HOMO FABER. Manichini e cappellai- Adriana Ferrarini

 stephen jones- water splash

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Manichini. Dall’olandese manneken, piccolo uomo. Manichini intorno a una piscina coperta abbandonata, con il trampolino rosso e vetrate che danno sull’azzurro della laguna, da un lato, e, dall’altro, su un giardino dove dipladenie con fiori gialli e bianchi e fucsia si intrecciano a formare pergole. Sono a “Fashion inside and out”, la sezione curata da Judith Clark all’interno di Homo Faber, la “prima grande esposizione dedicata alla maestria artigiana di tutta Europa”. La mostra, organizzata dalla Michelangelo Foundation, fondazione internazionale che si propone di preservare e valorizzare i mestieri d’arte, espone oggetti di una bellezza straordinaria, ceramiche, vetri, mosaici, argenti che non sembra nemmeno possibile siano nati da semplici mani umane. Solo due piccoli esempi.

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 adi torch-  talk to me (regno unito)

 sandra davolio- ceramica (italia)

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C’è da perderci gli occhi. Ma torniamo all’interno della piscina. Attorno al perimetro della vasca e anche al suo interno, su una pedana quadrata di legno, sono in mostra capi d’abbigliamento di stilisti noti, da Elsa Schiaparelli a John Galliano, da Dolce e Gabbana a Karl Lagerfeld. A terra, un cartellino vergato a mano con una grafia dal sapore antico, prima ancora del nome dello stilista, dice i materiali, il numero di perline cucite sulla tela, oppure il numero di nodi di un ricamo tappezzeria, o la manifattura da cui è uscito un tessuto o un paio di scarpe. Perché qui quello che conta non è tanto il grande nome che tutti conoscono, ma le mani invisibili delle infilatrici di perle, delle ricamatrici, delle trecciaiole, dei calzolai, di tutti coloro insomma che con il paziente e preciso lavoro delle loro mani hanno fatto sì che i disegni dei creatori di moda di prendessero forma e volume,  diventassero reali.

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  elsa schiaparelli- abito “giardino delle delizie terrestri” (particolare tessuto e più in basso il cartellino espositivo)

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Quello che conta, qui, è l’invisibile che dà corpo al visibile. I manichini appunto. Che in questa esposizione scenografica giocano il ruolo di protagonisti.

Sono manichini che assomigliano di più a quelli da belle arti, con braccia e gambe snodabili, che a quelli si vedevano un tempo nei negozi, con parrucche finte, occhi truccati, il viso da Barbie o da Big Jim. Questi manichini non hanno nessuna pretesa di verosimiglianza, sono invece enigmatici, astrali. Hanno qualcosa di vagamente inquietante, tipo i diligenti e spietati robot di I, robot, di asimoviana memoria. Tutti bianchi, eterei, hanno tratti del volto che  affiorano appena, in un delicato gioco di chiaroscuro e la giuntura che passa a metà esatta del volto ne denuncia chiaramente l’artificio. Il busto e la testa sono rivestiti da una candida maglia aderente in calicò, gli arti invece sono di legno.

Si chiamano Schläppi 2000 e sono prodotti da una straordinaria azienda italiana, la Bonaveri, nata negli anni 50 a Cento, in provincia di Ferrara, grazie all’estro creativo di un giovane appassionato e originale creatore di maschere di cartapesta per i carri allegorici delle sfilate, che pensò di fare di quelle sagome il suo mestiere. (Consiglio vivamente di visitare il sito dell’azienda, per l’interessante storia, oltre che per le splendide immagini).

Ma l’effetto più spettacolare è raggiunto dalle tre nuotatrici, tre manichini disposti come  se stessero nuotando, la testa avvolta da una pellicola vetrosa che si increspa e si innalza e si allarga a raggiera intorno a loro. Sembra di sentire il silenzio che precede il tuffo dei nuotatori e subito dopo il tonfo  e lo scrosciare ritmato e limpido dell’acqua che si fende davanti alle loro teste e si alza a spruzzo attorno ai loro corpi, guardando a queste esplosioni d’acqua cristallizzate nel tempo.

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 stephen jones- water splash

cappello matassa di cotone per macchine da cucire

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“Water splash” è l’invenzione di Stephen Jones, il più grande creatore di cappelli di questi decenni, filiazione diretta del Cappellaio Matto di Alice, che inventa  i cappelli favolosi da Paese delle Meraviglie: uccelliere, spirali, rami fioriti, raggiere, teste di coniglio, orecchie di elefante, tavolozze, tutto nelle sue mani riesce ad appollaiarsi e far nido in testa. Perfino un rocchetto che assume dimensioni spropositate e diventa un piccolo cilindro messo storto, come il cappello esposto in questa mostra. Divertimento puro.

Certo, una parte di me, di fronte a queste mirabolanti creazioni, non riesce a evitare di pensare al “ e a scacciare quindi il senso di un mondo beato nel suo tramonto. Ma questo è tutto un altro discorso.  Per questa volta, divertissement! Con buona pace del grande Pascal.

Adriana Ferrarini

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homo faber- mostra venezia 2018, fondazione cini

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RIFERIMENTI IN RETE:

https://www.homofaberevent.com/en

https://www.homofaberevent.com/

https://bonaveri.com/

https://bonaveri.com/fashion-inside-and-out-judith-clarks-exhibition-of-craft-at-homo-faber-in-venice/

http://www.stephenjonesmillinery.com/

Sulla storia dei manichini:

https://www.centromanichini.com/curiosita_manichini_letteratura_musica_storia_humor_notizie_cinema.php

http://www.hopesandfears.com/hopes/city/fashion/213389-history-of-mannequins  (questo sito è il più ricco di informazioni sulla storia dei manichini)

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