ISTANTANEE- Alex Ragazzini: Gli occhi stupiti di Gianni D’Elia

donghai xia
 

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Se alla vita si accompagna la perdita della visione di meraviglia, nasce un comportamento, una mancanza, in cui pagano tutti gli individui, e nel contempo la collettività. E a suturare, la poesia, e che i versi possano essere un modo preferenziale di comunicazione tra fare e sentire, proprio in quanto in grado di legare vissuto e percepito, lo conferma il filo che lega questa raccolta di Gianni D’Elia: Fiori del Mare, già dalla Sala dei primi fiori tra i versi del testo Recherche: «Ah, se il ricordo di una certa immagine/ non è che il rimpianto d’un certo istante,» «questa ricerca della nostra vita/ sta tra l’ombra sconvolta e la stupita?…».
Proporre la lettura di questo nuovo consistente volume di versi, così amplio per tematiche e strutture, seguendo il percorso della meravigliosa stratificazione del senso dei testi, consente la possibilità di ritrovarsi ancora «gli occhi stupiti sopra la città», chiosando uno dei più importanti versi d’esordio del 1980 di Gianni D’Elia. Questo per chiarire che le stratificazioni antropologiche e sociologiche, collettive, che sono alla base della poetica di D’Elia, ed in particolare de i Fiori del Mare con i suoi capitoli centrali che coinvolgono Pesaro, ma più l’intero Adriatico, l’Italia, emergono via via quanto più vengano avvicinati con un occhio pronto a scoprire quanto già si credeva di conoscere «E il mare l’ho visto da ogni parte.».
E non per nulla il parlare di stratificazioni di eventi personali e collettivi, stratificazioni geologiche: la rovina del crollo della Pesaro antica inabissatasi in Adriatico, l’onda che porta la sofferenza del Mediterraneo.
Eppure tali forze destabilizzanti sono controbilanciate con la forza ancorante di un bambino che impara la bella concretezza delle cose in Fiat Lux, o anche dove «Cogliamo per le strade tutto il coro/ di ciò che non s’assorbe e dà colore,/ e nel barbaglio resistente al molo/ lucente in pieghe e spilli dell’ardore».
Emerge un canzoniere che, conscio dei riferimenti di Saba e Baudelaire, vive provocando una espansione dal privato al collettivo, e viceversa, consentendo di percepire quel movimento che D’Elia ha come cifra personale. Il doppio, tra edonismo umano e consapevolezza morale, che tra i vari testi ci accompagna, non ha nulla dell’invenzione, ma tutto della scoperta di ciò che già si conosce, che gioca con regole attese eppure sempre capaci di farsi dimenticare o quantomeno velare, nelle zone oscure. La natura delle stratificazioni della coscienza umana ci permette la riscoperta del comportamento umano personale e collettivo, per andare oltre questo, e questa funzione propulsiva e propositiva per il futuro, è connaturata alla poesia stessa, al canto:

– La vita, niente di più,
niente di meno,
come ribatte al ritmo
il nostro remo?…
– Oh, nessuna parola
di nessuno,
solo l’Ignoto incontro
al nuoto d’ognuno?…
– Nostro guscio mortale,
Madre antica,
qui risuona il mistero
al tuo profumo…
– Eterno è questo Sole
che arde e invita
a cuocere, a occhi chiusi,
il viso al bene…
– Forse saremo il nulla,
che a Dio guida,
voce che migra,
lume di falene…
– Icari alti
sopra il Rancore,
se non ci scioglie il mondo,
ma il Bagliore…

da  Fiori del Mare, Gianni D’elia

 

Alex Ragazzini

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Gianni D’Elia, Fiori del Mare- Giulio Einaudi Editore 2015

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