ISTANTANEE- Alessia Bronico: Maestoso è l’abbandono di Maestoso è l’abbandono

egidijus rudinskas

 

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<< Sono stata appostata in macchina tutta la notte, ho cantato le canzoni che trasmettevano alla radio bevendo quasi per intero una confezione di campari. Ne ho bevuti sei, tutti caldi. Al quarto ho scritto «Non verrò per un po’», seguito da «Questo è un addio» e «Non ci vedremo mai più», ho lasciato un biglietto sullo zerbino e sono rimasta a guardare per molto tempo la porta chiusa per sempre, se mi riuscirà. Non ci sei più. Ho aspettato a lungo che smettessi di sbagliare, poi un giorno, verso le cinque e trentadue, me ne sono andata. La tristezza scavalca lobo frontale, polmoni, teoria del linguaggio, la Cosa, das Ding, e mi allaga la vista>>

 

È magico, mistico, sorprendentemente tangibile e impalpabile al contempo: non siamo così, esseri di carne che contengono soffi di vita connessi all’universo? Questo è stato il mio primo pensiero su “Maestoso è l’abbandono” di Sara Gamberini.
Da qui parto, da una considerazione che in privato avevo condiviso con un altro lettore. Questo è un romanzo che ha la caratteristica di un piccolo amuleto, un vademecum per chi si ostina ad amare. Un romanzo dal linguaggio poetico che delinea la protagonista e tutti coloro che le sono attorno. Maria è la narratrice, lei ci conduce tra gli eventi presenti e passati e in essi ci immerge. L’uso di questo linguaggio luminoso e intenso travolge chi legge in una dimensione apparentemente non terrena, può capitare di sentirsi trasportati altrove, in assenza di tempo. In realtà in “Maestoso è l’abbandono” gli eventi si susseguono e sono lineari, umani, così tanto umani da coinvolgere e coinvolgerci tutti, uomini e donne. È nella dimensione onirica, nei piccoli riti, nell’ascolto indiscriminato degli oggetti e della natura, nella cura, che la protagonista riesce a sopportare l’abbandono, riesce a procedere nella vita. Maestoso è il romanzo della Gamberini perché ci ricorda ciò che sappiamo già da bambini: possiamo esistere anche tra il visibile e l’invisibile; possiamo esistere tra gli amori anche se siamo cresciuti nel non-amore: «Ci sono gli amori che hanno a che fare con i percorsi, quelli che hanno a che fare con la solitudine e quelli che non servono a niente, gli amori altissimi». Ci ricorda che per abbandonare un dolore è necessario viverlo, accoglierlo, predisporsi alla più grande magia di tutte: il destino.
Sara Gamberini si muove controcorrente. In opposizione a chi ci vuole troppi rigidi e concreti, mai in ascolto, semplicemente, di noi stessi, annota:
<<Sono cresciuta piena di buone maniere e di poesia, ma non abbastanza forte per non sentire l’orrore di questa vita, per non provare paura. I materialisti mi distraggono dai frammenti di luce. Migliorano l’esistenza, misurano coincidenze, schematizzano gli eventi accidentali e così facendo offuscano la delicatezza dei fenomeni incomprensibili.>>

Alessia Bronico

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Sara Gamberini, Maestoso è l’abbandono– Hacca Edizioni  2018

NOTE SULL’AUTRICE

Sara Gamberini, vive a Verona. Ha lavorato in alcune strutture psichiatriche e poi ha collaborato con alcune case editrici nella valutazione di manoscritti. “Maestoso è l’abbandono” è il suo primo romanzo.

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