Tutto questo discorso per introdurre un libro che mi ha sfavorevolmente stupita per aver vinto i Premi Strega e Bancarella, edizione 2018, La ragazza con la Leica.

Mi assumo la responsabilità di affermare che leggerlo non risulta piacevole e può definirsi anche arduo, perché la costruzione sembra inutilmente involuta. L’autrice, Helena Janeczek ha voluto inquadrare la storia di Gerda Taro, al secolo Gerda Pohorylles (1911 – 19379), secondo la memoria degli amici che, a diverso titolo, le sono stati vicino e l’hanno amata. Tuttavia, il contesto  geografico di provenienza dei personaggi, e quello storico in cui si muovono, ampiamente descritti, crea un affresco del ventesimo secolo, nel periodo tra le due guerre, complicato dallo svolgersi dei destini individuali,  dalle scelte politiche, di necessità e affettive compiute fino a far perdere il senso della narrazione e smarrire la vicenda personale della protagonista. Quello che manca, in questo coro prevalentemente maschile di amici e amanti, mi dispiace sottolinearlo, è proprio la voce di Gerda. Capisco la scelta dell’autrice, però non l’approvo, e romanzando per romanzare, avrei preferito cogliere il piglio di questa giovane donna, anticonformista e tuttavia rimasta a lungo nell’ombra del più celebre Robert Capa, suo compagno per un periodo della vita, al cui nome viene indissolubilmente legata, anche ingiustamente, a mio parere. Gerda si innamora di Endre Friedman,  comunista ed ebreo, e nasce quel fortunato sodalizio che li porta alla notorietà come studio Capa-Taro, marchio inventato da loro due per “americanizzare” lo studio fotografico e poter accedere a importanti commesse di lavoro. Che spreco, l’appiattimento sulla figura di uno dei suoi compagni, per una donna giovane, vitale, determinata e bella come Gerda, che arriva a Parigi, lei nativa di Stoccarda, di famiglia ebrea polacca, con una buona conoscenza del francese, un particolare savoir faire e  l’indipendenza economica. Nel variegato gruppo di esuli che frequenta, infatti:

«È l’unica tra loro arrivata a Parigi con un mestiere in tasca, si era tenuta a galla con la macchina da scrivere. Finché le sue dita ormai lievemente incallite nei polpastrelli (ma forse Gerda esagerava) non avevano abbracciato il corpo compatto di una macchina fotografica» (pag.37).

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robert capa-gerda taro a cordoba

 gerda taro e robert capa

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Il  rapporto con Capa è funestato dall’atteggiamento libertino di lui, e mentre questi segue a Parigi i rapporti con le loro agenzie,  Gerda parte per la Spagna dove realizza il suo importante reportage nella battaglia di Brunete, vicino a Madrid, luglio 1937. Proprio al ritorno dal fronte rimane vittima di un incidente, su cui non è mai stata fatta piena chiarezza. Muore a ventisette anni e il suo corpo è trasportato a Parigi,  compianta da una folla e sepolta al Père Lachaise. La fine del loro rapporto non impedì a Capa di utilizzare le foto di Gerda, anche dopo la sua morte, fino a creare notevoli dubbi sulle rispettive attribuzioni.

Francamente mi aspettavo di più da questo libro, dopotutto la vita e le fotografie di Gerda[1] sono oggetto di studio da un po’ di tempo, e mi pare riduttivo vederla ricordare come «quella ragazza» che ama «scherzare e flirtare anche con gli altri» (pag.327), come se a descriverla fosse uno sguardo maschile e misogino. Il  lodevole sforzo di documentazione di Helena Janeczek non ha prodotto, a mio parere, la magia di catturare l’essenza della figura di Gerda Taro che rimane una fotografia sbiadita e soffocata dal vorticoso succedersi di storie a incastro del romanzo.

Laura Bertolotti

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NOTE AL TESTO
[1] Gerda Taro
, Daria Angeli, in Leggere Donna n° 174, Luciana Tufani Editrice.

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Helena JaneczekLa ragazza con la Leica- Guanda 2017

 

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