APRIRSI AL CAMMINO – Lucia Guidorizzi: viaggio verso Santiago di Compostela- capitolo I

lucia guidorizzi- bercianos del real camino

.

Habentibus symbolum facile est transitus

C’è un tempo oscuro e lunghissimo
Il tempo della gestazione
In cui nulla sembra accadere
Mentre gli eventi si preparano
Per venire alla luce

Tutto sembra immobile
Eppure nascostamente l’intenzione
Cresce senza fare rumore

Poi quando giunge il momento
Quando si è chiamati
Ogni ostacolo si appiana
Ogni esitazione si dilegua
E ci si apre alla gioia del Cammino

Da “Pietra Esile”, Supernova 2017

.

Quando ho cominciato a desiderare di mettermi in Cammino per Santiago di Compostela? Tantissimo tempo fa, dopo aver visto lo splendido quanto enigmatico film di Luis Bunuel “La Via Lattea” che racconta le avventure di due vagabondi-pellegrini, Pierre e Jean, che attraversano a piedi la Francia e la Spagna percorrendo il Cammino di Santiago. La vicenda si snoda al di fuori delle categorie spazio-temporali ed è un’occasione per produrre importanti riflessioni sul sacro e sulla storia del Cristianesimo (eresie comprese).
Questo film aveva esercitato su di me una grandissima attrazione e mi ero ripromessa che prima o poi anch’io mi sarei diretta in pellegrinaggio verso Santiago di Compostela.
Poi, all’Università, studiando Storia Medievale e le antiche vie percorse dai pellegrini, questo desiderio si è rinnovato, fino al momento in cui, intorno ai venticinque anni, ho cercato di realizzare in parte questo sogno in occasione di un viaggio in automobile attraverso la Spagna. Avevo iniziato a toccare alcune delle tappe che caratterizzano il Cammino tra Francia e Spagna, ma poi, la persona che era con me mi propose di andare verso Sud, in Andalusia, e visitai Cordova, Granada, Siviglia. Fu un bellissimo viaggio, ma fu un’altra cosa.
Per molti anni continuai a sentirmi come una freccia che aveva mancato il bersaglio e che continuava ad andare verso altre direzioni.
Eppure, dentro di me, la fiamma di questo desiderio, mai sopito, cresceva, sentivo che prima o poi avrei compiuto questa esperienza.
Gli anni passavano e non accadeva nulla.
Col tempo però si giunge in un territorio dell’esistenza in cui si comincia a comprendere che certe attese non vanno più dilazionate, che gran parte di quanto ci accade dipende dalla nostra intenzione e motivazione, che i desideri non devono diventare rimpianti, ma prendere corpo e sostanza, realizzandosi.
Era giunta per me l’ora di mettermi in Cammino, ma il Cammino faceva già parte di me.
Inutile raccontare quanti segni, quante chiamate ineludibili ho ricevuto in quel periodo e quanta energia mi ha dato l’essere approdata a questa decisione.
(Non dimentichiamo che “decisione” deriva dal verbo latino “decidere” composto di “de” e “caedere” tagliare, tagliar via, risolvere, stabilire, fissare.)
Dopo aver troncato così ogni indugio, cominciava la parte preliminare del viaggio, caratterizzata dalle reazioni dell’ambiente circostante alla notizia che mi sarei messa in cammino.
E’ sempre interessante osservare in occasione delle scelte importanti della nostra vita, le reazioni delle persone intorno a noi: poche, anzi pochissime ci sosterranno e comprenderanno appieno il senso di quello che facciamo. Ci sarà la tendenza a generalizzare, banalizzare, deridere, svilire, problematizzare quanto per noi è importante, prezioso e significativo. Ci sarà qualcuno che dice “Vengo anch’io!” ma tu sai già che quel viaggio lo vuoi fare rigorosamente da sola.
Perchè è un appuntamento con te stessa a cui manchi da tanto, troppo tempo.
Perché non hai voglia di sentirti intruppata in situazioni che conosci già.
Perché non è solo un viaggio dei piedi, ma anche della mente e del cuore.
Qual è il motivo di questa chiamata? Cosa ci induce a metterci per strada, a farci percorrere dai venti ai quaranta chilometri al giorno con uno zaino in spalla sotto il sole rovente, sotto la pioggia più persistente, esposti ad ogni genere di intemperie in terre sconosciute quando si potrebbe andare in luoghi molto più comodi ed accoglienti?
Non tutti sentono questa chiamata, non tutti desiderano questo genere di cose.
Eppure, nel DNA di alcune persone e certamente in quello dei pellegrini che ho conosciuto, c’è questo richiamo ancestrale che diviene una necessità vera e propria, che forse risale alle popolazioni preistoriche dei cacciatori-raccoglitori che si spostavano, coprendo considerevoli distanze, per procacciarsi il cibo, ma anche per venire in contatto con situazioni , luoghi e individui coi quali sarebbe stato impossibile entrare in contatto se fossero rimasti fermi.
Motivi religiosi?
L’Apostolo Jago, nella Spagna della Reconquista, assume l’appellativo di Matamoros, adombrando i tratti di un cavaliere sanguinario in groppa ad un cavallo bianco, sotto il quale stanno le teste mozzate dei Mori che ha ucciso in battaglia.
A Compostela, nella stessa cattedrale di Santiago, c’è una statua che lo rappresenta in questo aspetto, anche se le ultime istanze “politically correct” tendono a nascondere le figure dei Mori uccisi sotto una profluvie di fiori.

.

lucia guidorizzi-  santiago matamoros (cattedrale compostela)

.
Viaggiando, ho avuto modo di vedere come le caratteristiche dell’Apostolo si adattino ai diversi luoghi in cui si doveva affermare il trionfo della fede cristiana: in Perù Santiago è Mataincas, a Cuba è Mataindios.
Ma di cosa ci scandalizziamo? Re e Imperatori furono sterminatori inflessibili dei popoli che avevano assoggettato e allora perché i Santi dovrebbero essere da meno?
Il Santiago che amo però è un altro, quello armato di mantello, bisaccia, bordone e cappello sul quale sta affissa la Vieira o Cappasanta, la conchiglia che i pellegrini raccoglievano sulle spiagge di Finisterre, per attestare l’avvenuto pellegrinaggio.
Il Santiago che amo è più simile ad un sadhu indù in versione occidentale. E’ il Santo viandante, eremita, che attraversa impavido terre solitarie e selvagge.
E’ questo il Santiago che parla alla mia immaginazione, quello con il quale mi sento in consonanza.
Oppure sono motivi di carattere spirituale, di ricerca personale che ci inducono a partire? Ogni risposta che si può dare risulta riduttiva ed inadeguata davanti alla complessità di motivazioni che induce ogni individuo a pervenire a questo genere di scelta. Spesso rimane un mistero. Forse l’unica risposta accettabile per quanti si decidono a compiere questo passo è
“Il desiderio di mettersi in Cammino.”

La via che conduce a Compostela e poi fino a Muxia e a Finisterre, sulle rive dell’Oceano, è una via antichissima, giungere agli estremi confini dell’Occidente significava percorrere la via oscura dei morti, compiere un rito iniziatico di rigenerazione.
Antichissime vie conducevano in Galizia, nel megalitico, in età romana, nel medioevo.
La via verso la terra dei morti fu aperta 30.000 anni fa da ondate di camminati che seguivano le stelle e questo richiamo continua ad essere vivo ed operante anche oggi.

Lucia Guidorizzi

.

lucia guidorizzi- mesetas

 

.

Riferimento in rete
https://www.youtube.com/watch?v=V8oF6RuLfYM

2 Comments

  1. Ho fatto il Camino nel 2010, sono arrivata fino a Leon da Saint Jean. Sono partita spinta dal desiderio di farlo senza sapere che cosa effettivamente mi muoveva e che cosa mi aspettavo di conquistare. L’ho saputo camminando.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.